“La Fiom lancia un allerta sul degrado economico di Ferrara a partire dal Primo Maggio.”
di Emanuele Gessi
Situazione difficile per i lavoratori e le lavoratrici di Ferrara. Durante le celebrazioni del Primo maggio, organizzate dalla Fiom Cgil al Fienile di Baura, sono intervenuti i rappresentanti sindacali per confermare questa realtà. “Negli ultimi dieci anni a Ferrara il risparmio è aumentato di quasi 900 milioni di euro”, afferma Samuel Paganini, segretario locale della Cgil-Fisac. Un importo significativo che, tuttavia, non viene reinvestito a favore dell’economia locale, tramite prestiti alle imprese “come previsto dalla nostra Costituzione”.
Al contrario. Dal 2015 al 2025, periodo analizzato nello studio, “il sistema bancario ha erogato 600 milioni in meno alle aziende”. Il settore metalmeccanico è quello che ha subito maggiormente i tagli: “I finanziamenti alle imprese industriali – sottolinea Paganini – sono diminuiti da 614,8 a 451,1 milioni. Questa scarsità di risorse ha portato, in alcuni casi, alla chiusura e, in altri, a un ridimensionamento dell’occupazione”.
Passando a considerazioni più ampie, emergono ulteriori dati allarmanti. “Su 106 giorni dell’anno, 103 persone hanno perso la vita”, dichiara Luca Greco, nuovo segretario della Fillea, riferendosi alle statistiche nazionali aggiornate al 17 aprile scorso. “A questo proposito, vorrei ricordare che qui a Codigoro, solo pochi giorni fa, un dipendente comunale è stato coinvolto in un incidente molto grave. La sua vita è appesa a un filo”. Gli astanti hanno risposto con un applauso.
Il quadro generale che si delinea dalla mattinata è quello di una situazione critica su più fronti: dalle inadeguate garanzie di sicurezza sul lavoro (soprattutto in appalto), alla sanità pubblica colpita dai tagli, fino al costo sociale dei conflitti. Tra i militanti presenti, molti indossavano una maglietta con la seguente frase: “Il lavoro non si appalta, la salute non si taglia, la pace si costruisce”.
Una sintesi efficace ripresa anche da Stefano Bondi, segretario generale della Fiom-Cgil di Ferrara, e Gianni Cotugno, suo omologo a livello regionale, per delineare lo stato attuale e le priorità di lotta. Nelle parole di Bondi, meritano attenzione Berco e Vm Motori, importanti realtà industriali presenti nel territorio, oggi più vulnerabili che mai. “Berco rappresenta una situazione molto problematica. La produzione non sta decollando. Si riscontrano molte difficoltà riguardo agli ordinativi a causa della situazione in Medio Oriente, dopo aver già perso clienti a causa del conflitto russo-ucraino. Ci auguriamo che i Tavoli che stiamo tenendo al Ministero possano portare risultati, altrimenti la situazione rischia di rimanere critica anche nel 2027”.
Segnali più positivi giungono da Cento: “Da quando Vm è uscita da Stellantis, stiamo lavorando per riavviare la contrattazione aziendale. Speriamo che nella seconda metà dell’anno si possa tornare al 100% e chiudere la questione dell’ammortizzatore sociale”.
“A Ferrara continuiamo a vedere aziende – prosegue Bondi – che attuano processi di espulsione dei dipendenti tramite esodi incentivati”. In altre parole: “Investimenti di capitale per licenziare invece che per espandere l’attività produttiva”. Un altro tema che tocca da vicino il territorio è quello della competizione salariale al ribasso, una dinamica causata “dall’aumento della disoccupazione”.
Allargando lo sguardo, nel mirino di Cotugno c’è l’assenza di politiche industriali nazionali. “Da decenni – sottolinea – sosteniamo che è necessario ridurre la dipendenza dal petrolio per garantire uno sviluppo alle nostre imprese. Non è stato fatto nulla in questo senso e ora rischiamo di trovarci di fronte a gravi crisi, con la perdita progressiva di posti di lavoro”.
Le richieste del segretario regionale evidenziano come punti fondamentali “salari dignitosi, intervenendo sulla leva fiscale, e nuovi investimenti nel welfare state. Penso in particolare alla sanità”. La situazione attuale del sistema sanitario è stata descritta con attenzione dalla funzionaria di FP-Cgil Anita Vergnani. “La sanità è un pilastro, non deve essere oggetto di tagli. Tuttavia, alla sanità vengono destinati finanziamenti esigui, se confrontati con quelli per gli armamenti”.
Questo è il punto di partenza della sua analisi. Successivamente arricchita da dati significativi: “Per il 2026 è prevista una spesa per il riarmo di 33,9
miliardi di euro. Al contrario, nella sanità si assisterà a un progressivo ridimensionamento dei fondi. Solo 17,5 miliardi saranno destinati per il triennio 2023-2025. E si prevede una riduzione del 5,9% per il 2027 e del 5,8% per il 2028. Una contrazione in direzione completamente opposta rispetto alla media Ocse”.
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