L’Emilia-Romagna potenzia le strategie per contrastare la sindrome feto-alcolica.
L’assessore alla salute Massimo Fabi e il capogruppo regionale del Partito Democratico Paolo Calvano hanno preso parte oggi alla conferenza stampa intitolata “La prevenzione per garantire il diritto alla salute: il caso della sindrome feto alcolica”, organizzata dall’onorevole Ilenia Malavasi, che si è tenuta presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati. L’Assessore e il capogruppo hanno illustrato e discusso la delibera regionale che promuove un nuovo modello attuato dalla Regione Emilia-Romagna in collaborazione con AIDEFAD (Associazione Italiana Disordini da Esposizione Fetale ad Alcol e/o Droghe), con l’intento di potenziare la prevenzione e la gestione dei disturbi dello spettro feto-alcolico (FASD).
“La Regione Emilia-Romagna ha recentemente approvato una delibera regionale che introduce nuove misure organizzative per riconoscere lo Spettro dei Disturbi Feto Alcolici (FASD) come una priorità per la sanità pubblica regionale, ponendo la prevenzione dell’esposizione prenatale all’alcol come obiettivo strategico delle politiche sanitarie e sociosanitarie regionali – ha affermato Paolo Calvano – L’intento è di sviluppare politiche pubbliche integrate che supportino concretamente le persone con FASD e le loro famiglie, che spesso affrontano situazioni complesse. In Emilia-Romagna stiamo creando un modello che si concentra sulla formazione dei professionisti, sulla prevenzione e sulla tutela dei diritti, affiancando anche i caregiver nella gestione quotidiana”.
Tuttavia, è stato evidenziato che la questione riguarda l’intero Paese. A livello nazionale è necessario fare di più: politiche più specifiche, maggiori risorse e campagne informative più incisive, poiché la FASD è ancora poco conosciuta sia tra gli operatori sanitari sia tra i cittadini.
“Attualmente mancano percorsi strutturati per la diagnosi e il rinvio, e molti casi non vengono mai individuati. La presa in carico, inoltre, richiede un approccio multidisciplinare – sanitario, psicologico, educativo e sociale – in grado di accompagnare la persona per tutto l’arco della vita – ha proseguito Calvano – In Italia non esistono ancora centri specializzati formalmente riconosciuti, anche se alcune realtà si stanno organizzando in modo autonomo. A complicare la situazione, una diagnosi complessa – a causa dell’assenza di test specifici e della variabilità dei sintomi – e la mancanza di protocolli condivisi a livello internazionale”.
Da qui l’appello del capogruppo durante la conferenza: “È necessario rafforzare il coordinamento tra istituzioni e sistema sanitario per garantire risposte più efficaci e uniformi su tutto il territorio nazionale. Da qui il nostro impegno in Emilia-Romagna nel promuovere modelli innovativi di prevenzione e presa in carico”.
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