Ddl Valditara, “regresso nella tutela contro la violenza”
di Alleanza Verdi e Sinistra e Possibile – Circoli ferraresi
In un contesto in cui l’Italia continua a fronteggiare il problema della violenza di genere, la maggioranza di governo decide di ostacolare e, in alcuni casi, di abolire i percorsi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Consideriamo questa decisione estremamente errata: l’educazione sessuo-affettiva non è un argomento secondario, né una questione di natura ideologica.
Essa implica l’insegnamento del rispetto reciproco, del consenso, del riconoscimento delle emozioni, del valore delle diversità e dell’autodeterminazione.
Significa fornire a bambine, bambini e adolescenti gli strumenti necessari per instaurare relazioni sane, rispettose e libere da stereotipi, discriminazioni, dinamiche di possesso, controllo e sopraffazione.
Il Ddl approvato giovedì dal Parlamento introduce nuove restrizioni e rafforza l’idea che tali percorsi siano facoltativi, da autorizzare di volta in volta, piuttosto che una parte essenziale della formazione delle nuove generazioni. In particolare, richiede il consenso informato preventivo da parte dei genitori per le attività scolastiche che trattano temi legati all’educazione sessuo-affettiva e continua a considerare questi percorsi come iniziative “straordinarie” e non come una componente stabile dell’istruzione.
Quando il consenso informato preventivo diventa una condizione per partecipare a percorsi educativi su rispetto, consenso e relazioni, si corre il rischio di escludere proprio quelle studentesse e quegli studenti che potrebbero trarre maggior beneficio. Inoltre, si trasmette un messaggio culturale errato, suggerendo che discutere di questi temi sia qualcosa di eccezionale, controverso o addirittura sospetto, anziché una parte fondamentale della crescita individuale.
Nel dibattito pubblico si tende spesso a confondere l’educazione sessuo-affettiva con una precoce educazione alla sessualità. In realtà, nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria, significherebbe affrontare argomenti come rispetto, emozioni, stereotipi, autonomia, relazioni e gestione dei conflitti. È proprio in questi anni che si formano atteggiamenti e modelli relazionali che accompagneranno le persone per tutta la vita.
Tuttavia, la legge ha escluso la possibilità di attivare questi percorsi nella scuola dell’infanzia e primaria, continuando a non riconoscere l’importanza di un intervento strutturato fin dai primi anni del percorso scolastico, dove la prevenzione potrebbe risultare più efficace.
In questi giorni, Ferrara è stata scossa dal femminicidio di Samanta Zironi. Sarebbe inopportuno sfruttare una tragedia così straziante per alimentare polemiche, ma sarebbe altrettanto errato non cogliere il messaggio che essa ci trasmette.
Ogni femminicidio ci ricorda che la prevenzione non inizia quando la violenza si manifesta. Essa inizia molto prima: nell’educazione, nella cultura, nella capacità di costruire relazioni basate sul rispetto e sull’uguaglianza.
Quando la scuola pubblica non può esercitare pienamente questo ruolo educativo, si crea un vuoto che verrà riempito da ciò che ragazze e ragazzi incontrano quotidianamente: stereotipi di genere, modelli di sopraffazione, contenuti online privi di strumenti critici e una cultura che troppo spesso normalizza il controllo e il possesso.
La prevenzione della violenza non è un’opzione ideologica, ma rappresenta una responsabilità collettiva.
I commenti sono chiusi.