Il Coisp si oppone al minuto di silenzio per Fakir a Ferrara: “Strumentalizzazione politica”

Il Coisp si oppone al minuto di silenzio per Fakir a Ferrara: “Strumentalizzazione politica” 1

“Richiedere un minuto di silenzio, durante il Consiglio Comunale di Ferrara, per commemorare Abderrahim Fakir rappresenta, alla luce degli eventi e dei tempi attuali, un chiaro e preciso esempio del modo di operare di certa politica che sfrutta questioni, sebbene dolorosamente passate, per la propria, utilitaristica, propaganda elettorale”. Queste sono le dichiarazioni del Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di polizia, in seguito alla richiesta della consigliera Anna Chiappini, a nome della minoranza, di un minuto di silenzio per il 42enne deceduto a Bologna durante un arresto da parte della polizia, avvenuta lunedì 20 luglio.

“Ogni opportunità sembra essere buona per portare avanti la bandiera del disonore nei confronti delle forze di polizia – prosegue il Coisp -. Non si ha nemmeno la minima consapevolezza di cosa possa aver innescato le drammatiche conseguenze del Pilastro di Bologna, mentre una parte della politica e delle associazioni collegate si scagliano contro l’agente di polizia di turno, accusandolo di aver applicato pratiche pericolose e disumane, con ignoranza e insensibilità”.

“L’orchestra si prepara a intonare la già nota melodia: l’avvocato, consigliere comunale, come da copione, avvia la sonata mediatica richiamando traumi del passato in vista del processo in aula, di cui sarà parte attiva; la consigliera di partito, fa riferimento all’analogia con il caso Floyd, equiparando l’intera Polizia Italiana all’Agenzia Federale ICE. Un altro consigliere afferma: ‘È deceduto mentre era nelle mani dello Stato con procedure che questa città conosce molto bene’. A Bologna si sta organizzando una manifestazione per ‘pretendere giustizia’”, aggiunge.

“Come se la giustizia in Italia fosse un’utopia, il sindaco Lepore la richiede in strada – continua -, forse poco fiducioso nell’operato della magistratura. Grazie sindaco Lepore per le ore di distruzione e di caccia “allo sbirro”, grazie per i 56 agenti feriti, per le auto incendiate, per le biciclette danneggiate. Siamo fiduciosi che di queste questioni dovrà rendere conto alla cittadinanza e ai suoi elettori”.

“L’orchestra continuerà sicuramente a intonare il suo canto – si legge nel comunicato -, ognuno nel rispetto del proprio ruolo. Ci sarà chi presenterà interrogazioni al Ministro dell’Interno, chi forse deciderà, come in passato, di avviare l’iter per intitolare una delle varie stanze della Camera o del . Ci saranno nuovi deputati, senatori o europarlamentari tra gli “strillatori” di strada. La musica proseguirà, gli orchestrali seguiranno il loro spartito, il direttore “sviscerato senso di disprezzo per le Forze di Polizia” gestirà il tutto con assoluta maestria. La stampa, più o meno compiacente, farà da cornice e darà risalto. E tutto ciò avverrà senza alcuna conoscenza dell’accaduto, anticipando la lapidazione pubblica e la gogna per gli agenti coinvolti, loro malgrado, in una fase estremamente embrionale,
secondo la logica di gettare comunque fango sulle divise”.

“Siamo stanchi di essere considerati assassini, violenti, privi di cervello e cuore – conclude -. Non abbiamo la forza di voltare le spalle alle richieste della cittadinanza e, sebbene con problemi di organico, ci impegniamo al massimo per soddisfarle. Questo urlare “Al lupo! Al lupo!” però è snervante e, a lungo andare, potrebbe generare dubbi sulla nostra operatività concreta ed effettiva. Voltarsi dall’altra parte non è nel DNA dei poliziotti, ma di questa consapevolezza non bisogna abusare, salvo, ovviamente, non sia proprio questo l’intento degli orchestrali di turno, ai quali forse giovano i disordini, i protocolli operativi della Polizia, criticati ma mai, volutamente, modificati. Forse qualcuno tra i musicanti trarrà vantaggio, economico e ideologico, da queste presunte disfunzioni del sistema di sicurezza. Forse chi oggi grida “al lupo al lupo!!” in cuor suo spera ardentemente che qualche agnellino venga sbranato”.

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