Scoperta droga nascosta nelle cuciture dei jeans. Condanne per il traffico di stupefacenti all’Arginone.

Scoperta droga nascosta nelle cuciture dei jeans. Condanne per il traffico di stupefacenti all’Arginone. 1

Avrebbe approfittato dei colloqui con il compagno detenuto o dell’invio di pacchi postali per introdurre – o tentare di introdurre – quantità di hashish e cocaina all’interno del carcere di via Arginone. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo avrebbe poi venduto la droga ad altri detenuti, alimentando un giro di spaccio che, tra aprile e novembre 2022, avrebbe fruttato alla coppia – tramite ricariche Postepay – 1.161 euro. Fino a quando il piano concepito dai due non è stato scoperto e smantellato dagli agenti della polizia penitenziaria con il supporto dei carabinieri.

Lei, 53enne di Ferrara, ha patteggiato otto mesi di pena; lui – 45enne pugliese – è stato invece condannato a 1 anno e 8 mesi. Insieme a loro, imputato nello stesso procedimento, anche un 29enne di nazionalità rumena, compagno di cella dell’uomo, a cui ieri mattina (giovedì 21 maggio) il collegio del tribunale ha inflitto quattro mesi di condanna.

Quattro gli episodi esaminati dagli inquirenti – tra ottobre 2022 e aprile 2023 – in cui la donna avrebbe avuto un ruolo attivo nella rete di spaccio, riuscendo però solo in un’occasione a far entrare la droga in carcere. L’episodio risale al 17 dicembre 2022, quando – secondo la testimonianza del luogotenente Davide Bruni dei carabinieri – avrebbe utilizzato la fasciatura indossata dalla figlia minorenne per nasconderci 10 euro di hashish e farli arrivare, senza destare sospetti, al compagno detenuto durante uno dei colloqui.

Negli altri tre episodi contestati, invece, l’intervento della polizia penitenziaria ha impedito il buon esito del piano. Il 4 ottobre 2022, gli agenti hanno intercettato un pacco postale contenente 22 grammi di hashish e un grammo di cocaina, che la donna aveva inviato utilizzando come destinatario fittizio il compagno di cella del fidanzato detenuto. Il 24 dicembre successivo, la 53enne ha tentato di disfarsi della droga ingerendo alcune dosi di hashish che teneva nascoste in bocca, quando gli agenti, insospettiti, le hanno chiesto di sottoporsi a perquisizione.

Il terzo e ultimo episodio risale al 19 aprile 2023. Secondo l’accusa, in quella circostanza, la 53enne avrebbe tentato di introdurre in carcere 8,59 grammi di hashish, cuciti all’interno di due paia di jeans. I pantaloni erano stati consegnati alla madre del terzo imputato 29enne, compagno di cella del fidanzato della donna, con l’accordo – contestato agli imputati – che venissero inseriti in un pacco contenente generi alimentari destinati al detenuto. Sentita in aula, la madre dell’uomo ha dichiarato che tutto era avvenuto senza il suo consenso.

La donna ha infatti raccontato che i jeans le erano stati recapitati all’interno di una busta lasciata nel giardino della propria abitazione mentre si trovava al lavoro, affermando di non essere a conoscenza della presenza di sostanza stupefacente. Una volta giunto in carcere, il pacco è stato però controllato dagli agenti della polizia penitenziaria, che hanno scoperto l’hashish nascosto all’interno degli indumenti, impedendone così l’ingresso nella casa circondariale.

Secondo quanto emerso dagli investigatori, la droga che riusciva a entrare nel carcere sarebbe poi stata ceduta dal 45enne ad altri detenuti, in cambio di ricariche effettuate dai familiari dei detenuti su una carta Postepay intestata alla compagna dell’uomo, per importi variabili tra 50 e 200 euro. Il prezzo della sostanza stupefacente – in particolare dell’ hashish – sarebbe stato fissato tra i 70 e i 100 euro per mezzo grammo. Un’attività che avrebbe permesso ai due di incassare complessivamente 1.161 euro nell’arco di sette mesi attraverso la vendita delle dosi all’interno del carcere.

Determinante, per ricostruire il quadro accusatorio nei confronti dei tre imputati, è stata l’attività investigativa condotta dalla polizia penitenziaria con il supporto dei carabinieri. Gli accertamenti si sono sviluppati attraverso servizi di osservazione e pedinamento nei confronti della 53enne, intercettazioni telefoniche, l’installazione di un dispositivo di geolocalizzazione satellitare sull’autovettura della donna, oltre a perquisizioni e verifiche sui movimenti delle carte Postepay utilizzate per i pagamenti. Elementi che hanno consentito agli inquirenti di delineare il presunto sistema di introduzione e spaccio di droga all’interno del carcere di via Arginone, portando infine al patteggiamento della donna e alle condanne degli altri due imputati.

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