Comitati NoBiogas: difendiamo la zona Unesco

Il Coordinamento provinciale Comitati NoBiogas/NoBiometano e il Forum Ferrara Partecipata hanno espresso una presa di posizione contro l’emendamento approvato di recente al Senato sul decreto carburanti. Tale modifica, introdotta da due senatori del Partito Democratico di cui uno eletto in Emilia-Romagna, rimuove il divieto di installare impianti nelle aree di protezione esterna dei siti Unesco. Questo divieto era stato un punto centrale della protesta dei comitati.
Secondo i promotori, questa decisione potrebbe alterare gli equilibri normativi regionali sulle aree idonee alle rinnovabili. In precedenza, il Coordinamento, il Forum e la Rete Emergenza Climatica Ambientale Emilia-Romagna hanno dialogato con i gruppi di maggioranza consiliare regionale (Pd, Avs, M5s e Civici con De Pascale). Sebbene le associazioni abbiano espresso insoddisfazione per la legge regionale, hanno riconosciuto alcuni vincoli esistenti, come la limitazione del consumo di suolo agricolo e il divieto di installazione nelle zone Unesco, sia core che buffer.
"Una scelta sbagliata, che va in direzione di consolidare un modello per cui oggi la transizione verso le energie rinnovabili si sta compiendo privilegiando i grandi impianti, in una logica guidata dal mercato e dagli interessi dei grandi produttori", sostengono i firmatari, secondo i quali questo approccio rischia di non tenere sufficientemente conto della tutela ambientale, dei territori e del coinvolgimento dei cittadini.
I comitati non si oppongono allo sviluppo delle fonti rinnovabili, ma sottolineano la necessità di accelerare il superamento delle fonti fossili, responsabili delle emissioni nocive e dei cambiamenti climatici. La transizione energetica deve però rispettare criteri di sostenibilità sociale e ambientale.
"Il passaggio alle energie rinnovabili deve, però, essere giusta, cioè sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale, coinvolgendo i cittadini e non rispondendo agli interessi dei grandi produttori di energia", affermano.
La proposta dei comitati è privilegiare impianti di dimensioni ridotte e installazioni su tetti, parcheggi, edifici pubblici e siti bonificati, piuttosto che grandi strutture nei terreni agricoli. Secondo il Coordinamento e il Forum, questa scelta tutelerebbe la vocazione agricola del territorio e favorirebbe una maggiore partecipazione delle comunità locali.
I promotori evidenziano anche il ruolo delle comunità energetiche, sostenendo che la diffusione di piccoli impianti potrebbe contribuire a ridurre i costi delle bollette elettriche. "Sotto le cabine elettriche secondarie, esistono già le comunità energetiche di fatto", osservano.
La questione è particolarmente rilevante per il territorio ferrarese. Le aree buffer interessano quasi la metà della provincia, che ha già contribuito in misura consistente alla potenza installata da impianti di energia rinnovabile in Emilia-Romagna: circa il 60% del totale regionale per il biometano e oltre il 40% per il fotovoltaico. I firmatari precisano che il biometano non può essere considerato pienamente una fonte di energia rinnovabile.
Per questo il Coordinamento provinciale Comitati NoBiogas/NoBiometano e il Forum Ferrara Partecipata chiedono di mantenere il divieto nelle aree buffer e sollecitano una presa di posizione pubblica delle istituzioni locali e regionali.
In particolare, hanno chiesto alla Giunta regionale, all’Amministrazione provinciale e a quella comunale di esprimersi esplicitamente sulla modifica normativa, sottolineando che, fino a questo momento, non lo hanno ritenuto necessario.
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