È necessario coraggio per intraprendere un digital detox? La mia esperienza.

È necessario coraggio per intraprendere un digital detox? La mia esperienza. 1

Le giornate si allungano, ed è piacevole osservare le persone uscire dalle loro abitazioni, magari mentre si dedicano a una passeggiata o conversano. Purtroppo, i miei occhi non stanno vedendo esattamente questo, anzi, vedo individui che partono con buone intenzioni, come una bella camminata, ma che poi si ritrovano accompagnati non da un amico, ma dal telefono. Spesso mi è capitato di partecipare a un aperitivo in compagnia e notare, nei tavoli vicini, persone che fingevano di ascoltare le conversazioni in corso mentre il loro sguardo era fisso sullo smartphone.

Comportarsi in questo modo è scortese, tuttavia, non posso nemmeno presentarmi come la paladina della giustizia, dato che sono la prima a comportarmi così, non sempre, ma frequentemente. Detesto quando qualcuno lo fa con me. Non credo ci sia sensazione più spiacevole di essere ignorati mentre si sta parlando, soprattutto quando si ha bisogno di un consiglio e dall’altra parte si riceve solo la richiesta di ripetere quanto appena detto.

Sembra un paradosso, ma mi lamento di un comportamento che adotto anch’io, e in quel momento non realizzo che possa infastidire l’altra persona. Più avanti vi presenterò un’intervista che ho condotto con una ragazza della Generazione Z.

Non desidero iniziare subito con questa intervista, vorrei prima condividere le mie riflessioni emerse dopo un periodo di 48 ore senza telefono, un vero digital detox. Sono davvero orgogliosa di me stessa perché inizialmente pensavo di non riuscirci, poi mi sono imposta di farlo e ho raggiunto questo obiettivo. Ho deciso di affrontare questa sfida perché mi sono accorta che non utilizzavo il telefono solo per necessità, come rispondere a messaggi o chiamate, ma anche per scorrere senza scopo sui social. E come le patatine, una tira l’altra, così era per me: un video portava a un altro, e continuavo a scorrere all’infinito, perdendo la cognizione del tempo.

Durante quel periodo, il mio cervello era esausto, non aveva appreso nulla di utile e mi sentivo confusa. C’è stato un tempo in cui preferivo messaggiare le mie amiche piuttosto che incontrarle di persona, perché mi sembrava più veloce e immediato; nel frattempo, facevo altro e quando ricevevo una notifica rispondevo, per me era un modo per ottimizzare i tempi.

Se ci ripenso ora, non prestavo nemmeno attenzione ai messaggi, mi perdevo molte informazioni e quelle poche volte che le incontravo di persona mi sembrava di non riconoscerle più. Non credo che la dipendenza dai social o dal telefono sia aumentata recentemente; io ho ricevuto il mio primo telefono in quinta elementare, ho aperto i social alle medie, e sono del 1999.

Questo per sottolineare che molto dipende dalla singola persona, dalla famiglia e in parte anche dal contesto in cui si cresce. Non tutti abbiamo ricevuto la stessa supervisione, il che non significa vivere senza regole solo perché alle medie hai già aperto un tuo account, ma penso che, se utilizzato correttamente, il telefono non debba essere considerato un’arma letale.

Non esiste, a mio avviso, un’età precisa per possederlo. Un giorno ho deciso di controllare nelle impostazioni del telefono e, per curiosità, ho visto che il tempo di utilizzo medio era di almeno 5 ore. E sto parlando di una media, quindi, in alcuni giorni della settimana il picco arrivava quasi a 8 ore.

Vorrei fare un rapido calcolo con voi, perché so che molti si riconosceranno in questa situazione. Per sentirci riposati, dovremmo dormire 8 ore; certo, ci sono persone che soffrono di insonnia o altre problematiche, ma facciamo finta che non esistano. Quindi, 8 ore per il sonno, poi altre 8 ore per chi lavora a tempo pieno o 4 ore per chi, come me, lavora part-time, escludendo eventuali straordinari.

Arriviamo così a un totale di 16 ore o 12 ore, ricordando che una giornata è composta da 24 ore, è come se le ore rimanenti venissero spese con il telefono in mano. Nel mio caso, 8 ore di sonno, 4 ore di lavoro, dalle 5 alle 8 ore online sul telefono, e arriviamo a un totale di 17/20 ore, ed è lì che mi sono spaventata. Non posso accettare che le mie giornate trascorrano sul telefono quando non sono impegnata in attività lavorative.

Questa consapevolezza non è emersa da sola; mi è stato fatto notare che forse stavo esagerando. Le mie amiche non sono affatto social, utilizzano il telefono molto poco, e già il fatto di messaggiare con loro è spesso problematico. Io sono sempre online e rispondo immediatamente, loro no, e quando lo fanno, si ritrovano con mille messaggi da parte mia. Inoltre, anche a cena, il mio ragazzo mi ha fatto notare più volte che mentre mangiavo con una mano, con l’altra scrollavo sul telefono.

Dopo aver analizzato queste situazioni, ho capito che avevo bisogno di essere sempre connessa, temendo di perdermi qualcosa, anche cose futili di persone che non conoscevo, come le storie degli influencer. Ho quindi deciso di tenere un diario di bordo, dove per 48 ore ho annotato come stava procedendo questo digital detox.

Il mio diario di bordo tramite cui ho documentato un digital detox dal telefono di 48 ore

31/05

Il primo giorno è finalmente arrivato, sono passate poche ore e sento come se mi mancasse una parte del corpo. Ho sempre riso quando sentivo dire, anche da esperti, che il telefono è ormai un’estensione del nostro corpo, mi chiedevo come potesse essere possibile. In questo momento, un po’ lo sto comprendendo. Al mattino, quando mi sveglio, la prima cosa che faccio è controllare le notifiche del telefono. Nemmeno mi lavo la faccia, faccio colazione o vado in bagno, no, guardo se ho ricevuto qualcosa sullo smartphone.

Poi, a seconda delle notizie che apprendo, la mia giornata entra nella categoria “bella e piacevole”, oppure in quella “rimandiamo a domani”. Oggi, i miei occhi non hanno visto il telefono, ma questo foglio su cui sto annotando questi pensieri.

Ho pranzato e sistemato la casa, ma in alcuni momenti, ho avvertito il desiderio di prendere in mano il telefono, anche solo per dare un’occhiata, ma poi ho resistito. Prima di iniziare questo esperimento, ho avvisato tutti i miei amici e familiari, per evitare preoccupazioni inutili. Tra poco devo andare al lavoro, e qui si presenta un bel problema, perché utilizzo il telefono per timbrarmi, e se non lo faccio, non vengo pagata.

Quindi, ho informato la mia responsabile e le timbrature le farò dopo queste 48 ore che mi sembrano già interminabili. Alla fine, il mio obiettivo è quello di rilassarmi, di comprendere che se stacco un giorno o mezza giornata, il mondo non finisce, anzi, mi prendo una pausa dalla frenesia che mi circonda.

Ho completato le mie 4 ore di lavoro per oggi, sono le 19.30 perché ho fatto il turno di chiusura in negozio, e devo dire che non mi è pesato non averlo, perché, in ogni caso, sul luogo di lavoro non posso utilizzarlo. Il momento più difficile sarà ora, perché dopo cena sono solita mettermi sul divano o a letto con il telefono. In realtà, io e il mio ragazzo ci dedichiamo un paio d’ore a guardare qualche serie tv o film, ma, puntualmente, la mia attenzione cede e gli occhi passano dallo schermo televisivo a quello del telefono. Stasera, per la prima volta, potrò godermi un po’ di tempo con lui senza l’ansia delle notifiche o dei messaggi.

01/06

Questa mattina mi sono svegliata senza notifiche, ma con il mio taccuino. Il primo giorno è passato, e devo dire che è andata meglio del previsto. Non nego che mi sia mancato, considerando che lo utilizzavo per 5/8 ore al giorno, eppure mi sono tenuta comunque occupata. Credo sarebbe stato più difficile se avessi avuto un giorno di riposo dal lavoro. Avere tutto il giorno libero sarebbe stata una condanna, forse, o un’opportunità per fare attività all’aperto e disconnettermi da tutto e tutti.

Questa mattina mi aspetta una colazione abbondante perché avrò il turno di apertura in negozio, sempre 4 ore. Una mattinata che inizia nel modo giusto, dove mi concentrerò solo sul lavoro. Tuttavia, mi chiedo quante notifiche o messaggi mi sto perdendo, soprattutto quelli di chi non sapeva che sarei sparita per un po’.

Sono le 13.15 e sono appena tornata a casa. Finalmente pranzo e ora avverto un po’ di solitudine. A quest’ora non ho il mio ragazzo a casa, lui pranza alle 12.00 e torna poi al lavoro, quindi, quando mi ritrovo a mangiare dopo questo turno lavorativo, un podcast mi tiene compagnia. Oggi, niente podcast, ma accendo la tv e guardo le ultime notizie. Mi informo sempre ascoltando il telegiornale, leggendo articoli online, ma tendo a farlo tramite il telefono, forse perché è la prima cosa che ho vicino a me, con cui puoi davvero fare di tutto. Una nota positiva che vorrei condividere con voi è che ho notato dei miglioramenti fisici.

Mi ero già documentata, perché è sempre stato un argomento che mi ha interessato, e avevo letto di una presenza molto diffusa della cefalea digitale. Il termine non l’ho coniato io, e se si chiama così c’è un motivo ben preciso. La cefalea l’ho sempre conosciuta come mal di testa. È interessante invece il secondo termine, ossia digitale. Chiunque di noi faccia un uso eccessivo dello smartphone, può sviluppare una cefalea digitale. Inizialmente mi ha fatto un po’ ridere perché mi sono chiesta perché non chiamarla semplicemente cefalea o mal di testa? C’è un motivo, infatti, è un dolore alla testa che sembra essere provocato dall’uso eccessivo del telefono, ma anche di qualsiasi altro dispositivo digitale.

Non esiste solo lo smartphone, ma ha preso molto piede anche la PlayStation, che non portiamo di certo ovunque tutti i giorni, però molti ragazzi la utilizzano per troppe ore consecutive. Ricollegandomi a quanto stavo dicendo prima, ho sofferto molte volte anche io di cefalea digitale, anche se la associavo a un normale mal di testa prima di informarmi e scoprire il suo significato. In nemmeno 36 ore mi sento come nuova, non che il dolore sia completamente scomparso, ma percepisco di essere molto più riposata mentalmente, con la testa più leggera e gli occhi meno affaticati.

Sono le 14.30 e ho finito di sistemare la cucina dopo pranzo e, solitamente, passo mezz’ora sui social. Ora che non è possibile, devo trovare un’alternativa. Visto che dove abito io è in aperta campagna, ho deciso di fare una passeggiata di circa due ore, così posso occupare quasi tutto il pomeriggio.

Il sole è ancora alto nel cielo, ma sono riuscita a godermi il pomeriggio, mi sono persa in conversazioni con delle persone che ho incontrato e sono già le 18.00. Il mio ragazzo è tornato dal lavoro, e ora cuciniamo insieme. Questa volta prepareremo una ricetta nuova, e mi fa ancora un po’ gola vederlo mentre utilizza il telefono per cercarla su Internet, però abbiamo deciso di evitare il digitale, quindi, non posso cedere nemmeno con il suo telefono.

Ogni volta che ci penso, rido tantissimo, perché dovete sapere che il mio ragazzo odia i social, il telefono pochissimo, e se non esistesse non gli cambierebbe nulla. A lui basta la natura, la montagna, e potrebbe essere la persona più felice del mondo con solo queste due cose. Ma c’è una nota negativa: è un po’ dipendente dalla PlayStation; quindi, dovremmo ripetere questo esperimento con lui, ma in una veste diversa.

Sono le 21.00 e siamo già a letto pronti per vedere qualcosa in tv. Non so quando e se riutilizzerò ancora questo taccuino, forse per un altro esperimento? In fin dei conti, è andato abbastanza bene, non ho sofferto troppo la mancanza dello smartphone, anche se la prima cosa che farò domani mattina, secondo me, sarà controllare le notifiche perse in due giorni. Sono riuscita a trascorrere queste due giornate in tranquillità, sicuramente, ho vissuto con meno stress, meno responsabilità e con molta più leggerezza. Ciò che mi è mancato è stata la connessione con le vite altrui. Abituata a seguire ogni storia condivisa, sia di amici che di influencer, mi sono ritrovata a non poter seguire più nulla.

In questi due giorni mi sono chiesta come facessero i nostri genitori, addirittura i nostri nonni, senza smartphone. Così come mi sono sempre chiesta come facessero i nostri genitori o nonni ad avere sempre mille amici, compagnie numerose e bei ricordi della propria infanzia. E qui ho capito che le due cose erano collegate. Un tempo, ma non serve che lo dica io, l’unico modo per passare le giornate era “stare in strada”, quindi, eri obbligato a giocare all’aperto, a incontrare persone, a socializzare, ciò che oggi non facciamo più. Non c’erano alternative, e i bambini non solo imparavano cosa fosse veramente l’amicizia, ma, soprattutto, cosa fossero le responsabilità e l’educazione.

Il telefono è un’estensione del nostro corpo? Giulia ci ha raccontato cosa ne pensa

Ora sono felice di condividere con voi le riflessioni della ragazza che ho intervistato. Essendo una 2007, ho cercato di capire con lei perché il telefono possa attrarci così tanto, perché proviamo quasi un richiamo verso di lui.

Ciao Giulia, vorrei chiederti quante ore passi al giorno con il telefono? Ma anche per cosa lo utilizzi principalmente?

«Ciao, allora io lo uso all’incirca 8 ore al giorno se non c’è scuola, altrimenti se c’è scuola lo uso 6 ore al giorno. Principalmente lo utilizzo per messaggiare con i miei amici e con la mia famiglia. Oltre a messaggiare, lo uso per i social, tra cui molto TikTok e Instagram. Questi sono i social che utilizzo principalmente, come penso quasi tutti quelli della mia generazione, magari per guardare i reel, i video. Mi è successo anche di utilizzarlo quando non mi trovavo bene in un gruppo, in quella situazione, poi magari inquadravo la persona,

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