Nel periodo compreso tra Ferrara e Ravenna, negli ultimi cinque anni, le aziende coesive (imprese che hanno compreso l’importanza di instaurare relazioni con istituzioni, clienti, dipendenti, comunità e anche con concorrenti quando ciò è vantaggioso per la crescita, in un’ottica di filiera e collaborazione) sono aumentate, passando dal 37% del 2020 al 43% previsto per il 2025. Parallelamente, è aumentato anche il numero medio di relazioni che queste aziende hanno creato con i vari attori delle filiere, dei mercati e dei territori.
Rispetto al quinquennio precedente, si registra un incremento significativo nella collaborazione con le banche (+23 punti percentuali) e con enti non-profit (+13 punti percentuali), scuole e università, altre aziende e associazioni di categoria (+10 punti percentuali), clienti (+7 punti percentuali) e istituzioni (+6 punti percentuali). Questo evidenzia una coesione più matura, non più limitata alla gestione delle emergenze, ma orientata alla creazione di reti stabili per innovare e competere.
Tra il 2020 e il 2025, le imprese coesive mostrano una crescita trasversale in tutte le classi dimensionali: sebbene l’aumento più significativo riguardi le piccole imprese, che passano dal 41% al 50%, anche le microimprese evidenziano un rafforzamento della dimensione coesiva, con un incremento di quasi tre punti percentuali (dal 29% al 31%), mentre le medio-grandi imprese consolidano livelli già elevati di relazionalità, raggiungendo il 70%.
Questi dati emergono dal Rapporto “Coesione è competizione” realizzato da Fondazione Symbola, Intesa Sanpaolo, Unioncamere e Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, in collaborazione con Aiccon e Ipsos Doxa. Il rapporto evidenzia che le aziende più “coesive”, ben radicate in reti strutturate di collaborazione, orientate alla qualità del lavoro e aperte al dialogo con istituzioni e società civile, sono anche quelle che investono maggiormente in innovazione, affrontano meglio le transizioni ambientali e digitali e mostrano una maggiore resilienza agli shock.
I dati lo dimostrano in modo chiaro: nel 2026, il 33% delle imprese coesive prevede un incremento del fatturato rispetto all’anno precedente, contro il 20% delle altre; sul fronte occupazionale, il 21% prevede un aumento del personale, rispetto al 13% delle aziende non coesive. Le imprese più competitive sono quelle capaci di costruire comunità di lavoro solide, in grado di valorizzare persone, competenze e partecipazione. La qualità delle relazioni interne non è un aspetto secondario dell’organizzazione aziendale, ma una leva strategica per affrontare le trasformazioni in atto. La coesione, inoltre, è percepita sempre più come un bisogno fondamentale.
I dati raccolti da Ipsos Doxa lo confermano in modo inequivocabile: l’85% degli italiani ritiene oggi che la collaborazione e la coesione sociale siano più importanti che mai, o comunque essenziali indipendentemente dal contesto storico. Tra i principali vantaggi associati a comunità più coese emergono una migliore qualità della vita (45%), maggiore sicurezza nel luogo di residenza (40%) e la possibilità di affrontare insieme le problematiche della comunità (35%). Seguono il bisogno di poter contare su un aiuto concreto in caso di necessità e il desiderio di far parte di una comunità meno isolata e più solidale.
“Da tempo il valore di un’impresa non si misura più solo attraverso il suo fatturato o la sua produzione, ma anche in base a ciò che restituisce in termini di benessere sociale alla comunità e al territorio. La Camera di commercio promuove la cultura di questo modello, sostenendo l’emergere di pratiche innovative, scalabili e replicabili, capaci di coniugare competitività, sostenibilità e valore condiviso per il nostro sistema produttivo”. Così Giorgio Guberti, presidente della Camera di commercio di Ferrara Ravenna, ha aggiunto: “L’impresa è un bene della comunità, non è un’isola, è il nodo di una rete in cui relazioni economiche e legami sociali si intrecciano in modo indissolubile. Le imprese, in particolare quelle coesive, sono prolungamenti del nostro sguardo sul mondo, e quando cambia lo sguardo, cambiano anche gli impatti, le strategie, i risultati”.
Ritornando al Rapporto, la capacità di costruire relazioni e rapporti stabili nei vari contesti e territori è un aspetto distintivo del modello di sviluppo delle imprese coesive, più pronte non solo ad adottare le nuove tecnologie (il 76% ha investito nella trasformazione digitale nel 2023-2025 contro il 49% delle non coesive), a partire dall’intelligenza artificiale (utilizzata dal 31% delle coesive rispetto al 16% delle non coesive), a investire di più sulle persone (l’87% ha puntato sul miglioramento delle competenze del personale contro il 60% delle altre imprese) e sulla conciliazione tra vita e lavoro, sostenuta dall’8,5% delle imprese coesive contro il 5,1% delle non coesive.
“L’impresa generativa – ha concluso Guberti – crea valore duraturo e si radica nel contesto in cui nasce e cresce. I suoi valori si traducono in obiettivi strategici concreti, capaci di intercettare nuove tendenze e opportunità senza compromettere l’identità e la specificità; è un’impresa che guarda avanti ma anche dentro, verso le persone, e fuori, verso l’ambiente e le comunità. In un Paese caratterizzato dall’invecchiamento demografico, dalla crescente difficoltà di reperire professionalità adeguate e dalla competizione globale per i talenti, investire sui giovani, sul benessere delle persone, sulla formazione continua, sull’inclusione e sulla conciliazione tra vita e lavoro significa rafforzare capacità produttiva, innovazione e attrattività”.