Ginnastica, dalla segnalazione alla domanda di archiviazione: il caso Ghetti esaminato dal giudice per le indagini preliminari.

L’udienza riguardante l’opposizione alla richiesta di archiviazione dell’inchiesta penale nei confronti di Livia Ghetti, storica allenatrice dell’Asd Estense Otello Putinati, è stata programmata per mercoledì 10 giugno davanti al gip Marco Peraro del tribunale di Ferrara. L’allenatrice era già stata sospesa per due anni dal tribunale federale della Federazione Ginnastica d’Italia.

In parallelo al procedimento avviato dalla giustizia sportiva, l’allenatrice era stata inizialmente oggetto di indagine anche da parte della Procura di Ferrara per le stesse presunte condotte nei confronti di alcune allieve, che, secondo l’accusa iniziale, sarebbero state offese, umiliate e addirittura aggredite fisicamente.

Secondo quanto contestato dalla giustizia sportiva, gli episodi sarebbero accaduti tra il 2022 e il 2025 nella palestra di Pontelagoscuro, ai danni di almeno cinque allieve, alcune delle quali minorenni.

In particolare, l’allenatrice avrebbe rivolto insulti alle ginnaste come “faccia da insulsa”, “stupide”, “cretine”, “deficienti”, oltre a frasi come “siete delle m***e”, “teste di c***o” e “non valete niente”.

Sempre secondo la narrazione della Procura federale, le offese avrebbero colpito anche l’aspetto fisico delle ragazze, definite “balene”, “ciccione” e “maiali”, comportamenti che avrebbero generato “turbamento nelle ginnaste”.

Le condotte, per gli inquirenti federali, avrebbero configurato un “abuso psicologico in ambito sportivo”, poiché le umiliazioni sarebbero avvenute in pubblico, alimentando anche “dinamiche manipolative, consistenti nell’instillare paura per ottenere obbedienza” e creando un “clima relazionale tossico“.

Oltre agli insulti verbali, l’attenzione degli investigatori si era focalizzata anche su presunti atti di aggressione fisica, tra cui tirate di capelli, schiaffi, graffi e prese per il collo.

Il fascicolo aperto dalla Procura di Ferrara è sotto la responsabilità del pm Andrea Maggioni. Nella sua richiesta di archiviazione, il magistrato ha evidenziato come dall’attività istruttoria – durante la quale sono state ascoltate numerose persone coinvolte – siano emerse versioni fortemente contrastanti sulle modalità di svolgimento degli allenamenti.

Da un lato, alcuni hanno descritto il metodo come “maltrattante, violento e offensivo”; dall’altro – posizione condivisa dalla maggior parte delle persone ascoltate – c’era chi lo considerava “severo, giusto e costruttivo” e comunque “necessario e indispensabile per raggiungere obiettivi di eccellenza”.

In aggiunta, il pm ha anche sottolineato che, in alcuni casi, le persone ascoltate avevano “stigmatizzato la denuncia presentata nei confronti dell’allenatrice“, ipotizzando una “sorta di ritorsione” da parte dei genitori di alcune allieve escluse dalle convocazioni nazionali.

Alla richiesta di archiviazione, come riportato nella sentenza del tribunale federale, una delle denunciatrici ha però presentato opposizione. Sarà ora compito del giudice per le indagini preliminari esprimersi sulla questione.

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