Carceri, Zappaterra: “Maggiore protezione e programmi specifici per le detenute”

Rafforzare le politiche destinate alle donne in carcere, assicurare un accesso equo ai servizi sanitari, ai percorsi formativi e lavorativi, proteggere la maternità e il legame con i figli, incrementare il supporto psicologico e sviluppare strumenti concreti per il reinserimento sociale. Questi sono gli obiettivi della risoluzione presentata dalla consigliera regionale del Partito Democratico e Portavoce regionale delle Donne Democratiche Marcella Zappaterra, sottoscritta da tutte le consigliere di maggioranza e dai capigruppo Paolo Calvano (Pd) e Simona Larghetti (Avs), per sollecitare la Regione Emilia-Romagna a farsi promotrice, nei confronti del Governo e dell’Amministrazione penitenziaria, di un piano di interventi dedicato alla condizione femminile negli istituti penali.

“La condizione delle donne detenute è spesso doppiamente marginale: vive le problematiche comuni del sistema carcerario e rappresenta una piccola minoranza all’interno di strutture progettate principalmente per la popolazione maschile”, chiarisce Zappaterra. “Questa marginalità numerica rischia di tradursi in una minore attenzione ai loro bisogni specifici, dalla salute alla formazione, fino alle opportunità di reinserimento. È una disuguaglianza che non possiamo tollerare”.

La risoluzione si basa su dati che evidenziano una situazione strutturale: in Emilia-Romagna sono detenute 172 donne, tutte collocate in sezioni femminili all’interno di istituti prevalentemente maschili. Solo a Bologna il numero delle detenute consente di organizzare in modo continuativo attività formative, lavorative e trattamentali, mentre negli altri istituti la presenza limitata rende più complesso costruire percorsi stabili e dedicati.

“Il carcere deve essere un luogo in cui la pena conserva la sua funzione rieducativa prevista dalla Costituzione, non uno spazio che amplifica le fragilità”, evidenzia la consigliera dem. “Per questo motivo chiediamo un potenziamento della sanità penitenziaria, con particolare attenzione alla salute mentale, alla prevenzione del suicidio e dell’autolesionismo, alla continuità delle cure e alla protezione delle donne in gravidanza e delle madri detenute”.

Tra gli impegni contenuti nell’atto vi sono anche il potenziamento delle opportunità di formazione professionale, il supporto ai percorsi di lavoro esterno e semilibertà, il rafforzamento delle reti territoriali per l’autonomia abitativa e lavorativa, il coinvolgimento del Terzo settore e dei Comitati Locali per l’Area Penale, oltre alla promozione di interventi specifici nei territori in cui sono presenti istituti penali.

“Investire nel reinserimento significa investire nella sicurezza delle nostre comunità”, conclude Zappaterra. “Una persona che esce dal carcere con strumenti, competenze e una rete di sostegno ha molte più probabilità di costruire un futuro diverso. Questo è ancora più vero per le donne, che spesso giungono alla detenzione dopo percorsi segnati da violenza, povertà, dipendenze e fragilità familiari. Le istituzioni hanno il dovere di elaborare risposte adeguate, senza lasciare indietro nessuno e senza considerare le detenute come una realtà residuale”.

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