Normativa elettorale: incentivo alla governabilità e principi costituzionali

La recente legge elettorale, presentata il 26 febbraio e denominata Stabilicum, si colloca tra le garanzie costituzionali e la stabilità. Si adotta un sistema proporzionale puro con un premio di governabilità, mantenendo le soglie di sbarramento. Tuttavia, il meccanismo del ballottaggio appare più problematico: quali sono le aspettative?

Il Rosatellum tra maggioritario e proporzionale

Il cosiddetto Rosatellum, introdotto nel 2017, è la legge elettorale che ha regolato le elezioni politiche del 2018 e del 2022: a questa normativa si deve l’attuale ripartizione dei seggi in Parlamento. Essa prevede che il 37% dei seggi sia assegnato tramite un sistema maggioritario uninominale, mentre il restante 63% è distribuito proporzionalmente a livello nazionale alla Camera e regionale al Senato (art. 57 Cost), senza alcun premio di maggioranza.

In entrambi i casi, per poter accedere alla ripartizione è necessaria una soglia di sbarramento: le coalizioni devono raggiungere almeno il 10%; per le singole liste è sufficiente il 3%. In base al sistema di distribuzione interna, se una lista di una coalizione non raggiunge il 3%, non ottiene seggi nella parte plurinominale, ma i suoi voti vengono redistribuiti tra gli altri membri della coalizione. Questo rappresenta un incentivo per la coalizione.

Un aspetto cruciale sono le liste bloccate: i candidati vengono eletti in base all’ordine di presentazione stabilito dalla lista stessa. In pratica, la decisione spetta alla segreteria di partito, con ripercussioni sulla politica interna dei partiti. Infine, è permessa la candidatura dello stesso individuo in diversi collegi, sebbene con alcune limitazioni.

Lo Stabilicum: premio di governabilità e ballottaggio

Il progetto Malan, presentato il 26 febbraio e ribattezzato Stabilicum, si configura come un proporzionale puro, recuperando la componente maggioritaria attraverso l’introduzione di un “premio di governabilità”: 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la coalizione più votata che ottiene almeno il 40% dei voti. Se nessuna coalizione supera tale soglia, la distribuzione rimane proporzionale. Se due coalizioni ottengono tra il 35% e il 40%, si procede a un ballottaggio per l’assegnazione del premio.

Nel rispetto dei criteri stabiliti dalla Corte Costituzionale (sent. 1/2014; sent. 35/2017), che definiscono i limiti entro cui la rappresentatività può essere sacrificata in favore della governabilità, viene introdotto un tetto massimo fissato a 230 seggi alla Camera e 114 al Senato, corrispondenti a circa il 57%. Secondo la maggioranza, questo sarebbe sufficiente a garantire l’elezione di un Presidente della Repubblica non divisivo (per la maggioranza assoluta necessaria si devono considerare anche i delegati regionali e il voto segreto), mantenendosi più o meno lontani dal 60% necessario per eleggere i membri della Consulta e dai due terzi richiesti per la revisione costituzionale senza referendum.

Inoltre, rimane in vigore la soglia di sbarramento al 3% e viene introdotta l’indicazione in lista del candidato Presidente del Consiglio: per la maggioranza, un principio di trasparenza nell’offerta politica. Le circoscrizioni e i collegi plurinominali proporzionali restano invariati.

Majority assuring e polarizzazione del sistema

La conseguenza politica dell’introduzione di un premio di governabilità è la polarizzazione del sistema su due fronti, incentivando la creazione di coalizioni per conseguire il premio di governabilità. Non sorprende, quindi, che già dopo il referendum sulla magistratura, i partiti del campo progressista abbiano iniziato a discutere di primarie di coalizione.

Pur essendo tecnicamente possibile, è molto improbabile che la prima coalizione non raggiunga la maggioranza assoluta una volta ottenuto il premio: secondo le prime simulazioni, l’unico scenario sarebbe con un voto disperso (cioè per liste che non superano lo sbarramento) prossimo allo zero. Con un dato più elevato (ad esempio il 7,49% delle politiche 2022), i seggi “persi” dai partiti sotto-soglia si concentrerebbero nelle grandi coalizioni. Di fatto, la nuova legge elettorale garantirebbe sempre la maggioranza assoluta alla prima coalizione (majority assuring).

A questo si aggiunge che il premio, così come il limite di 230 seggi alla Camera e 114 al Senato, è calcolato sul totale dei seggi esclusi Valle d’Aosta, Trentino e circoscrizione Estero. Se la coalizione che raggiungesse il tetto massimo vincesse anche questi seggi, arriverebbe a percentuali superiori al 60%: sufficienti per eleggere i giudici della Corte Costituzionale e molto vicine alla maggioranza per modificare la Costituzione senza referendum.

Il paradosso del ballottaggio

Più complessa appare la forbice entro cui due coalizioni accedono al ballottaggio, poiché talvolta la matematica genera paradossi controintuitivi. Nonostante la sua logica sempre legata alla governabilità, un intervallo ristretto come quello che va dal 35% al 40% può generare distorsioni in base alla distanza tra il primo e il secondo.

Una coalizione che si fermasse appena prima del 40% avrebbe necessità di un’altra lista sopra al 35% per accedere al ballottaggio, in assenza della quale non si potrebbe ottenere il premio e la distribuzione resterebbe proporzionale. Al contrario, due liste al 35% garantirebbero lo spareggio e la possibilità di ottenere i seggi del correttivo di governabilità.

Simulazione YouTrend: cosa cambia con la nuova proposta?

Secondo una simulazione di YouTrend per SkyTG24 sui sondaggi di febbraio 2026, con l’attuale sistema nessuna coalizione raggiungerebbe la maggioranza; con la nuova legge elettorale, il centrodestra conseguirebbe circa il 57% dei seggi. Se si applicasse oggi il Rosatellum,

“a risultare decisiva sarebbe la competizione nei collegi uninominali: qui, a differenza di quanto accaduto alle elezioni politiche del 2022, il centrosinistra risulterebbe più competitivo. Nel 2022 il centrodestra aveva conquistato oltre l’80% dei collegi uninominali con circa il 44% dei voti, anche grazie alla divisione dell’opposizione (Pd e M5s correvano separati). Oggi i restanti seggi andrebbero ad Azione, Futuro Nazionale e a minoranze (MAIE, SVP, UV)”.

Con la nuova legge elettorale, il premio di maggioranza andrebbe direttamente al centrodestra: il vantaggio di pochi punti percentuali si tradurrebbe in una solida maggioranza parlamentare.

Preferenze, voto fuori sede e astensionismo

Tra i temi da affrontare, il criterio delle preferenze, in particolare in relazione al premio di maggioranza. La proposta presentata prevede liste fisse, ma è emersa anche la possibilità di un’attribuzione proporzionale alla coalizione vincente. Ancora irrisolta la questione del voto fuori sede, nonostante le numerose proposte già presentate negli anni in Parlamento.

L’ultimo aspetto da considerare è quello dell’astensionismo, che rischia di amplificare le distorsioni del premio di governabilità. Con un dato di partecipazione al 60% (come nelle politiche 2022), una coalizione che ottenesse il 35% e vincesse il ballottaggio si troverebbe con la maggioranza assoluta dei seggi, con un consenso reale attorno al 20% dell’elettorato italiano. L’astensionismo avvantaggerebbe la forza politica con più voti, in misura anche maggiore rispetto a quanto già avviene con l’attuale legge elettorale.

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