Ferrara, territorio meno abbiente in una regione prospera

Ferrara, territorio meno abbiente in una regione prospera 1

Ferrara si sviluppa, ma continua a presentare un livello di povertà rispetto al resto dell’Emilia-Romagna. Con un reddito imponibile medio di 24.414 euro, la provincia ferrarese si colloca penultima nella regione, superando solo Rimini. Inoltre, il divario rispetto alla media emiliano-romagnola ha ormai superato i 2400 euro per ogni contribuente.

Questo è il dato che emerge con maggiore evidenza nell’analisi delle dichiarazioni dei redditi realizzata da Ires Emilia-Romagna, basata sui dati forniti dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e riferita alle dichiarazioni presentate nel 2025 per l’anno fiscale 2024. Mentre la regione mostra un imponibile medio di 26.831 euro, confermandosi tra le più agiate d’Italia, Ferrara continua a rimanere indietro.

Il margine che la separa da chi la precede è esiguo: Forlì-Cesena registra un imponibile di 24.445 euro, solo 31 euro in più. Dal 2019, Ferrara ha perso una posizione nella classifica regionale, a favore della provincia romagnola. Il reddito imponibile è aumentato del 3,7% nell’ultimo anno e del 18,1% rispetto al 2019, ma questa crescita non è stata sufficiente per recuperare terreno.

La situazione diventa ancora più significativa analizzando il territorio. Il comune di Ferrara, da solo, raggiunge un imponibile medio di 27.432 euro, superiore alla media regionale. Tra città e provincia si crea così un divario: il territorio ferrarese è quello dell’Emilia-Romagna con la maggiore differenza tra capoluogo e resto della provincia, pari al 12,4%.

A rendere la situazione più complessa è la composizione dei redditi. Ferrara ha la percentuale più bassa in regione di contribuenti con reddito da lavoro dipendente, solo il 54%, mentre il 38,9% percepisce un reddito pensionistico, la percentuale più alta dell’Emilia-Romagna. Un dato che Ires attribuisce alla struttura demografica della provincia, evidenziando un territorio più anziano e meno legato al lavoro dipendente rispetto al resto della regione.

Tuttavia, è soprattutto la distribuzione dei redditi a mettere in luce le . Quasi tre contribuenti ferraresi su dieci, il 29,4%, dichiarano meno di 15mila euro imponibili all’anno, rispetto al 27,5% regionale. Dall’altra parte della scala, solo il 2,7% supera i 75mila euro, mentre la media dell’Emilia-Romagna è del 3,6%.

Scendendo verso il Basso Ferrarese, il divario diventa ancora più marcato. Goro è il comune con il reddito imponibile medio più basso dell’intera Emilia-Romagna, con soli 14.336 euro. È anche l’ultimo per redditi medi da lavoro dipendente, con 15.513 euro, e nel 2024 ha registrato addirittura una diminuzione del 2,7%. Tra i dieci comuni regionali con i redditi da lavoro più bassi figurano inoltre Lagosanto, con 19.242 euro, e Comacchio, con 19.584 euro.

Il rapporto Ires evidenzia così una frattura territoriale che attraversa l’Emilia-Romagna: i redditi più elevati si concentrano principalmente lungo l’asse della via Emilia, mentre le aree più periferiche rimangono sistematicamente indietro. Ferrara si colloca quindi nella parte più vulnerabile di questa geografia.

A complicare ulteriormente la situazione c’è il potere d’acquisto. Tra il 2019 e il 2024, i redditi imponibili regionali sono aumentati del 17,7%, praticamente in linea con l’inflazione, che è salita del 17,4%. Per i lavoratori dipendenti, però, l’incremento si ferma al 13,5%: ciò significa che, nel medio periodo, le retribuzioni non hanno tenuto il passo con l’aumento dei prezzi.

Su questi dati interviene il segretario generale della Cgil Emilia-Romagna Massimo Bussandri, il quale sottolinea che la ricerca evidenzia “diversi elementi di preoccupazione”. Il sindacato mette in guardia soprattutto sull’erosione dei redditi fissi: “L’aumento dei costi per i carburanti, l’energia e la conseguente spirale inflazionistica, secondo autorevoli analisi, a fine 2026 avrà eroso in media 1500 euro di reddito per ogni famiglia di percettori di reddito fisso, corrispondente più o meno alla tredicesima mensilità”.

Da qui la richiesta al Governo di intervenire sui costi dell’energia e dei carburanti, rafforzare il controllo dei prezzi, sostenere i rinnovi contrattuali e aumentare il prelievo su “rendite, grandi patrimoni e profitti erosi”.

Per Ferrara, però, la situazione è già delineata nei numeri: la città capoluogo mantiene una certa stabilità, mentre il resto della provincia fatica. E con una media provinciale penultima nella regione, quasi un contribuente su tre sotto i 15 mila euro e il comune più povero dell’Emilia-Romagna all’interno dei propri confini, il divario con la parte più benestante della regione rimane tutt’altro che trascurabile.

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