Licenziamento per giusta causa. L’impresa è obbligata a risarcire 24 stipendi.
di Tommaso Piacentini
“La giudice ha dichiarato il licenziamento non valido per ingiusta causa”. Con queste parole l’avvocato Stefania Guglielmi, che assiste Floriana Fraboni nel contenzioso per licenziamento illegittimo contro l’azienda Coop Alleanza 3.0, ha comunicato la lettura delle motivazioni – avvenuta martedì 21 aprile – della sentenza emessa dalla giudice del lavoro del Tribunale di Ferrara, Alessandra De Curtis, il 17 febbraio scorso.
In base all’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, l’azienda è obbligata a risarcire Fraboni con l’indennità massima, corrispondente a 24 mensilità complete – circa 62mila euro – oltre agli interessi legali, le spese legali e processuali, considerando anche la rivalutazione monetaria.
Grande soddisfazione è stata espressa da Filcams Cgil, in particolare dalla segretaria generale Maria Lisa Cavallini: “Coop Alleanza sosteneva che il licenziamento fosse giustificato, facendo riferimento al proprio regolamento interno. È fondamentale che la giudice abbia riportato la questione alla giurisprudenza per valutare il provvedimento disciplinare più grave che possa esistere, specialmente per una persona con tanti anni di esperienza lavorativa.”
Il 13 giugno 2024, infatti, l’azienda aveva comunicato il licenziamento di Fraboni, impiegata nel reparto macelleria del punto vendita “Nuovo Doro”, accusandola di aver colpito il caporeparto con un pezzo di carne. Cavallini ripercorre la situazione: “Era mattina presto e Floriana si preparava a effettuare il cambio di consegne con la collega Delia.”
Fraboni in quel momento aveva un sospetto: c’era una grande quantità di carne in cella e altrettanta stava per essere scaricata. In quel frangente è intervenuto il caporeparto, che ha intimato alle colleghe “di non fare polemiche e di tornare a lavorare”.
Floriana, a quel punto, è tornata nel reparto. Era da sola e stava per gettare un pezzo di carne – precisamente uno scarto di lavorazione – nell’apposito bidone, quando il caporeparto le ha toccato una spalla da dietro. La lavoratrice, spaventata, si è girata di scatto e quel pezzo di carne ha colpito il caporeparto.
“Coop Alleanza ha deciso di procedere con l’immediata sospensione, 13 giorni dopo l’evento” ha spiegato Cavallini. Successivamente è arrivata l’ingiunzione di licenziamento.
“Coop non ha voluto ascoltare le spiegazioni della lavoratrice e ha optato per il licenziamento – ha chiarito Cavallini -. Abbiamo subito evidenziato che il provvedimento era eccessivo: non c’era alcuna intenzione di arrecare danno, abbiamo considerato corresponsabile anche il caporeparto che è sopraggiunto da dietro.”
A questo punto ha avuto inizio il procedimento legale: “In prima istanza la giudice ha cercato di creare le condizioni per trovare un accordo, proponendo diverse soluzioni per una conciliazione. Coop non solo non ha mostrato alcuna volontà di riconciliazione, ma si è dimostrata sempre più convinta della propria decisione.”
“Questa situazione – ha affermato l’avvocato Guglielmi – ci ha colto di sorpresa perché sembrava che l’azienda volesse giungere in modo affrettato al provvedimento di espulsione. Durante il processo ha cercato di dipingere Floriana come una persona violenta, secondo noi caricando di fatti non veritieri una vicenda che aveva tutt’altro significato.”
Una sorpresa, questa volta positiva, si è verificata: “La testimonianza dei colleghi ancora in servizio è stata un momento molto delicato. I colleghi, invece, hanno raccontato i fatti così come sono accaduti, conferendo totale affidabilità al racconto di Floriana.” Non solo: prima e durante il processo, sono stati proprio i colleghi a lanciare spontaneamente due raccolte firme a sostegno della collega.
La sproporzione tra l’azione compiuta e la decisione assunta dall’azienda deriverebbe, come ha dichiarato l’avvocata, anche da una carriera priva di qualsiasi richiamo disciplinare da parte di Fraboni: “Floriana non aveva mai ricevuto contestazioni disciplinari, mai un appunto. La sproporzione deriva anche dall’anzianità di servizio, di oltre 25 anni, e dalla stima di cui godeva Floriana presso i clienti.”
Da qui il sospetto di Cavallini: “Negli ultimi anni Coop Alleanza non si è fermata: secondo noi c’è una tendenza sospetta nel licenziamento di persone con un’anzianità elevata. Utilizzano il regolamento aziendale come strumento utile al licenziamento, con l’intento di ridurre i costi del lavoro.”
Infine, l’avvocato Guglielmi ha voluto sottolineare il vero responsabile della complessa vicenda di Fraboni: “Indichiamo la metodologia dell’azienda come colpevole, non il caporeparto. L’azienda non ha condotto alcun tipo di indagine: prima deve dimostrare che sia avvenuto un fatto e che questo abbia compromesso il vincolo fiduciario, mentre in questo caso è avvenuto il contrario. È come se l’azienda si attribuisse l’arbitrarietà di dimostrare che il fatto leda il vincolo fiduciario.”
Una storia con un finale positivo, sebbene con una nota amara. Floriana Fraboni oggi lavora presso il supermercato Md, “con meno contributi accumulati e con uno stipendio inferiore rispetto a quello precedente”, come ha dichiarato. “Io avrei accettato il reintegro. Ringrazio il sindacato Cgil, Stefania che ha creduto in me. Oltre a loro, tantissimi amici: l’associazione di calcio, la pallavolo femminile, i colleghi, l’Md dove lavoro e la parrocchia di Pontelagoscuro.”
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