Cinquanta anni di satira, le celebri vignette in omaggio con Repubblica
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Non esiste nulla di più serio di una risata. E Repubblica lo comprende da cinquant’anni. La cronaca di questo quotidiano, che quest’anno celebra il suo cinquantesimo anniversario, è profondamente intrecciata con la satira: le vignette hanno segnato la storia del giornale e, attraverso le sue pagine, hanno contribuito a narrare anche la storia del Paese. Chi meglio di Cipputi di Altan riesce a rappresentare l’animo degli italiani? Chi ha saputo deridere il potere come Forattini? Esiste una guida più efficace della sagacia pungente di Ellekappa per orientarsi nel presente? E l’impegno di Bucchi e Biani? Per questo motivo, Repubblica ha deciso di offrire un dono ai suoi lettori, portando in edicola sei volumi da collezione: SATIRA – Con Repubblica 50 anni di ironia sul potere è una serie in omaggio con il quotidiano a partire dal 20 aprile. Sei pubblicazioni dedicate ai grandi vignettisti di Repubblica. Altan (20 aprile), Bucchi (21 aprile), Biani (22 aprile), Forattini (27 aprile), Ellekappa (28 aprile) e un’ultima uscita, il 29 aprile, dedicata a quella rivoluzione che fu l’inserto Satyricon. Ogni volume include quaranta vignette ed è introdotto da un testo di Filippo Ceccarelli.
20 aprile
Ad inaugurare la collana è Altan. “Cosa dire del grande, anzi del grandissimo Altan? Tali e tante le riflessioni che le sue opere hanno suscitato, e così ricco il senso comune che questo artista della satira ha condiviso con due generazioni di appassionati, che si potrebbe istituire una cattedra di altanologia, sia nella variante teorica che in quella applicata alla cronaca che nel tempo è diventata storia d’Italia” scrive Ceccarelli nell’introduzione. Nelle prime vignette si trova tutta la Prima Repubblica: Craxi, Andreotti, Fanfani, Cossiga, perfino Reagan. Frasi iconiche e sempre attuali: “La guerra è orribile, stupida, pericolosa e inutile”. “Perché la vita com’è?”. E ancora: “Il razzismo non finirà mai?”. “No se insisti a essere nero”. E si arriva fino a Trump: “Ho chiuso sette guerre: Troia, rane e topi, Punica 1, Punica 2, Roses, Cent’anni e dei bottoni. Mica balle!”.
21 aprile
Nel secondo volume compare Bucchi, quarant’anni di letture pungenti e imprescindibili: dall’uomo che legge il giornale The Indifferent a quello che si rivolge al cielo chiedendo “Non so se ricevi le mie preghiere”. “Qui c’è poco campo”. E ancora, dall’analista: “Vorrei rientrare in me stesso”. “Speriamo che ci sia posto”. Fino all’iconica: “Papà il mondo lo cambiano le idee?”. “No, i meteoriti”.
22 aprile
La terza uscita è con Biani che, avverte Ceccarelli, “non cerca la risata”, ma propone una satira che “sconfina piuttosto su un territorio vicino all’impegno civile, alla contemplazione partecipe, alla poesia”. Il papa su una barchetta di carta in mezzo al Mediterraneo; le mani insanguinate di Putin con la scritta “Mani pulite”; bambini tra i fili spinati, dietro ai muri: i rider ridotti a chiedere l’elemosina per strada.
27 aprile
Il 27 aprile è il turno di Forattini, l’uomo che ha smascherato il potere e lo ha deriso: Spadolini nudo con il pisellino, Craxi come Mussolini, Fanfani che “stappa” da una bottiglia di champagne dopo la sconfitta al referendum sul divorzio. Scomparso a novembre scorso a 94 anni, è stato il più temuto ma anche desiderato.
28 aprile
Il 28 si presenta l’inconfondibile Ellekappa, “la regina del botta & risposta”, scrive Ceccarelli. “L’Italia non ha mai fatto i conti col fascismo”. “Si fida ciecamente”; “E poi ci sono anche le donne che provocano”. “Se ne vanno in giro così, tutte vive”; “Dio, patria e famiglia”. “Ne avessero azzeccata una”. Un’iconica maestra.
29 aprile
Si conclude, il 29, con il meglio di Satyricon, il supplemento che rappresentò una rivoluzione, in edicola per la prima volta alla fine degli anni Settanta, ideato da Franco Bevilacqua e Giorgio Forattini. Fu una palestra di creatività che ha dato vita ai migliori talenti della satira. Berlusconi, la P2, ma anche Prodi e la sinistra: un giornale di vignette sempre incisivo e illuminante.
Se non ci resta che piangere, ridiamoci su. Con Repubblica.
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