Dag Hammarskjöld: il mistero della morte del segretario dell’ONU

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Nella notte tra il 17 e il 18 settembre 1961 l’aereo che trasportava il segretario generale delle Nazioni Unite Dag Hammarskjöld precipitò nei pressi di Ndola, nell’allora Rhodesia Settentrionale, oggi Zambia. Il diplomatico svedese stava cercando di negoziare un cessate il fuoco nella crisi del Congo e nella secessione del Katanga, una regione ricchissima di risorse minerarie. Hammarskjöld e le altre quindici persone a bordo morirono. Le cause dell’incidente non sono mai state stabilite definitivamente e, a più di sessant’anni di distanza, le Nazioni Unite hanno continuato a cercare documenti e testimonianze che possano chiarire una delle morti più controverse nella storia dell’organizzazione.

Dag Hammarskjöld alla guida delle Nazioni Unite

Dag Hjalmar Agne Carl Hammarskjöld nacque il 29 luglio 1905 a Jönköping, in Svezia. Figlio di Hjalmar Hammarskjöld, primo ministro svedese durante la Prima guerra mondiale, studiò economia e diritto e intraprese una lunga carriera nell’amministrazione pubblica e nella diplomazia del proprio Paese.

Il 10 aprile 1953 divenne il secondo segretario generale delle Nazioni Unite, succedendo al norvegese Trygve Lie. La sua permanenza alla guida dell’ONU coincise con una delle fasi più difficili della , mentre la contrapposizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica si sovrapponeva al processo di decolonizzazione in Africa e Asia.

Hammarskjöld contribuì a rafforzare l’autonomia del segretario generale rispetto alle grandi potenze e a sviluppare gli strumenti di intervento internazionale dell’organizzazione. Durante la crisi di Suez del 1956, l’ONU dispiegò la United Nations Emergency Force, una delle esperienze che contribuirono alla definizione delle moderne missioni di peacekeeping. Il Nobel avrebbe successivamente ricordato proprio il suo contributo alla costruzione di un’ONU capace di agire con maggiore indipendenza.

La prova più difficile arrivò però in Congo.

L’indipendenza del Congo e la secessione del Katanga

Il 30 giugno 1960 il Congo ottenne l’indipendenza dal Belgio. Joseph Kasa-Vubu divenne presidente e Patrice Lumumba primo ministro. Nel giro di pochi giorni il nuovo Stato precipitò in una grave crisi politica e militare.

L’11 luglio Moïse Tshombe proclamò la secessione del Katanga, provincia meridionale nella quale erano concentrate immense risorse minerarie, tra cui rame, cobalto e uranio. Dietro gli economici legati alle miniere operavano società belghe e straniere, mentre personale militare e mercenari europei contribuirono a sostenere le autorità separatiste.

Il governo congolese chiese aiuto alle Nazioni Unite. Il Consiglio di Sicurezza autorizzò la missione ONUC, che avrebbe raggiunto decine di migliaia di uomini nel corso della crisi.

Hammarskjöld cercò di mantenere l’ONU indipendente sia dalle ex potenze coloniali sia dai due blocchi della Guerra fredda. Quella posizione lo espose a critiche provenienti da direzioni opposte.

La crisi si aggravò ulteriormente con la destituzione e l’arresto di Patrice Lumumba, che venne trasferito nel Katanga e ucciso il 17 gennaio 1961. La sua morte provocò internazionali e aumentò le tensioni attorno all’intervento delle Nazioni Unite.

Lo scontro con l’Unione Sovietica

Mosca accusò Hammarskjöld di avere favorito gli interessi occidentali durante la crisi congolese. Dopo l’uccisione di Lumumba, l’Unione Sovietica arrivò a chiedere apertamente le dimissioni del segretario generale.

Hammarskjöld respinse le pressioni.

Il Consiglio di Sicurezza approvò nel febbraio 1961 la risoluzione 161, che rafforzava il mandato dell’ONUC e autorizzava, come ultima risorsa, l’uso della forza per impedire una guerra civile. La risoluzione chiedeva inoltre il ritiro dal Congo del personale militare e paramilitare straniero e dei mercenari che non operavano sotto il comando delle Nazioni Unite.

La questione del Katanga rimaneva però irrisolta.

Nell’estate del 1961 il nuovo governo centrale congolese guidato da Cyrille Adoula cercò di ricomporre l’unità . Le Nazioni Unite aumentarono la pressione affinché i mercenari stranieri abbandonassero il Katanga.

A settembre la situazione precipitò nuovamente.

I combattimenti nel Katanga

Il 13 settembre 1961 le forze delle Nazioni Unite avviarono un’operazione nel Katanga destinata a neutralizzare le strutture militari che sostenevano la secessione. Seguirono combattimenti tra i caschi blu e le forze katanghesi.

Hammarskjöld si trovava allora in Congo e decise di intervenire personalmente per ottenere la cessazione delle ostilità.

L’obiettivo era incontrare Moïse Tshombe e negoziare un cessate il fuoco. L’appuntamento venne fissato a Ndola, nella vicina Rhodesia Settentrionale, territorio allora amministrato dal Regno Unito.

La sera del 17 settembre 1961, Hammarskjöld salì a bordo di un Douglas DC-6B chiamato Albertina. Con lui viaggiavano funzionari delle Nazioni Unite e membri dell’equipaggio svedese.

A bordo c’erano complessivamente sedici persone.

Lo schianto vicino a Ndola

L’aereo si avvicinò a Ndola dopo la mezzanotte.

Non arrivò mai all’aeroporto.

Il relitto venne trovato in una zona boscosa a diversi chilometri dalla pista. Quattordici delle quindici persone che accompagnavano Hammarskjöld morirono nell’impatto insieme al segretario generale; l’unico sopravvissuto iniziale, il sergente americano Harold Julien, morì alcuni giorni più tardi per le ferite riportate. Alla fine, nessuna delle sedici persone a bordo sopravvisse.

Hammarskjöld aveva 56 anni.

Cominciò immediatamente la ricerca delle cause dello schianto. Vennero considerate diverse possibilità: errore umano, problemi tecnici, sabotaggio oppure un attacco proveniente dall’esterno.

Nessuna di queste ipotesi riuscì però a chiudere definitivamente il caso.

Un’inchiesta senza una risposta definitiva

Le prime indagini produssero conclusioni differenti. Nel 1962 una commissione istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite esaminò le possibili cause dell’incidente.

Il risultato fu tutt’altro che definitivo.

La Commissione affermò di non avere trovato prove sufficienti per sostenere una delle spiegazioni considerate, ma neppure elementi che consentissero di escluderle. Tra le possibilità esaminate figuravano espressamente il sabotaggio, un attacco contro l’aereo, guasti e fattori umani.

Per decenni la morte di Hammarskjöld rimase quindi accompagnata da interrogativi.

Particolare attenzione venne dedicata alle testimonianze di persone che dissero di avere osservato nel cielo un secondo velivolo oppure bagliori nelle vicinanze del DC-6. Altre ricostruzioni ipotizzarono un coinvolgimento di mercenari o di soggetti interessati a impedire l’azione dell’ONU contro la secessione katanghese.

Queste ipotesi devono essere distinte dai fatti accertati: non è stato dimostrato definitivamente che l’aereo sia stato abbattuto, né è stata identificata una responsabilità individuale per la morte del segretario generale.

Ma il caso non è stato considerato chiuso neppure dalle Nazioni Unite.

Le nuove indagini delle Nazioni Unite

A distanza di decenni, nuovi documenti e testimonianze hanno spinto l’ONU a riesaminare la vicenda.

Le verifiche hanno cercato soprattutto informazioni eventualmente conservate negli archivi degli Stati che svolgevano attività militari e di intelligence nell’Africa centrale all’inizio degli anni Sessanta.

Nel 2024 le Nazioni Unite hanno comunicato i risultati di una nuova valutazione. L’indagine ha ritenuto ancora plausibile che un attacco o una minaccia esterna possano avere avuto un ruolo nello schianto e ha segnalato che informazioni specifiche e potenzialmente decisive potrebbero essere ancora trattenute da alcuni Stati membri.

Questo non equivale alla dimostrazione che Hammarskjöld sia stato assassinato. Significa invece che, sulla base degli elementi raccolti, l’ONU continua a ritenere che esistano interrogativi ai quali le indagini originarie non riuscirono a rispondere.

È proprio questa distinzione a rendere la vicenda storicamente interessante: dopo decenni di indagini, la causa definitiva dello schianto rimane indeterminata.

Il Nobel per la pace dopo la morte

Poche settimane dopo l’incidente, a Hammarskjöld venne assegnato il Premio Nobel per la pace 1961 per il lavoro svolto nel rafforzamento delle Nazioni Unite.

Il riconoscimento fu conferito postumo, possibilità ammessa dalle regole dell’epoca. Hammarskjöld rimane l’unica persona ad avere ricevuto postuma il Nobel per la pace. Dal 1974 le regole della Fondazione Nobel impediscono in linea generale l’assegnazione di un premio a una persona già morta al momento della decisione.

La morte di Dag Hammarskjöld rimane strettamente legata alla crisi che stava cercando di risolvere. Il Congo appena uscito dal dominio belga era diventato un terreno sul quale si incontravano decolonizzazione, Guerra fredda, interessi minerari, movimenti secessionisti e interventi stranieri.

Nella notte del 18 settembre 1961, il segretario generale dell’ONU stava volando verso Ndola proprio per cercare un accordo con Tshombe. L’aereo precipitò prima che quell’incontro potesse avvenire. Più di sessant’anni di indagini hanno ricostruito molti elementi di quella notte, senza riuscire ancora a stabilire con certezza perché il Albertina cadde.

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