Buskers, Farinelli: “Non possiamo perderlo per mancanza di visione”

Buskers, Farinelli: “Non possiamo perderlo per mancanza di visione” 1

di Danny Farinelli*

L’amministrazione comunale non può limitarsi a dichiararsi dispiaciuta per il fatto che il non funzioni più come un tempo e a chiedere agli organizzatori di trovare una soluzione. Se il Buskers è un patrimonio della città, il suo futuro è anche una responsabilità politica.

Negli anni migliori il festival portava a Ferrara migliaia di persone, riempiva alberghi, ristoranti e locali e produceva un indotto straordinario. Non era soltanto una manifestazione culturale: era uno dei nostri più importanti strumenti di promozione turistica. Per questo trovo riduttivo discutere soltanto del costo del festival o del contributo comunale. È giusto che i costi siano sostenibili, ma dobbiamo anche chiederci quanto valore economico il Buskers produce per Ferrara.

Lo dico anche sulla base di un’esperienza personale. Dieci anni fa, essendo stato tra i fondatori di Ferrara Concreta, ricordo il lavoro dell’allora assessore Roberto Serra, che attraverso un bando mise a disposizione spazi per la ristorazione esterna. Era un modo concreto per coinvolgere gli operatori economici che beneficiavano dell’indotto e contribuire al finanziamento della manifestazione.

Oggi possiamo fare molto di più: sponsor, imprese, associazioni di categoria, alberghi, ristoratori e operatori turistici possono diventare parte di un vero modello pubblico-privato di finanziamento. Ma serve una regia del . E soprattutto serve coerenza. Se ci sono risorse per finanziare altri grandi eventi, non si può sostenere che per il Buskers le risorse non esistano. Le risorse pubbliche non sono infinite, ma sono il frutto di scelte e priorità politiche.

Il problema, quindi, non è semplicemente quanto costa il Buskers. È quanto vale per Ferrara e quanto siamo disposti a investire per mantenerlo. Non penso che la soluzione sia trasformare il centro storico in un’area recintata a pagamento. Il successo del Buskers è sempre stato anche nella sua capacità di trasformare l’intera città in un palcoscenico.

Il 40° anniversario del 2027 dovrebbe essere l’occasione per ripensare il modello: Comune, organizzatori, imprese, commercio, ristorazione e operatori turistici intorno allo stesso tavolo, con un piano economico pluriennale e una misurazione seria dell’indotto prodotto.

Il Buskers va cambiato, se necessario. Ma non possiamo permetterci di perderlo per mancanza di visione. Ferrara non ha bisogno soltanto di eventi. Ha bisogno di una politica degli eventi capace di trasformare la cultura e il turismo in economia. E questa, prima ancora che una questione di bilancio, è una questione di volontà politica.

*Segretario Provinciale di Azione

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