Vignali critica i Cau: “A Ferrara crescono gli accessi e i costi sono alti, la riforma si è rivelata inefficace”
I Centri di assistenza e urgenza (Cau) non avrebbero raggiunto i traguardi per cui erano stati creati e, nella provincia di Ferrara, la pressione sulle strutture di emergenza sarebbe addirittura aumentata rispetto al periodo antecedente alla pandemia. Questa è l’opinione espressa da Pietro Vignali, presidente del gruppo di Forza Italia nell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, che interviene sulla ristrutturazione del sistema di emergenza-urgenza regionale.
Secondo Vignali, i dati forniti dall’assessorato regionale alle Politiche per la salute evidenzierebbero come “i Cau abbiano comportato una spesa complessiva di 115,7 milioni di euro ma non abbiano raggiunto i risultati sperati”. In particolare, il consigliere regionale sottolinea che “a Ferrara la pressione sulle strutture di emergenza-urgenza non solo non è diminuita, ma è aumentata rispetto ai livelli pre-Covid, con costi in crescita per il funzionamento dei CAU”.
Nel dettaglio, Vignali mette in evidenza che nel 2025 nella provincia di Ferrara si sarebbero registrati 213.083 accessi totali tra Pronto soccorso, CAU e Punti di primo intervento, rispetto ai 160.991 del 2019. “Questo indica che la domanda di emergenza non solo non è stata ridotta, ma è aumentata in modo significativo”, afferma.
Il capogruppo di Forza Italia amplia poi l’analisi all’intero territorio regionale, sostenendo che nel 2025 si siano registrate 107.882 prestazioni in più rispetto al 2019, a fronte di una spesa di gestione dei Cau pari a 73,9 milioni di euro. A questi si aggiungerebbero, secondo i dati citati da Vignali, i 38,4 milioni sostenuti nel 2024 e ulteriori 3,39 milioni per l’attivazione delle strutture.
“Anche a Ferrara si evidenzia una forte disomogeneità: si sono moltiplicate sedi ed équipe, con costi elevati, ma il risultato è stato quello di spostare il problema da un punto all’altro del sistema”, sostiene il consigliere.
Da qui la richiesta di una revisione del modello organizzativo. “È necessario un cambio di passo, perché oggi abbiamo un sistema più costoso di quello precedente ma complessivamente meno efficace”, dichiara Vignali, secondo il quale sarebbe opportuno “rivedere scelte organizzative che non hanno prodotto i risultati attesi”. Il rischio, conclude, è che “la riforma si trasformi in un semplice spostamento del problema, senza migliorare realmente la risposta ai cittadini né ridurre la pressione sui Pronto soccorso”.
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