Una Festa provinciale dell’Unità che abbracci l’intero territorio ferrarese, da Ferrara a Comacchio, da Cento ad Argenta, da Copparo a Bondeno e Portomaggiore. Questa è la proposta lanciata da Michele Farinelli, segretario del Pd di Comacchio, che esorta il partito a ritrovare un nuovo slancio in vista delle elezioni politiche del 2027.
L’idea scaturisce anche da una riflessione sulle storiche Feste dell’Unità e, in particolare, dalla manifestazione nazionale tenutasi a Ferrara nel 1985, menzionata da Farinelli a partire da un articolo apparso sulla stampa locale. “Quasi due milioni di persone” presero parte a quell’evento, scrive il segretario dem, evidenziando come non si trattasse solo di iscritti o dirigenti, ma di individui che giungevano per i dibattiti, la musica, il cibo, i libri e gli spettacoli.
Tuttavia, secondo Farinelli, l’obiettivo non dovrebbe essere quello di ripetere il passato, ma di utilizzare quell’esperienza come base per sviluppare una nuova iniziativa. Una Festa “provinciale” concepita come un evento creato dall’intero territorio e non solo dalla città capoluogo.
“Ferrara è fondamentale, ma Ferrara insieme a tutto il territorio provinciale è ancora più forte”, afferma, richiamando l’importanza di rafforzare il legame tra realtà diverse, dalla costa alle campagne, dai Comuni alle frazioni. Questa necessità, secondo il segretario del Pd di Comacchio, deriva anche dalla situazione politica del Ferrarese, che negli ultimi anni è diventata “sempre più destrorsa”.
Da qui le domande che Farinelli invita il Partito democratico a porsi: perché tanti lavoratori non considerano più il Pd il loro partito? Perché molti giovani non sono a conoscenza delle attività del partito? E perché una parte degli elettori che in passato votava a sinistra oggi decide di non recarsi alle urne?
La risposta, secondo Farinelli, risiede nella capacità di tornare a incontrare le persone nei luoghi in cui vivono e lavorano. “Dobbiamo uscire dalla ZTL”, scrive, specificando che non si riferisce alle telecamere ma a una “ZTL politica e mentale”. L’invito è quindi a tornare nelle fabbriche, nelle campagne, nei paesi e sulla costa, stabilendo un contatto con chi lavora, fa impresa, studia, affronta il costo della vita o attende una visita sanitaria.
La Festa provinciale, secondo le intenzioni del segretario dem, dovrebbe essere anche uno spazio aperto alle nuove generazioni e a coloro che oggi non si identificano nel Pd. Un evento con volontari, musica, associazioni, sindacati, imprese, giovani e anziani, ma soprattutto con chi non vota il partito.
“Andiamo da chi ci dice: ‘Io voi non vi voto più’ – propone Farinelli – e invece di spiegargli perché sbaglia, chiediamogli: ‘Perché?’”. Un invito ad ascoltare prima di tutto le motivazioni del distacco e a trasformare la Festa in un’occasione di dialogo con una parte più ampia della società.
La proposta si rivolge dunque anche al rinnovamento interno del partito, con l’invito a valorizzare chi già ricopre responsabilità ma, allo stesso tempo, a dare spazio a nuove figure, anche provenienti dai piccoli circoli e dalle realtà amministrative locali.
“Un partito che teme le persone nuove condanna il proprio futuro”, scrive Farinelli, sottolineando come la capacità di coinvolgere territori e generazioni diverse sia uno degli elementi necessari per rilanciare la presenza del Pd nel Ferrarese.
L’appello finale torna così al significato stesso della Festa dell’Unità: “Se si chiama ancora Festa dell’Unità, forse quella parola — Unità — ha ancora qualcosa da insegnarci”.