Centrosinistra, D’Alema e il monito sulle primarie: “Evitare divisioni”

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Massimo D’Alema 

Sei donne si sono riunite nel contesto del campo progressista per affrontare una questione: quale visione di Paese propone il centrosinistra in vista delle prossime elezioni politiche? Chiara Braga, Marta Bonafoni e Cecilia Guerra del Pd, insieme alle colleghe Maria Elena Boschi di Italia Viva, Elisabetta Piccolotti di Avs e Chiara Appendino del M5S, hanno preso parte all’incontro nella Sala Berlinguer della Camera. Un “formato innovativo”, come sottolinea Massimo D’Alema, promotore dell’evento in qualità di presidente della Fondazione Italianieuropei.

La presentazione del nuovo numero della rivista ha dato inizio al dibattito sulle opportunità che la vittoria del no al referendum ha creato per le opposizioni. Tuttavia, il dilemma riguardante la leadership del centrosinistra costringe D’Alema a fornire una risposta sulle primarie. L’ex premier inizialmente evita l’argomento, affermando: “qui si discute del programma”. Successivamente, al termine degli interventi, lancia un avvertimento ispirato alla filosofia cinese: “L’unità deve essere preservata e prima di adottare modalità divisive ci penserei una, due, tre volte. Come dice il Tao: il saggio, prima di agire, riflette. E poi riflette ancora”. In altre parole, le primarie potrebbero innescare una competizione potenzialmente distruttiva all’interno di un centrosinistra che solo ora, con difficoltà, sembra raggiungere la tanto desiderata unità. È quindi preferibile concentrarsi sui contenuti.

Tra le varie anime politiche presenti al tavolo, emergono toni differenti. Mentre Avs e M5S insistono sul tema fiscale rilanciando l’idea di una tassa sui super miliardari, il Partito Democratico e Italia Viva esortano a ripartire da quanto realizzato in quattro anni di .

“Nel centrosinistra non partiamo da zero”, evidenzia la capogruppo dem Chiara Braga, “abbiamo presentato insieme numerosi provvedimenti e organizzato molte iniziative comuni. Tuttavia, abbiamo un compito enorme da svolgere nel Paese”, aggiunge l’esponente dem. Ciò di cui abbiamo bisogno immediatamente è “un centrosinistra ampio che non si rinchiuda nei confini dei partiti: è l’unico modo per costruire un governo alternativo capace di fornire risposte concrete ai cittadini”. Riguardo alla leadership, la dem non menziona le primarie, ma invita a non seguire il modello della destra: “Se osserviamo questi quattro anni, l’unico sostegno del governo è stata la forza della leader, ma mai come in questo momento quel modello ha dimostrato di essere fallimentare e noi non dobbiamo farci trascinare in quella direzione, innanzitutto perché è un modello che non ci appartiene e poi perché ha dimostrato di non funzionare”.

Maria Elena Boschi riprende il discorso affermando che “il palloncino Meloni si sta sgonfiando, perde aria al suo interno e continuerà a farlo sempre di più nei prossimi mesi. Tuttavia, non è scontato che gli italiani scelgano l’alternativa. Per questo dobbiamo lavorare insieme, superare contrapposizioni e differenze e tentare di realizzare un lavoro comune”. Come già accennato, Appendino per il M5S e Piccolotti di Avs toccano un tema che si è rivelato problematico per il centrosinistra in passato. “Se una sinistra ha senso deve combattere contro la logica delle pre-esistenze per cui se nasci ricco rimani ricco e se nasci povero muori più povero. Dobbiamo spostare il peso dall’Irpef e dalle tasse sui redditi verso forme di patrimoniali, affrontando con decisione le questioni”, avverte Piccolotti. “Noi ci troveremo a gestire un Paese che è un cumulo di macerie e che dobbiamo mettere in sicurezza. La prima sicurezza è quella sociale: abbiamo 12 miliardari al mondo che possiedono più risorse di 4 milioni di persone”, sottolinea Appendino: “Il tema delle disuguaglianze va affrontato con determinazione oppure rischiamo di diventare come gli altri. È necessario un contributo straordinario da parte di chi ha super patrimoni: non dobbiamo temere di farlo”, conclude l’esponente M5S.

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