Cambiamenti climatici, da emergenza a condizione permanente.

Cambiamenti climatici, da emergenza a condizione permanente. 1

Non si tratta più di un’emergenza da gestire al momento del suo manifestarsi, ma di una condizione strutturale alla quale il territorio ferrarese deve prepararsi attraverso una pianificazione adeguata, investimenti e nuove opere di adattamento. Questo è il messaggio emerso dall’incontro che si è svolto nella mattina del 12 agosto presso la Prefettura di Ferrara, con la partecipazione del prefetto Massimo Marchesiello, dei sindaci locali, delle associazioni di categoria agricole e urbane e dei dirigenti del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara.

Al centro del dibattito vi erano gli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici sul territorio e, in particolare, l’urgenza di iniziare fin da subito a pianificare gli interventi necessari per affrontare situazioni che non possono più essere considerate eccezionali.

Ad aprire l’incontro è stato il prefetto Massimo Marchesiello, il quale ha richiamato l’attenzione sul cambiamento di prospettiva necessario: «È un tema attuale che non può più essere trattato solo in termini di emergenza. Dobbiamo quindi iniziare a lavorare per l’anno prossimo, partendo dalle proposte del Consorzio di Bonifica».

Un concetto ripreso dal Presidente del Consorzio, Stefano Calderoni, che ha espresso gratitudine al Prefetto «per aver riconosciuto l’importanza di condividere questi temi con il territorio».

«Cambiamenti climatici e opere di adattamento sono ormai due facce della stessa medaglia», ha evidenziato Calderoni. «Da un lato abbiamo la siccità, dall’altro eventi meteorologici e precipitazioni di grande intensità. Fenomeni che non sono del tutto nuovi, ma che oggi, quando si verificano, lo fanno con un’intensità sempre maggiore».

Riguardo alla siccità, Calderoni ha messo in evidenza le condizioni allarmanti del Po e una situazione che, sebbene nei primi mesi dell’estate sia stata meno critica rispetto al 2022 grazie a maggiori precipitazioni invernali, nel mese di agosto ha raggiunto livelli simili a quelli di quell’anno. Il cuneo salino si è spinto fino a circa 25 chilometri dalla foce. «Il vantaggio – ha spiegato – è che siamo ormai verso la conclusione della stagione irrigua, ma rimane un elemento fondamentale: questa condizione è strutturale e non possiamo più pensare che si presenti semplicemente a intervalli. Sono necessari strumenti straordinari».

La stessa estate ha mostrato, in un breve lasso di tempo, anche l’altra faccia del problema: le precipitazioni intense, le grandinate e gli allagamenti di luglio. «Ci troviamo di fronte a una situazione sempre meno prevedibile – ha aggiunto Calderoni – e dobbiamo ripensare il modo stesso in cui pianifichiamo il territorio. La rete di bonifica è sostanzialmente quella realizzata per il territorio degli anni Sessanta, mentre nel frattempo l’urbanizzazione è aumentata notevolmente. È necessario elaborare un piano nel quale tutto il territorio possa riconoscersi e portarlo ai diversi livelli istituzionali, dalla Regione all’Europa. L’acqua non conosce confini geografici e riguarda tutti. Il Consorzio offre le proprie competenze tecniche, anche per supportare i Comuni nelle loro attività di pianificazione».

A fornire un’analisi dettagliata della situazione è stato quindi il Direttore Generale del Consorzio, Mauro Monti, attraverso quattro focus dedicati a siccità, eventi piovosi estremi, Piano Idropolis 2027-2030 e consumo di suolo.

Per quanto riguarda il primo aspetto, i dati confermano la crescente pressione sul sistema: dalla fine di maggio il 2026 ha registrato quattro ondate di calore, con temperature generalmente superiori a quelle del 2022 e conseguente aumento delle necessità irrigue. Le piogge di luglio, sebbene relativamente intense, sono state concentrate in brevi periodi, offrendo solo un sollievo temporaneo. In alcuni distretti, le criticità hanno richiesto modalità straordinarie di gestione della fornitura, con turnazioni e utilizzo di pompe di emergenza.

Pochi giorni di luglio sono stati sufficienti a evidenziare il fenomeno opposto. Il 15 luglio, sul comprensorio sono caduti mediamente 25,6 millimetri di pioggia, ma a Ponte Rodoni il dato giornaliero ha raggiunto 75,6 millimetri, con un’intensità massima di 46,4 millimetri in un’ora, il picco più elevato registrato dall’intera rete consorziale nel periodo analizzato. Gli eventi del 15 e del 21 luglio, accompagnati anche da forti raffiche di vento, hanno causato danni a infrastrutture idrauliche, immobili consorziali e sezioni dei canali di scolo in diverse aree della provincia.

È da questa alternanza tra scarsità d’acqua ed eventi estremi che nasce l’esigenza di passare dalla risposta all’emergenza a una vera strategia di adattamento. Il nuovo Idropolis 2027-2030, presentato durante l’incontro, è il documento di programmazione attraverso il quale il Consorzio propone al territorio oltre 80 progetti per circa 250 milioni di euro di interventi programmati e candidabili.

Gli interventi riguardano, tra l’altro, l’adeguamento e l’ampliamento delle reti irrigue, il potenziamento degli impianti idrovori, la ricalibratura e manutenzione dei canali, la creazione di nuovi volumi di invaso capaci sia di gestire le piene sia di accumulare acqua per l’irrigazione, il contrasto alla salinizzazione, l’ e il telecontrollo delle infrastrutture e il miglioramento dell’efficienza energetica.

L’ultimo focus ha riguardato il consumo di suolo, un elemento strettamente connesso alla capacità del territorio di rispondere alle precipitazioni estreme. I dati presentati evidenziano un paradosso: tra il 1977 e il 2024 nel Ferrarese le aree urbanizzate sono aumentate del 42%, mentre la popolazione è diminuita dell’11%.

L’impermeabilizzazione altera radicalmente il comportamento dell’acqua: a fronte di 100 millimetri di precipitazione, su un terreno agricolo o un’area verde si stima che circa il 20% debba essere raccolto e veicolato dalla rete, mentre su superfici occupate da strade, parcheggi ed edifici la quota sale fino all’80%.

Da qui la necessità, ribadita da Monti, di «legare sempre più strettamente sviluppo urbanistico, sicurezza idraulica e gestione dell’acqua, aggiornando la conoscenza del territorio e valutando le nuove espansioni non soltanto in termini di spazi disponibili, ma sulla base della loro compatibilità idraulica».

Il confronto in Prefettura rappresenta quindi il punto di partenza di un percorso istituzionale da sviluppare insieme agli enti locali e alle realtà economiche e sociali del Ferrarese. La prospettiva è quella indicata da Idropolis: «programmare oggi il territorio che servirà domani», trasformando l’adattamento climatico da risposta alle singole emergenze a politica strutturale e condivisa dell’intero territorio.

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