Incidente di Gleiwitz: il falso attacco che precedette l’invasione nazista della Polonia

Incidente di Gleiwitz: il falso attacco che precedette l'invasione nazista della Polonia 1

La sera del 31 agosto 1939 un gruppo di uomini delle SS inscenò un attacco polacco contro la stazione radio tedesca di Gleiwitz, oggi Gliwice, per alimentare la propaganda secondo cui la Germania fosse vittima delle aggressioni provenienti dalla Polonia. L’incidente di Gleiwitz faceva parte di una più ampia serie di provocazioni organizzate alla vigilia di un’invasione che Hitler aveva già deciso. Poche ore dopo, il 1° settembre, le truppe tedesche attraversarono il confine polacco dando inizio alla Seconda guerra mondiale in Europa.

Quando Adolf Hitler parlò davanti al Reichstag la mattina del 1° settembre 1939, i soldati tedeschi stavano già invadendo la Polonia. Il Führer presentò l’operazione militare come una risposta alle provocazioni polacche e sostenne che dalla notte precedente la Germania stesse reagendo al fuoco nemico.

La guerra, però, non era stata decisa nelle ore successive a un’aggressione subita dalla Germania. L’invasione della Polonia era stata preparata da tempo e l’attacco contro la stazione radio di Gleiwitz serviva a costruire una giustificazione da offrire all’opinione pubblica tedesca e internazionale.

La provocazione del 31 agosto rappresenta così uno degli esempi più conosciuti dell’utilizzo della disinformazione da parte del regime nazista per accompagnare un’aggressione militare già pianificata.

Hitler prepara l’invasione della Polonia

La Germania nazista aveva cominciato a modificare con la forza gli equilibri territoriali europei ben prima dell’estate del 1939. Dopo l’annessione dell’Austria nel marzo del 1938, Hitler aveva ottenuto attraverso gli accordi di Monaco i Sudeti, territori della Cecoslovacchia abitati prevalentemente da popolazione germanofona. Nel marzo successivo le truppe tedesche occuparono Praga, mostrando definitivamente quanto le ambizioni naziste andassero oltre la riunificazione delle popolazioni di lingua tedesca.

La Polonia divenne uno degli obiettivi successivi. Berlino rivendicava in particolare la Città Libera di Danzica e chiedeva collegamenti extraterritoriali attraverso il cosiddetto Corridoio polacco, che separava la Prussia orientale dal resto della Germania.

Varsavia respinse le richieste tedesche e Regno Unito e Francia offrirono garanzie alla Polonia in caso di aggressione.

Hitler continuò comunque i preparativi militari. Un ostacolo fondamentale venne rimosso il 23 agosto 1939, quando Germania e Unione Sovietica firmarono il Patto Molotov-Ribbentrop, ufficialmente un accordo di non aggressione. Un protocollo segreto stabiliva però la divisione di aree dell’Europa orientale in sfere d’influenza tedesca e sovietica, comprendendo una spartizione della Polonia.

A quel punto la guerra era ormai vicinissima.

L’Operazione Himmler e la costruzione delle provocazioni

La propaganda nazista aveva bisogno di presentare la Germania come parte aggredita. Per questo le SS prepararono una serie di falsi incidenti lungo la frontiera tedesco-polacca, generalmente ricondotti alla cosiddetta Operazione Himmler.

L’obiettivo era simulare attacchi compiuti da cittadini o militari polacchi contro obiettivi tedeschi, creando così materiale da utilizzare per sostenere che Varsavia avesse provocato lo scontro.

L’incidente più famoso fu organizzato a Gleiwitz, una città tedesca dell’Alta Slesia situata vicino al confine con la Polonia. Oggi la città si chiama Gliwice e appartiene alla Polonia.

Qui si trovava una stazione radio dotata di una grande torre di trasmissione in legno. Proprio questa struttura venne scelta per una delle operazioni destinate a precedere l’invasione.

L’incidente di Gleiwitz del 31 agosto 1939

La sera del 31 agosto 1939, un piccolo gruppo di uomini delle SS guidato da Alfred Naujocks raggiunse la stazione radio di Gleiwitz fingendosi un commando polacco.

Gli uomini entrarono nell’edificio e cercarono di utilizzare l’impianto per trasmettere un breve messaggio in lingua polacca. L’operazione incontrò alcune difficoltà tecniche, ma riuscirono comunque a mandare in onda alcune parole con le quali annunciavano che la stazione era nelle mani dei polacchi e incitavano alla lotta contro la Germania.

La trasmissione fu molto breve. Il suo valore non dipendeva però dalla capacità di raggiungere un grande pubblico: serviva soprattutto a creare la prova apparente di un’aggressione che la propaganda tedesca avrebbe potuto attribuire alla Polonia.

Per rendere più credibile la messinscena venne utilizzato anche un cadavere.

Il corpo lasciato alla stazione radio

Uno degli aspetti più inquietanti dell’operazione riguardò Franciszek Honiok, un cittadino tedesco di origine polacca conosciuto per le proprie simpatie verso la Polonia.

Honiok era stato arrestato dalla Gestapo il giorno precedente. Venne portato nell’area della stazione radio, ucciso e lasciato sul posto affinché il suo corpo potesse essere presentato come quello di uno degli aggressori.

Nella preparazione di altre provocazioni vennero utilizzati anche prigionieri dei campi di concentramento, vestiti con uniformi polacche, uccisi e abbandonati nei luoghi degli attacchi inscenati. Nel linguaggio delle SS queste vittime venivano cinicamente indicate con un termine riconducibile all’idea di “merce in scatola”.

La costruzione del falso casus belli non si limitava quindi alla propaganda o alla diffusione di informazioni inventate. Alcune persone vennero assassinate affinché i loro corpi contribuissero a rendere credibile la versione preparata dal regime.

La propaganda nazista presenta la Germania come vittima

Nelle ore successive la propaganda tedesca diffuse le notizie sulle presunte aggressioni polacche. Gleiwitz venne inserita in un racconto più ampio nel quale la Germania appariva costretta a reagire alle continue provocazioni provenienti oltre il confine.

La mattina seguente Hitler parlò al Reichstag e dichiarò che la Polonia aveva aperto il fuoco contro il territorio tedesco e che, dalle prime ore del 1° settembre, la Germania stava rispondendo.

Mentre pronunciava quelle parole, l’invasione era già cominciata.

Alle prime ore del 1° settembre 1939, le forze tedesche attaccarono la Polonia da più direzioni. La corazzata Schleswig-Holstein aprì il fuoco contro la guarnigione polacca di Westerplatte, vicino a Danzica, mentre la Luftwaffe e le forze terrestri colpivano numerosi altri obiettivi.

L’incidente di Gleiwitz non aveva provocato la guerra. Era stato costruito perché una guerra già programmata potesse essere raccontata come una reazione.

L’invasione della Polonia e l’inizio della guerra

Hitler sperava ancora che Francia e Regno Unito potessero evitare un intervento militare diretto. Questa volta, però, la politica delle concessioni che aveva accompagnato alcune delle precedenti espansioni territoriali tedesche non si ripeté.

Il 3 settembre 1939, dopo aver chiesto inutilmente il ritiro delle truppe tedesche dalla Polonia, Regno Unito e Francia dichiararono guerra alla Germania.

La era iniziata in Europa.

La situazione polacca divenne ancora più grave il 17 settembre, quando anche l’Unione Sovietica invase il Paese da est, in applicazione degli accordi segreti raggiunti con la Germania poche settimane prima.

Varsavia capitolò il 28 settembre e il territorio polacco venne diviso tra le due potenze occupanti. Per la popolazione cominciarono anni di occupazione, deportazioni, persecuzioni e sterminio.

Quando una guerra viene accompagnata da una menzogna

L’incidente di Gleiwitz non convinse necessariamente i governi stranieri che la Polonia avesse realmente aggredito la Germania e non fu l’elemento che determinò l’invasione. La sua importanza storica risiede soprattutto nel metodo utilizzato.

Il regime nazista preparò contemporaneamente l’azione militare e il racconto destinato a giustificarla. Prima ancora che le truppe attraversassero il confine, vennero costruiti episodi che permettessero di invertire pubblicamente il rapporto tra aggressore e aggredito.

Dopo la guerra, Alfred Naujocks descrisse l’operazione e il proprio ruolo nella messinscena, contribuendo alla ricostruzione di quanto avvenuto quella sera.

La stazione radio di Gliwice esiste ancora e la sua torre è diventata uno dei luoghi legati alla memoria dell’inizio della Seconda guerra mondiale.

L’incidente di Gleiwitz del 31 agosto 1939 rimane soprattutto la storia di un’aggressione preparata anche attraverso la manipolazione dell’informazione. Mentre l’esercito tedesco era pronto a invadere la Polonia, il regime nazista costruiva una falsa incursione da attribuire proprio al Paese che sarebbe stato attaccato poche ore dopo. La guerra non nacque a Gleiwitz, ma quella messinscena mostra come la propaganda possa essere utilizzata per tentare di trasformare un’invasione pianificata in una presunta azione di difesa.

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