Due medici sotto inchiesta per la morte di un ottantaseienne: si sospetta un dosaggio errato di un medicinale.

Due medici sotto inchiesta per la morte di un ottantaseienne: si sospetta un dosaggio errato di un medicinale. 1

Un dosaggio fino a dieci volte superiore a quello considerato adeguato, la somministrazione a un paziente di 86 anni con insufficienza renale acuta e, poche ore dopo, la morte per insufficienza respiratoria. È per questa serie di eventi – verificatasi tra il 27 e il 28 settembre dello scorso anno e segnalata tramite un esposto dai familiari della vittima – che la Procura di Ferrara ha avviato un’indagine su due medici di guardia in servizio presso un ospedale privato ferrarese per l’ipotesi di cooperazione colposa per morte in ambito sanitario.

Secondo le indagini, al momento del ricovero, all’anziano sarebbe stata prescritta una terapia di mantenimento a base di Baclofen pari a 100 mg due volte al giorno. Un dosaggio considerato dagli investigatori non solo eccessivo rispetto a quanto indicato dal medico di base, ma anche potenzialmente inadeguato alle condizioni cliniche del paziente e alle indicazioni fornite nelle linee guida del farmaco, un miorilassante ad azione centrale utilizzato principalmente per alleviare la spasticità muscolare.

Il Baclofen, infatti, viene eliminato prevalentemente attraverso i reni e, in caso di insufficienza renale – condizione di cui soffriva il paziente – può quindi accumularsi nell’organismo, con un conseguente incremento del rischio di tossicità anche a dosi terapeutiche. In tali circostanze – secondo la letteratura scientifica – è raccomandata particolare cautela nella somministrazione, con un attento aggiustamento del dosaggio o, in alcuni casi, la sospensione o la non somministrazione del medicinale.

In questa situazione, tuttavia, secondo la ricostruzione della Procura, la decisione terapeutica iniziale sarebbe stata presa dal primo medico di guardia – in servizio nella notte tra il 27 e il 28 settembre – basandosi su un semplice foglio in possesso del paziente al momento dell’ingresso in ospedale, senza ulteriori verifiche documentali o approfondimenti clinici.

Il giorno successivo, il secondo medico di guardia, subentrato nel turno, avrebbe confermato la terapia dopo aver contattato i familiari dell’anziano per ottenere alcuni chiarimenti. Una scelta che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stata effettuata facendo affidamento su una fonte non qualificata, senza avere ulteriori riscontri clinici in modo diretto.

L’86enne, poco dopo, è deceduto per insufficienza respiratoria e – dopo la segnalazione dei familiari della vittima – gli inquirenti hanno ritenuto che l’evento potesse essere eventualmente correlato al dosaggio del farmaco, aprendo un fascicolo d’indagine nei confronti dei due medici di guardia, ipotizzando a loro carico il reato di cooperazione colposa per morte in ambito sanitario e disponendo accertamenti medico-legali. La Procura ha incaricato il consulente Antonio Regazzo di Padova, le difese ai consulenti Alessandra Bergonzini e Lorenzo Marinelli.

Attualmente, l’inchiesta risulta conclusa: ai due sanitari è già stato notificato l’avviso 415 bis, che segna la chiusura delle indagini preliminari a loro carico. “Insieme ai nostri consulenti stiamo esaminando la documentazione che ci è stata fornita dopo la conclusione delle indagini, valutando come procedere” è il commento degli avvocati Marco Linguerri e Giampaolo Remondi, legali difensori dei due.

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