Mauro Buzzi e le opere enigmatiche nella mostra “Ritratto in forma di autoritratto” a Gualtieri

Quanto è bello poter ammirare dal vivo le mostre pensate da artisti che condividono o hanno condiviso il nostro territorio? Con grande piacere ho assistito proprio a una di queste, la cui inaugurazione è avvenuta sabato 5 settembre nella Chiesa di Sant’Andrea a Gualtieri (Reggio Emilia). Questa mostra si intitola “Ritratto in forma di autoritratto” e l’autore è Mauro Buzzi, il quale ha intrapreso un lungo viaggio ma prima di lasciarci ci ha dato in eredità queste opere fantastiche ed enigmatiche. La mostra sarà visitabile fino al 27 settembre, sabato e domenica in questi orari: 10:00-13:00 15:00-19:00 Ingresso libero.
Ma chi è Mauro Buzzi?
Buzzi nasce nel 1935 a Parma, dal 1969 al 1970 è docente nel Corso superiore di grafica presso l’Istituto Statale d’Arte “P. Toschi” di Parma. Nella sua vita non si è dedicato solo all’insegnamento ma anche all’attività professionale di grafico e di consulente nell’ambito della grafica editoriale e pubblicitaria. Nel 1999, a Gualtieri, cura ed espone le opere della serie La pantofola di Cenerentola nella mostra “Laboratorio Novecento. Dieci intervalli di visibilità” nel Salone dei Giganti di Palazzo Bentivoglio.
L’anno successivo, nel 2000, sempre a Gualtieri, Buzzi cura la seconda edizione dell’esposizione collettiva “Arte & Laboratorio Novecento. Intervalli di visibilità” organizzata dall’Insieme Culturale “l’Albero” nel Salone dei Giganti, dove espone le opere della serie Il senso della storia. L’Insieme Culturale “l’Albero” è stato fondato da lui nel 1995, come associazione culturale noprofit, che ha preso piede all’interno dell’Istituto d’Arte, estendendosi poi con la partecipazione di alcune ex allieve. Nel 2001, sempre a Gualtieri, presso il Salone dei Giganti, Buzzi organizza ed espone la collettiva “Viaggio da Za al Po” con le opere inedite omonime su Zavattini.
Ma non è finita, nel 2002, sempre nel medesimo luogo, espone e si occupa personalmente della collettiva “Sulla fotografia e il genius loci. Caratteri del luogo”. Buzzi vi partecipa con le opere della serie Il pensiero… Gualtieri, mostra in omaggio a Luigi Ghirri. Nel 2003, espone la collettiva “Per Parmigianino. Lo specchio e la lente” sempre nel Salone dei Giganti di Palazzo Bentivoglio. Nel 2004, a settembre, espone nella collettiva “Gualtieri. Scoprire con gli occhi”. Queste sono solo alcune mostre a cui ha lavorato personalmente sul territorio di Gualtieri, infatti, il suo operato è diffuso ovunque, a partire dai territori circostanti come Guastalla, Reggio Emilia e Parma.
LUfER, l’artista del riciclo
Nella Chiesa di Sant’Andrea non sono presenti solo le opere di Mauro Buzzi, ma anche quelle di LUfER, artista che ha deciso di utilizzare materiali di riciclo per ottenere oggetti decorativi. Questi materiali erano destinati a essere buttati, invece, LUfER gli ha dato una nuova vita. Una delle opere che ho apprezzato maggiormente è “Testa di Pinocchio” del 2024, in plastica, legno, ferro e vetro. Questa opera è la rappresentazione della testa totemica del burattino di Collodi.
Pinocchio è un personaggio conosciuto da tutti, bambini e adulti, ma LUfER ce lo presenta in una veste nuova, infatti, lo rivisita in chiave contemporanea utilizzando materiali riciclati. Il naso, forse, è l’unico aspetto che ci rimanda all’immagine che tutti noi abbiamo davanti agli occhi quando pensiamo a Pinocchio. Anche qui, il “famoso” naso lungo è evidente, così come l’occhio giallo, indagatore, che ci fissa mentre scrutiamo l’opera.
Testa di Pinocchio, 2024 Plastica, legno, ferro, vetro
Le opere di LUfER nascono quando avviene l’unione tra impulsi mentali di tipo creativo e azioni mentali.
Buzzi, l’operatore visivo
Le opere di Buzzi non sono nuove, anzi, risalgono al 2002, e proprio in queste ammiriamo il suo sguardo, vivo, penetrante, che ci mostra quanto sia facile immedesimarsi nell’abito altrui. La sua arte sta proprio nel rielaborare immagini del passato, impiegando linguaggi nuovi e utilizzando gli occhi della creatività. Lui stesso si è sempre autodefinito come “operatore visivo”. Il tema di questa mostra è il ritratto di sé medesimo. Eppure, perché l’autoritratto? Lui attua la mimesis, ossia l’imitazione, aggiungendo comunque un’operazione narcisistica. Infatti, il nostro operatore visivo sostituisce i volti delle opere più famose con il proprio, inserendo i suoi occhi cerulei al posto di quelli originariamente ritratti.
Ma Buzzi non è il classico narcisista di turno, infatti, bisogna ricordare che il termine “narcisismo” ha avuto origine nel racconto di Ovidio, e rappresenta il disturbo della bellezza. Narciso era affascinato non dal proprio riflesso ma dalla bellezza. Buzzi lavora a partire esattamente da questa, che è consapevolezza estetica. Abbiamo detto che gli occhi cerulei non mancano nei lavori di Buzzi, che ritroviamo anche nelle teste d’uccello che accompagnano le opere come omaggio a Dürer. Opere che hanno come protagonisti delle figure che sembrano uscire da una finestra senza davanzale.
Ma perché Buzzi ha deciso che la sua cifra stilistica fossero proprio questi occhi cerulei? Lui ha da sempre avuto una grande sensibilità per il colore e, soprattutto, per i suoi accostamenti. Infatti, Buzzi presta gli occhi ai suoi ritratti per stravolgere l’anima dei personaggi.
Omaggio a Dürer Autoritratto con fiore di Eringio 2005
Tuttavia, le sue opere non sono solo un omaggio a Dürer, infatti, la sua lista di autori celebri è lunga, e tra questi nomi figura anche quello di Parmigianino. Anche qui, gli occhi chiari e inquisitori di Buzzi hanno preso il posto degli originali. Gli sguardi dei personaggi del Parmigianino sono obliqui, e coloro che vengono ritratti volgono lo sguardo lateralmente come se fossero impegnati in una conversazione con un terzo spettatore che si trova fuori dalla tela. Ma gli occhi di Buzzi costringono questi personaggi a uno sguardo diretto e frontale.
Un esempio che dimostra quello che ho appena detto è “Ritratto di Galeazzo Sanvitale”, dove lo sguardo di chi viene ritratto esprime stupore, mostrando quasi una scoperta indicibile.
Omaggio a Parmigianino Ritratto d’uomo che sospende la lettura 2005
Sempre nelle opere come omaggio a Parmigianino, le donne ritratte assumono il volto di Paola Pradella. I loro volti mantengono la dolcezza ma acquisiscono anche una maggiore concretezza, abbandonando il carattere mediterraneo e assumendone uno più nordico. Così accade anche con le opere in omaggio a Johannes Vermeer. In questo artista ritroviamo il tempo sospeso, e così anche nei Vermeer di Buzzi notiamo la moltiplicazione di cose e di allusioni, come quadri ripetuti all’interno del quadro stesso.
Omaggio a Vermeer Suonatrice di chitarra 2005
Buzzi non utilizza solo gli occhi cerulei, ma fa uso anche della rosa, con la quale sostituisce teste non necessarie. Opera uno scambio mimetico con volti e teste, ma gli occhi cerulei non vengono sempre abbandonati, anzi, spesso si uniscono a queste rose. Buzzi ama anche giocare moltissimo con i colori, a partire dal rosso fino all’arancione e viola. “L’uomo col turbante”, omaggio a Van Eyck, è un’opera in cui Buzzi trasforma lo sguardo vigile del protagonista in uno sguardo invecchiato e sorpreso dall’incombere di una rosa dal basso, un fiore dal colore rosso intenso che sembra imitare il turbante, dello stesso colore, come se a sua volta volesse fondersi con la rosa sottostante.
Omaggio a Van Eyck L’uomo col turbante 2005
Riassumendo, abbiamo parlato di occhi cerulei, di rose, ma, manca all’appello, anche l’utilizzo di un altro fiore, ossia il tulipano. Nelle opere in omaggio a un altro artista, Gustav Klimt, vediamo Buzzi che inserisce il volto di Paola Pradella, ancora una volta, divertita mentre dialoga con quella bidimensionalità che caratterizza l’operato di Klimt, insieme alla presenza del tulipano. Anche in questo caso, il fiore ha una valenza simbolica e importante, raffigurato in tutta la sua maestosità e imponenza, quasi nella stessa scala dimensionale della protagonista ritratta.
Omaggio a Klimt Ritratto di Mäda Primavesi 2005
Visto che Buzzi da sempre lavora con il concetto di bellezza, non poteva non omaggiare Marilyn Monroe, icona in assoluto dell’eterna giovinezza. Nelle opere di Buzzi, vediamo Marilyn affacciarsi da queste porte come se fossero finestre, un po’ Alice che scruta nelle serrature del Paese delle Meraviglie. Nell’immagine sottostante si può notare la presenza di un tulipano, il fiore che accompagna, di nuovo, il lavoro artistico di Buzzi insieme alla rosa.
Omaggio a Marilyn Sulla soglia 2005
Che dire, le opere di Buzzi ci lasciano senza fiato, sembrano semplici ma allo stesso tempo enigmatiche. Buzzi ha sempre pensato che le immagini possano salvare l’attimo dallo scorrere del tempo, come se imprigionassero quel momento per non lasciarlo più andare. La rosa, da lui tanto amata, è stata utilizzata anche in alcuni suoi autoritratti, il cui volto è circondato da boccioli non schiusi.
Ma perché la rosa, che l’abbiamo vista come protagonista indiscussa in tutti i suoi principali lavori? È quel fiore che quando sboccia esprime un senso di verità, riprendendo un po’ la filosofia di pensiero di Hegel. Così come lo sviluppo della coscienza umana può raggiungere la verità, così anche la rosa può sbocciare e arrivare all’essenza delle cose.
Mauro Buzzi Fotografia in forma di rosa 2005
Buzzi ci prende in giro, gioca con noi e con le opere di questi artisti celebri, lo fa con un intento ludico. In ogni opera, irrompe con un’immagine che ritrae un rapace dai colori vivi, con i suoi occhi cerulei, con un fiore in primo piano. Quando guardiamo le sue opere proviamo ammirazione ma anche disagio. «Ecco cosa vuole Buzzi, ecco cosa pretende dal perplesso spettatore che sorride sentendosi preso in giro: è uno scherzo, ed è bene che si sappia, gli dice Buzzi. Ma domandatevi perché pensate sia proprio uno scherzo, chiedetevi quale meccanismo del vostro cervello si è messo in moto in quei secondi durante i quali avete sostato davanti a questi dipinti, ma ormai è tardi, tutto è successo dentro di voi, e non potrete più ricostruirlo».
Giuseppe Martini
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