La missiva è rivolta ai ministri dell’Economia, delle Imprese e del Made in Italy, dell’Agricoltura, dell’Ambiente e ai commissari all’Agricoltura e per il Clima della Commissione Europea – Commissario all’agricoltura. La firma è quella del vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, Vincenzo Colla.
Colla condivide la preoccupazione sollevata da Yara (azienda norvegese leader nel settore della nutrizione delle colture, con tre stabilimenti in Italia, di cui due a Ferrara e Ravenna, gli unici nel paese dedicati alla produzione di fertilizzanti azotati) riguardo “all’atteggiamento altalenante e incerto” della Commissione europea in relazione all’applicazione del Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam).
La multinazionale sostiene che non si possano rivedere, con effetto retroattivo, le basi normative delle decisioni d’investimento che le aziende lungimiranti hanno avviato in attuazione di piani di trasformazione pluriennale.
In particolare, l’introduzione del nuovo articolo 27a nella proposta legislativa della Commissione europea permetterebbe alla Commissione di escludere temporaneamente alcuni beni — compresi i fertilizzanti — dal Cbam tramite atti delegati, in situazioni ampiamente definite di “circostanze gravi e impreviste” in cui si ritenga che il Cbam possa causare “gravi danni” al mercato interno dell’Ue a causa degli effetti sui prezzi.
Tuttavia, Colla avverte che la possibilità di sospendere il Cbam “mette a rischio la competitività delle industrie europee fondamentali, che da decenni affrontano i costi del carbonio più elevati a livello globale. In un contesto simile, le importazioni da paesi con normative climatiche deboli o assenti potrebbero mettere in difficoltà i produttori europei, collocando i prodotti “Made in Europe” in una posizione di svantaggio strutturale”.
Questa incertezza, inoltre, potrebbe compromettere investimenti innovativi programmati di medio e lungo termine, “poiché l’inaffidabilità del contesto legislativo non può che riflettersi in una maggiore cautela da parte delle imprese, se non addirittura in scelte orientate alla delocalizzazione verso paesi terzi”.
E la Regione, scrive Colla, in accordo con i sindaci di Ferrara e Ravenna, sostiene il progetto di transizione ecologica e decarbonizzazione del sistema economico e industriale dell’Europa, “perché rappresentano le chiavi per una trasformazione industriale competitiva che riporterà i nostri siti produttivi alla guida dell’innovazione sostenibile”.
Il vicepresidente sottolinea che la Regione Emilia-Romagna crede “nell’importanza della politica industriale e della riconversione sostenibile dei poli produttivi chimici, che sono un’eccellenza del sistema regionale. Come Regione Emilia-Romagna, sosteniamo la produzione di idrogeno verde, che può integrarsi nella produzione di ammoniaca e quindi di urea carbon-neutral”.
E, da questo punto di vista, l’esenzione proposta dalla Commissione con l’introduzione dell’Articolo 27 A, “non rappresenta uno strumento efficace per supportare in modo sostanziale gli agricoltori europei; al contrario, rischia di generare effetti negativi per la prosperità e l’indipendenza strategica delle filiere agroalimentari italiane e dei settori direttamente e indirettamente collegati”.
Le dichiarazioni di Colla vengono riprese da Paolo Calvano, capogruppo del Partito Democratico in Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna: “Non ci troviamo di fronte a una questione tecnica, ma a una decisione che riguarda la competitività dell’industria europea, la stabilità delle filiere produttive e la credibilità della transizione ecologica”.
“Il Cbam – continua Calvano – è stato concepito per evitare che le aziende europee, giustamente chiamate a rispettare standard ambientali elevati, si trovino svantaggiate rispetto a produzioni provenienti da Paesi che non hanno gli stessi obblighi. Indebolirlo o renderlo incerto significherebbe colpire proprio quelle aziende che hanno scelto di investire nella decarbonizzazione e nell’innovazione”.
Alle parole di Calvano si aggiungono le dichiarazioni di Giada Zerbini e Nicola Minarelli, segretari comunale e provinciale del Pd.
“Non è possibile chiedere alle imprese di investire nella decarbonizzazione e poi esporle alla concorrenza di produzioni realizzate al di fuori dell’Europa senza gli stessi standard ambientali – affermano -. Difendere il Cbam significa garantire regole uguali per tutti e quindi una concorrenza leale, lavoro, investimenti e un futuro industriale. Per Ferrara, questo tema è concreto: il polo chimico deve essere riconosciuto come infrastruttura strategica per il Paese, poiché qui si giocano occupazione, ricerca, innovazione e transizione ambientale”.
“Il Governo deve adottare una posizione chiara per tutelare il Cbam – concludono – e i poli industriali della chimica italiana, perché la transizione ecologica non può trasformarsi in una nuova dipendenza dall’estero”.