Fox Bompani, il piano di concordato fallisce: si avvia la cessione dello stabilimento di Ostellato.
Ostellato. La crisi della Fox Spa di Renzo Bompani, storica realtà di Ostellato specializzata nella fabbricazione di elettrodomestici, entra in una fase ancora più critica. La quarta relazione semestrale del commissario giudiziale Enrico Baraldi, presentata al Tribunale di Ferrara, mette in evidenza come il piano concordatario approvato nel dicembre 2024 non sia più praticabile nelle attuali circostanze e necessiti di una revisione sostanziale.
I due aspetti che emergono con maggiore evidenza dal documento riguardano il futuro dell’occupazione e quello dello stabilimento di Ostellato, entrambi destinati a essere interessati nella revisione del piano industriale.
Sul fronte occupazionale, la situazione è particolarmente allarmante. L’azienda ha già ottenuto la proroga della cassa integrazione straordinaria con contratto di solidarietà fino al 31 dicembre 2026 per un massimo di 77 dipendenti, ma il commissario richiama quanto indicato dalla direzione: l’analisi organizzativa evidenzia “esuberi superiori a 50 unità” e la “probabile chiusura della smalteria”. Parallelamente, è stata avviata anche una procedura di mobilità volontaria per ridurre in modo permanente il costo del lavoro e adattare l’organico alle nuove dimensioni produttive.
Un altro aspetto critico riguarda il futuro del sito produttivo di Ostellato. Secondo la relazione, i correttivi finora adottati non saranno sufficienti a garantire il rispetto del concordato e la modifica del piano dovrà prevedere “tempistiche rigorose per l’alienazione di alcuni assets, tra cui certamente lo stabilimento industriale di Ostellato”. Una prospettiva che, se confermata, rappresenterebbe un cambiamento significativo per uno dei principali insediamenti industriali della zona.
Nei mesi scorsi, l’azienda aveva già intrapreso un percorso di valorizzazione dell’immobile, destinando quote sempre più ampie degli spazi ad attività logistiche e mantenendo solo una parte della superficie per la produzione diretta, nel tentativo di rendere il complesso più attraente per potenziali investitori. Contestualmente, prosegue anche la ricerca di acquirenti per altri beni aziendali, tra cui stampi, attrezzature e know-how non più utilizzati.
Il deterioramento della situazione economica è attribuito anche agli effetti del conflitto nell’area del Golfo Persico, che ha colpito il principale mercato di riferimento dell’azienda, verso il quale è destinato il 100% delle esportazioni. Le difficoltà logistiche e commerciali hanno causato una significativa diminuzione dei volumi produttivi già nel primo semestre del 2026, aggravando una situazione già compromessa dalla lenta ripresa dell’attività dopo l’avvio del concordato.
Le ripercussioni si riflettono direttamente sui bilanci. Il commissario sottolinea che la produzione e il fatturato sono rimasti ben al di sotto delle previsioni del piano industriale, impedendo di generare i flussi di cassa necessari sia per la gestione ordinaria sia per soddisfare i creditori. Il debito corrente è così aumentato a oltre 1,07 milioni di euro, con un incremento di quasi 395mila euro rispetto alla fine del 2025.
Il passaggio forse più significativo della relazione riguarda però l’esecuzione del concordato. “Ad oggi non sono stati pagati i crediti privilegiati, da soddisfare invece già nel corso dell’esercizio 2025, e non vi sono previsioni di pagamento degli stessi nel corso dell’esercizio 2026 per mancanza di disponibilità finanziaria”, scrive il commissario, certificando il forte ritardo accumulato nell’attuazione del piano.
Tuttavia, non mancano alcuni elementi di ottimismo. Al 28 luglio, l’azienda disponeva di un portafoglio ordini superiore a 6,1 milioni di euro, tra commesse già in produzione e ordini in fase di conferma, sostenuti anche da linee di credito dedicate e dall’acquisizione di nuovi clienti. Secondo il commissario, però, questi segnali positivi non sono sufficienti, allo stato attuale, a garantire il rispetto del piano originario, rendendo inevitabile una sua revisione insieme a una profonda riorganizzazione industriale e occupazionale.
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