Frutticoltura a Ferrara, Claudia Guidi: “Un patrimonio da tutelare tra cambiamenti climatici, sostenibilità economica e innovazione”

“Il settore della frutticoltura ferrarese sta vivendo uno dei momenti più complessi della sua storia recente”, afferma Claudia Guidi, presidente di Confagricoltura Ferrara, durante l’evento Interpera. “Negli ultimi anni, le aziende hanno dovuto affrontare le conseguenze sempre più manifeste dei cambiamenti climatici, come gelate tardive, grandinate e fenomeni estremi, insieme alla crescente pressione di malattie vegetali come la maculatura bruna, i danni causati dalla cimice asiatica, l’aumento dei costi di produzione e una redditività sempre più inadeguata. La pericoltura, che rappresenta una delle eccellenze storiche della nostra area, è tra i settori che hanno subito maggiormente queste difficoltà”.

“Dietro la diminuzione delle superfici frutticole e gli espianti che hanno colpito il nostro territorio, riducendo in dieci anni le aree coltivate a frutteto, non ci sono solo alberi abbattuti, ma anche aziende che smettono di investire, famiglie che abbandonano produzioni tradizionali e un territorio che perde occupazione, competenze e valore aggiunto” – continua Guidi. “Non si tratta solo di produzioni agricole: ogni ettaro di frutteto crea occupazione, indotto e ricchezza diffusa”.

La frutticoltura è infatti tra le coltivazioni che richiedono il maggior numero di giornate lavorative per ettaro, generando mediamente tra le 80 e le 100 giornate di lavoro all’anno per ogni lavoratore. Ferrara dispone attualmente di circa 8.000 ettari di frutteto, che si traducono in oltre 600 mila giornate di lavoro annuali. La riduzione delle superfici ha quindi comportato la perdita potenziale di centinaia di migliaia di giornate lavorative, con conseguenze che hanno interessato aziende agricole, cooperative, magazzini di lavorazione, trasporti, vivai, imprese agromeccaniche e attività di trasformazione. “In questo contesto si inseriscono anche le nuove sfide legate alle ondate di calore” – evidenzia la presidente provinciale di Confagricoltura. “La salvaguardia della salute e della sicurezza dei lavoratori agricoli deve essere una priorità assoluta e condivisa. Tuttavia, l’applicazione dell’ordinanza regionale contro il colpo di calore mette in luce la necessità di trovare un equilibrio tra la protezione delle persone e la sostenibilità organizzativa delle imprese. L’impossibilità di pianificare con adeguato anticipo le attività aziendali rischia infatti di compromettere le raccolte, influenzare la qualità delle produzioni e mettere a repentaglio non solo il reddito degli agricoltori, ma anche quello delle migliaia di lavoratori attivi nel settore”.

Per questo motivo, Confagricoltura Emilia Romagna ha richiesto una maggiore prevedibilità degli strumenti utilizzati per identificare le giornate a rischio, una semplificazione degli adempimenti e una maggiore flessibilità organizzativa che permetta di coniugare sicurezza e continuità produttiva. “La frutticoltura ferrarese non è solo un settore produttivo, ma un patrimonio economico, sociale e identitario che deve essere tutelato” – conclude Guidi. “Proteggere la frutticoltura significa salvaguardare il lavoro, l’economia e il futuro stesso del nostro territorio”.

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