G8, Farinelli (Pd Comacchio): “Il centrosinistra deve riflettere sugli sbagli fatti”
Comacchio. A venticinque anni dagli eventi del G8 di Genova, Michele Farinelli, segretario del Partito Democratico di Comacchio e membro della Commissione regionale di garanzia del Pd, offre una riflessione che trae spunto dall’anniversario del luglio 2001, ma si rivolge anche alle sfide politiche e sociali contemporanee, evidenziando le responsabilità del centrosinistra.
Secondo Farinelli, ricordare Genova non implica solo una condanna delle violenze avvenute alla scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto, ma anche il recupero delle questioni sollevate dal movimento no global riguardo al lavoro, alle disuguaglianze, alla protezione delle imprese e al ruolo della politica nell’economia.
Nel suo intervento, il segretario dem evidenzia come molte delle problematiche sollevate in quel periodo siano oggi ancora più rilevanti, notando che negli ultimi venticinque anni le disuguaglianze si sono amplificate, il ceto medio ha subito un impoverimento e lavoratori e piccoli imprenditori hanno affrontato cambiamenti significativi senza risposte adeguate.
Una riflessione che coinvolge anche il Partito Democratico e l’area progressista. “Anche il centrosinistra, quando ha avuto la possibilità di governare, deve avere l’onestà di interrogarsi su ciò che non è riuscito a vedere o a correggere. Se desideriamo tornare a rappresentare il mondo del lavoro, dobbiamo prima riconoscere gli errori commessi e ricostruire un rapporto di fiducia con coloro che, nel corso degli anni, si sono sentiti trascurati”, afferma Farinelli.
Ripercorrendo le giornate del G8, il segretario del Pd di Comacchio richiama anche le responsabilità accertate dalla magistratura italiana e dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. “Le sentenze della magistratura italiana e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo hanno evidenziato falsificazioni, violenze e trattamenti incompatibili con uno Stato di diritto. È una verità giudiziaria che nessuno dovrebbe avere il coraggio di mettere in discussione”, scrive.
Da qui la convinzione che quegli eventi abbiano segnato una frattura profonda nel rapporto tra istituzioni e cittadini. “Per me, quello fu il momento in cui lo Stato smise di essere semplicemente garante della legalità e, per alcune ore, finì per tradire i principi su cui si basa la nostra Repubblica”, sostiene, ribadendo che “Uno Stato democratico può e deve garantire l’ordine pubblico. Ma non può farlo rinunciando al diritto”.
Nelle conclusioni, Farinelli indica quella che considera l’eredità più attuale di Genova: riportare al centro dell’agenda politica il lavoro, la protezione delle piccole imprese, la riduzione delle disuguaglianze e la capacità della politica di gestire l’economia. Perché, conclude, “Le idee possono essere discusse. Le piazze possono essere contestate. Ma uno Stato democratico non deve mai temere i propri cittadini”, ricordando che “quando smette di ascoltare e sceglie la forza al posto del diritto, perde qualcosa che nessuna sentenza potrà mai restituirgli: la propria autorevolezza”.
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