di Paola Peruffo*
Quanto avvenuto a Sofia, dove un gruppo di giovani ebrei italiani è stato oggetto di aggressioni e minacce da parte di alcuni estremisti neonazisti, costituisce un episodio estremamente grave che non può essere considerato una semplice provocazione.
L’antisemitismo è in aumento e sta assumendo forme sempre più manifeste e allarmanti. Non si limita più alla critica, anche severa, delle politiche dello Stato di Israele, ma finisce per colpire direttamente le persone ebree, trasformando un dissenso politico in odio religioso, discriminazione e violenza.
Negli ultimi mesi, questo odio si è manifestato in vari modi: dalle scritte sui muri fino alle contestazioni e all’allontanamento della Brigata Ebraica dalle celebrazioni del 25 aprile. Si tratta di segnali diversi, ma accomunati da un clima di intolleranza che rischia di diffondersi e di essere progressivamente accettato. Quando dei ragazzi vengono offesi, minacciati e aggrediti solo per il loro essere ebrei, significa che è stata superata una soglia che dovrebbe preoccupare tutte le istituzioni. La libertà di critica non può mai diventare un pretesto per alimentare pregiudizi, generalizzazioni o forme di persecuzione nei confronti di un popolo e di una comunità religiosa.
Si tratta di fenomeni che, pur avvenendo in uno stato estero, non devono essere sottovalutati, inserendosi in un contesto più ampio di crescente aggressività. Lo dimostrano, nonostante le profonde differenze tra i singoli eventi, anche le violenze registrate durante alcune manifestazioni legate al movimento No Tav – anche in questo caso coinvolgendo persone di diverse nazionalità – o le aggressioni e gli attacchi rivolti contro le forze dell’ordine.
La protesta e il dissenso sono diritti fondamentali in una democrazia, ma non possono mai tradursi in intimidazione, odio o violenza. È fondamentale tornare a distinguere con chiarezza tra libertà di espressione e incitamento all’ostilità, tra manifestazione del pensiero e aggressione fisica o verbale. È necessario mantenere alta l’attenzione anche sul nostro territorio, promuovendo nelle scuole, nelle istituzioni e nei luoghi di partecipazione civile una cultura basata sul rispetto, sulla memoria e sul rifiuto di ogni forma di discriminazione.
*Componente del Direttivo Provinciale di Fratelli d’Italia Ferrara