Si è conclusa senza risultati concreti l’inchiesta per minacce scaturita dalla denuncia dell’assessora Cristina Coletti, dopo che – il 6 settembre scorso – aveva scoperto alcune barchette con la scritta “FreePalestine” sul cancello e nella buchetta della sua abitazione.
Il gip Giovanni Solinas del tribunale di Ferrara ha infatti accolto la richiesta della Procura, procedendo all’archiviazione del fascicolo di indagine aperto contro ignoti.
Dopo la scoperta, Coletti ha denunciato l’episodio alla polizia di Stato, descrivendolo come un evento che andava “oltre il dissenso democratico, volto a compromettere il clima di serenità che caratterizza una famiglia”. “Violando la mia sfera personale, colpendo anche la mia vita familiare, è un atto vile e inaccettabile, specialmente se perpetrato da ignoti” ha aggiunto. Annunciando l’intenzione di coinvolgere le autorità, l’assessora ha proseguito: “Questo gesto rappresenta una grave violazione della vita privata poiché non attacca il mio ruolo istituzionale, ma invade direttamente la sfera personale e familiare. È inaccettabile che il dissenso possa compromettere la serenità di una famiglia nella propria casa. Questo fatto genera una destabilizzazione pericolosa, che spero non induca altre persone a emulare”.
All’epoca dei fatti, la reazione dell’assessora ha ricevuto la solidarietà bipartisan di esponenti della Lega e della capogruppo Anna Zonari de La Comune di Ferrara. I primi hanno definito l’episodio un “blitz” che ha “violato la privacy” dell’assessora, mentre la seconda ha inizialmente descritto il gesto come “vile e intimidatorio”, per poi fare dietrofront.
In realtà, poche ore dopo la notizia, la situazione è stata ridimensionata dal racconto dei genitori di quattro ragazze di 13 e 14 anni, autrici di quel gesto. Un atto nato “in risposta all’appello nazionale e trasversale a sostenere la missione umanitaria della Global Sumud Flotilla” che prevedeva la creazione di barchette di carta. “Anche le nostre figlie – hanno spiegato – hanno realizzato e colorato barchette che poi hanno lasciato nei pressi di scuole e luoghi pubblici. Sono state posizionate in modo casuale in luoghi visibili ai passanti, anche su alcuni cancelli di abitazioni e in alcune buchette private, proprio per attirare attenzione e – nelle loro intenzioni – stimolare una riflessione su quanto sta accadendo in Palestina”.
Secondo i genitori, quindi, l’abitazione di Coletti non era mai stata considerata un obiettivo, ma sarebbe finita tra le abitazioni “addobbate” con le barchette in modo del tutto casuale. “Di certo non si è trattato di un blitz e l’intento non era quello di disturbare la tranquillità familiare di nessuno” hanno affermato. Poi la conclusione: “Ci dispiace che un gesto innocuo, ma compiuto con autentico slancio da giovani donne che si avvicinano all’impegno civile, sia stato frainteso e presumibilmente attribuito ad altre persone e ad altre intenzioni, generando reazioni molto distanti da quelle che le ragazze si aspettavano”.
La Procura di Ferrara ha richiesto l’archiviazione anche per un’altra denuncia per minacce presentata da Coletti. La questione riguarda alcuni volantini affissi in città dai collettivi Ferrara Transfemminista e Out!*, che avevano accusato l’assessora di misgendering per aver utilizzato, durante la risposta a un question time in Consiglio comunale, il genere maschile riferendosi a una detenuta transgender che aveva denunciato un presunto stupro di gruppo nel carcere di via Arginone. Due persone erano state indagate per i volantini con l’ipotesi di reato di minacce. Su questo filone d’indagine, l’assessora, tramite il proprio avvocato, ha presentato opposizione alla richiesta di archiviazione, attualmente pendente davanti al gip.
In merito all’archiviazione del fascicolo riguardante le barchette, l’avvocato Giacomo Forlani, legale dell’assessora, commenta: “Le indagini hanno accertato che si trattava di ragazze minorenni, pertanto non è stata considerata alcuna forma di intimidazione in concreto, sebbene astrattamente avrebbe potuto essere, tenuto conto che solo l’abitazione dell’assessore Coletti ha ricevuto quel simbolo infilato nel cancello e le numerose foto scattate all’abitazione dopo il gesto compiuto”.
Diversa è la posizione riguardo al procedimento relativo ai volantini, per cui Forlani sostiene che “il presupposto della richiesta di archiviazione appare fuorviante, in quanto implicherebbe l’avvenuto misgendering da parte dell’assessora Coletti durante la risposta al question time, circostanza fermamente contestata con l’opposizione. Nessuna frase di misgendering – conclude – è stata infatti pronunciata durante l’intervento dell’assessora, che si è limitata a leggere la nota ricevuta dalla direzione del carcere”.