Causò il panico tra Rovigo e Ferrara. Condannato a tre anni e mezzo per l’incidente in via Padova.

Causò il panico tra Rovigo e Ferrara. Condannato a tre anni e mezzo per l'incidente in via Padova. 1

Doppia evasione, una prima e l’altra successiva all’arresto, furto in abitazione e uso improprio di strumenti di pagamento non in contante. Inoltre, tentata rapina e resistenza a pubblico ufficiale. Queste sono le accuse per cui, in abbreviato, il gup Carlo Negri del tribunale di Rovigo ha inflitto una condanna di 3 anni, 6 mesi e 20 giorni nei confronti del 27enne ferrarese che, il 24 settembre scorso, aveva seminato il terrore tra le province di Rovigo e Ferrara, dando vita a un inseguimento spericolato lungo via Padova terminato con il suo arresto da parte della polizia di Stato.

Tornando indietro, tutto era iniziato quando il 27enne, già agli arresti domiciliari per una condanna per furto in abitazione, il 24 settembre, aveva lasciato la sua residenza a Taglio di Po, in provincia di Rovigo, dopo aver avvisato l’ex compagna che si sarebbe recato da lei, a Ferrara, con l’intento di ucciderla. Per raggiungerla, secondo l’accusa, aveva fatto irruzione nell’abitazione di un 71enne, sottraendogli le chiavi di una Fiat Croma lasciate sul tavolo della cucina.

Non soddisfatto, approfittando della situazione, l’imputato aveva anche preso un mazzo di chiavi dell’abitazione e uno dei cancelli d’ingresso, oltre a un borsello contenente un portafoglio con i documenti dell’anziano, una carta di credito prepagata Postepay Evolution, una carta libretto delle Poste Italiane e 65 euro in contante. Poi aveva effettuato due prelievi non autorizzati per un totale di 600 euro dall’Atm dell’ufficio postale di Taglio di Po.

Con il denaro in tasca e il volante dell’auto tra le mani, secondo la ricostruzione accusatoria, il 27enne si era quindi diretto verso la provincia di Ferrara, dove nel frattempo i carabinieri – avvisati dell’evasione e delle sue intenzioni dai colleghi di Taglio di Po – avevano attivato un piano di controllo dinamico della zona in cui risiedeva l’ex compagna e a Pontelagoscuro lo avevano individuato a bordo del veicolo rubato, senza però riuscire a fermarlo.

Il 27enne, infatti, quando si era accorto della loro presenza, aveva effettuato un’inversione di marcia, riuscendo a fuggire lungo via Padova. Tuttavia, la sua fuga era durata solo pochi chilometri, fino alla curva del canile, dove era andato a collidere con un’auto, provocando un incidente. Successivamente, una volta sceso dal veicolo, invece di prestare soccorso a una donna lievemente ferita, aveva scelto di scappare a piedi, scavalcando il guardrail per raggiungere il parcheggio di una scuola nelle vicinanze.

Lì, secondo l’accusa, l’uomo avrebbe aperto improvvisamente lo sportello lato passeggero di un’auto su cui si trovavano una madre di 36 anni e sua figlia. Quindi avrebbe minacciato ripetutamente la donna, urlandole: “Dammi subito le chiavi della macchina e vattene“. Avvicinando il volto a quello della vittima, avrebbe tentato di impossessarsi del veicolo, senza però riuscirci. La donna, presa dal panico, era riuscita a scendere dall’auto e a chiedere aiuto gridando, facendolo fuggire.

A porre fine alla fuga erano stati gli agenti della polizia di Stato che, impegnati nella ricerca dell’uomo insieme ai carabinieri, lo avevano rintracciato in via Pietro Nenni mentre si trovava a piedi. Nel tentativo di sottrarsi al fermo, il 27enne – questa l’accusa – aveva opposto resistenza a due poliziotti, spintonandoli e colpendoli con alcune gomitate alle costole. Gli agenti erano però riusciti a immobilizzarlo e ad arrestarlo, conducendolo poi in Questura.

Ma anche in quella sede, secondo l’accusa, l’uomo aveva tentato una nuova fuga: riuscito a liberarsi delle manette, si era lanciato da una finestra al primo piano della Questura di corso Ercole I d’Este, compiendo un volo di circa tre metri. La sua corsa era terminata poco dopo, quando era stato inseguito e fermato mentre cercava di scavalcare il muro di cinta. Successivamente era stato trasferito nel carcere di via Arginone come disposto dal pm di turno.

Per lui, la Procura di Rovigo aveva richiesto una condanna di 4 anni e 2 mesi, oltre a una multa di 4mila euro, ma alla fine il gup ha emesso una sentenza di 3 anni, 6 mesi e 20 giorni di pena. L’uomo è stato inoltre condannato a risarcire 2.000 euro di danno alla 36enne a cui aveva tentato di rubare l’auto, parte civile nel procedimento, rappresentata dall’avvocato Simone Bianchi.

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