Star Italia replica a Striscia: “Prima dei servizi solo 24 segnalazioni”

Star Italia replica a Striscia: "Prima dei servizi solo 24 segnalazioni" 1

Il Tribunale di Ferrara ha ascoltato Antonio Ricci e l'inviato Max Laudadio il 30 ottobre nel processo per diffamazione aggravata contro i titolari di Star Italia. In risposta, l'azienda di ristrutturazione bagni con sede a Lido di Spina ha illustrato la propria versione. La disputa riguarda i servizi di Striscia la Notizia sull'attività societaria e le relative contestazioni. Il sequestro dei primi servizi avvenne nel 2023 dopo il ricorso dell'azienda.

Star Italia si definisce "molto soddisfatta di quanto emerso nell’istruttoria dibattimentale" e si sofferma sul numero di segnalazioni pervenute alla redazione di Striscia prima della messa in onda del primo servizio, il 13 dicembre 2023. Secondo la società, Laudadio ha ammesso in aula che "le segnalazioni ricevute erano soltanto 24: non ‘decine e decine’ o addirittura ‘centinaia’, come affermato nelle trasmissioni".

L'azienda intende provare che, alla data della prima trasmissione, aveva già ultimato i lavori per la maggior parte dei clienti coinvolti nelle segnalazioni.

Star Italia contesta anche la descrizione della propria struttura aziendale. La società sostiene che la vicenda si sia svolta in un momento delicato, coincidente con il percorso di quotazione alla Borsa di Milano. "Proprio in concomitanza con la notizia di questo progetto, Laudadio si è presentato con la sua troupe, contribuendo, a nostro avviso, a rappresentare la società come un’azienda fantasma".

Secondo la società, la sede di Lido di Spina smentisce questa immagine: "Basta recarsi a Lido di Spina per constatare la consistenza della nostra sede: due edifici di oltre 1.500 metri quadrati ciascuno, testimonianza concreta di una realtà aziendale strutturata".

Il comunicato cita anche la situazione finanziaria: a inizio 2023 l'impresa ha dovuto affrontare la revoca da parte della banca di disponibilità per 50 milioni di euro.

Parallelamente al penale, è in corso una causa civile per il risarcimento danni. Il consulente tecnico d'ufficio contabile ha quantificato il pregiudizio economico in diversi milioni di euro, precisando che "spetterà al giudice pronunciarsi". La società attende a breve la sentenza che definirà il giudizio civile.

La dichiarazione analizza anche l'effetto dei servizi sulle segnalazioni successive. Citando quanto riconosciuto da Ricci in udienza, Star Italia sostiene che dopo le prime trasmissioni possa innescarsi "un effetto domino, con segnalazioni a cascata, talvolta anche infondate". Secondo l'azienda, questo fenomeno ha avuto conseguenze dirette sull'attività.

La società contesta le ricostruzioni televisive secondo cui i referenti, in particolare Roberto Guerra, avrebbero trasferito denaro all'estero, fatto fallire l'impresa e lasciato ai clienti le responsabilità verso l'Agenzia delle Entrate. "Noi, invece, siamo ancora qui. La società è tuttora attiva ed esistente", rivendica Star Italia.

Nella dichiarazione è citata anche l'associazione di consumatori Atecon, presieduta da Paolo Schiona, al centro delle contestazioni in udienza. La società segnala dubbi sulla condivisione della sede operativa con una società a scopo di lucro attiva nella tutela del mercato e dei consumatori, nonché sulla coincidenza tra la residenza della sua amministratrice e quella di Schiona. Ricci ha usato in aula l'espressione "situazione torbida".

In conclusione, l'azienda ribadisce di voler affrontare i procedimenti giudiziari senza sottrarsi al confronto. "Riteniamo di aver subìto errori e forzature nella rappresentazione della società da parte di una trasmissione con una capacità di diffusione enormemente superiore a quella dei nostri canali social", afferma, sostenendo di aver cercato attraverso questi ultimi di difendere "il nostro lavoro, la nostra reputazione e la nostra storia".

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