Due le ipotesi di reato attualmente esaminate dalla Procura di Ferrara: diffamazione aggravata e violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ai suoi singoli membri. È per queste accuse che il sindaco Alan Fabbri risulta iscritto nel registro degli indagati, a seguito della denuncia presentata lo scorso 27 maggio presso gli uffici della Questura dall’avvocato e consigliere comunale di minoranza Fabio Anselmo, indicato come persona offesa nel fascicolo aperto dal pm Stefano Longhi.
Il procedimento ha origine da quanto avvenuto durante la seduta del Consiglio comunale in cui maggioranza e opposizione erano chiamate a discutere la mozione di sfiducia presentata dallo stesso Fabio Anselmo nei confronti del sindaco Alan Fabbri. La mozione era stata depositata dopo l’incidente stradale del 4 maggio, avvenuto a Sermide, in provincia di Mantova, che aveva coinvolto il primo cittadino mentre si trovava a bordo dell’auto guidata dall’ex assessora Francesca Savini.
A seguito di quel sinistro, Savini era risultata positiva all’alcoltest con un tasso superiore a 1,5 grammi per litro di sangue. Per questo motivo era stata denunciata per guida in stato di ebbrezza, con conseguente ritiro della patente, e aveva presentato le proprie dimissioni.
Tuttavia, non si è mai svolta una vera e propria discussione.
Dopo aver risposto al question time presentato dalla consigliera Marzia Marchi, che richiedeva chiarimenti riguardo allo stesso incidente stradale, il sindaco aveva lasciato l’aula. Prima di uscire, però, aveva posato sui banchi dell’opposizione quello che sembrava un semplice foglio. In realtà, si trattava della stampa di un lancio dell’agenzia Ansa riguardante la vicenda giudiziaria che nel 2021 aveva coinvolto il figlio dell’avvocato Anselmo, arrestato con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
Un gesto che Anselmo ha considerato lesivo della propria reputazione e che ha poi portato alla denuncia culminata nell’iscrizione del sindaco nel registro degli indagati. L’avvocato ha definito quell’episodio un atto “intimidatorio” che “disturba le mie funzioni”, aggiungendo: “Non può essere altro. È stato lasciato qui, tra i banchi in cui io dovrò discutere a fine seduta della mozione di sfiducia al sindaco”. Subito dopo aveva lasciato l’aula per recarsi a piedi agli uffici della Questura e denunciare.
“Hai scelto di colpire un figlio per cercare di colpire un padre. Forse avrei dovuto aspettarmelo” aveva poi dichiarato Anselmo rivolgendosi direttamente a Fabbri. “Io faccio processi contro la camorra e davvero pensate che un atto del genere possa intimidirmi? Questo è un tentativo goffo e miserabile di ostacolare le mie funzioni di consigliere comunale, di “scassa cazzo” rispetto a tutto ciò che vorreste vedere passare inosservato, sussurrato nei corridoi, lontano dagli occhi dei cittadini. Mi addolora profondamente quanto accaduto. Sono affranto per mio figlio, perché ha diritto all’oblio e invece quel diritto gli viene negato per il cognome che porta” aveva affermato con amarezza.
A distanza, sui propri social, Fabbri aveva risposto che già nel 2021 avrebbe potuto – e non l’ha fatto – “sfruttare una notizia personale con risvolti politici”. “Mi è stato nuovamente suggerito di tirare fuori l’argomento. Avrei potuto farlo in risposta alle domande dell’opposizione riguardo all’incidente e invece ho preferito evitare, rispondendo puntualmente nel merito” aveva continuato, ma “prima di uscire dall’aula ho lasciato sui banchi dell’opposizione quell’articolo di giornale sull’arresto per droga del figlio di Anselmo. Che non ho voluto menzionare pubblicamente, neanche questa volta”.
“A quel punto – aveva aggiunto – il consigliere Anselmo, dopo aver letto il titolo, ha deciso di alzarsi e lasciare l’aula, annunciando un’azione legale nei miei confronti. Questo gesto l’ho fatto solo per ricordare all’opposizione, e in particolare al consigliere Anselmo, quanto i fatti personali, specialmente in politica, possano far male. Proprio a lui che, poche ore dopo la notizia dell’incidente, si è subito precipitato a chiedere le mie dimissioni, facendo anche gravi illazioni“.
E aveva rincarato la dose: “Nei suoi interventi ha chiesto come mai non mi fossi accorto, quel giorno, che l’assessore non fosse in grado di guidare. Quindi, allo stesso modo, è lecito chiedersi, come mai lui, da padre, non si fosse mai accorto di avere un figlio con frequentazioni e comportamenti discutibili (in realtà, una prima versione del post, poi modificata, diceva “di avere un figlio spacciatore“, ndr) visto che fu sorpreso con una quantità considerevole di hashish”.
“Probabilmente e comprensibilmente ferito, Anselmo ha deciso in autonomia di esternare a tutta l’assemblea il contenuto dell’articolo, che altrimenti sarebbe passato inosservato. Perché quando si decide di trasformare il dolore e le vicende personali in strumenti di lotta politica, bisognerebbe ricordarsi che quella lama può ferire chiunque” aveva concluso Fabbri.
A seguito della denuncia di Anselmo, la Digos ha immediatamente avviato le indagini ascoltando, in prima battuta, i consiglieri Matteo Proto, Enrico Segala e Davide Nanni. I tre erano tra i testimoni indicati da Anselmo poiché occupano le postazioni più vicine al punto in cui il sindaco aveva lasciato il foglio contestato. A loro era stato chiesto di ricostruire nel dettaglio la sequenza dei fatti, così da contribuire all’attività investigativa avviata dagli inquirenti per fare chiarezza su quanto accaduto.
Ora la notizia dell’iscrizione di Fabbri nel registro degli indagati.