Festeggiamenti per il compleanno di Internet in Italia: dal primo accesso alle nuove sfide geopolitiche della rete.
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Prima che Internet diventasse il contesto in cui lavoriamo, facciamo acquisti, ci informiamo e discutiamo, un segnale partì da Pisa. Era il 30 aprile 1986, ore 22:22: dal CNUCE, il Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico del CNR – uno dei laboratori in cui l’Italia stava sviluppando la propria competenza scientifica sulle reti – partì il primo ping italiano verso la Pennsylvania, negli Stati Uniti.
Centoquarantamila chilometri per comunicare “ci sei?”. Quel messaggio semplice dovette viaggiare nello spazio, rimbalzare su un satellite geostazionario a 36mila chilometri di altezza, scendere in Pennsylvania, risalire verso il cielo e tornare a Pisa. Tutto ciò per accertare che la connessione fosse operativa. La risposta, un secco “Ok”, giunse dopo quasi mezzo secondo di viaggio cosmico e rappresentò una fessura aperta nel muro del Novecento. Tecnologicamente era un test, storicamente fu una rivoluzione.
Quel ritardo, che oggi ci apparirebbe enorme, all’epoca dimostrava che qualcosa di significativo stava iniziando a muoversi. Quello che partì dal laboratorio pisano non era visibile, non attirava l’attenzione, non prometteva ancora una vita connessa. Era un filo composto da pacchetti dati, protocolli, satelliti e fiducia nella ricerca, diretto verso un nodo americano di ARPANET. Ma in quel “ci sei?” c’era già la rete in cui oggi continuiamo a vivere.
Ed è proprio da quel primo segnale che la giornata celebrativa del quarantennale organizzata dall’Istituto di informatica e telematica del CNR ha preso avvio, all’Auditorium dell’Area Territoriale di Ricerca del CNR di Pisa; non come un semplice esercizio di memoria tecnologica, ma come un’opportunità per rimettere quel ping all’interno della lunga traiettoria di Internet. Da infrastruttura sperimentale della ricerca a spazio pubblico, economico, politico e culturale in cui si giocano alcune delle grandi sfide del nostro tempo.
Durante l’evento, condotto da Alessio Jacona, ricercatori, istituzioni, studiosi e protagonisti dell’innovazione hanno discusso del primo collegamento Internet italiano come del punto di partenza di una storia ancora in corso. Il passato ha interagito con le trasformazioni che stanno rimodellando la rete: la rivoluzione quantistica, l’intelligenza artificiale, la sovranità digitale, il futuro di Internet tra IA e quantum. Perché quel “ci sei?” continua a interrogarci anche oggi, in un’epoca in cui la domanda non è più solo se siamo connessi, ma a quali condizioni, con quali regole, con quali rischi e con quale visione di futuro.
L’evento ha visto la partecipazione di figure di alto profilo istituzionale e scientifico, insieme a esperti di intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche. Oltre ai saluti istituzionali del Direttore di CNR-Iit Andrea Passarella, del Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e del Sindaco di Pisa Michele Conti, sono intervenuti Franco Bernabè, Presidente del Consiglio di amministrazione dell’Università di Trento, Massimo Inguscio, Presidente di Eniquantic nonché Past President del CNR, Tommaso Melodia, Chair professor della William Lincoln Smith alla Northeastern University of Boston, e Roberto Baldoni, Senior Advisor for Technology and Cybersecurity Policy dell’Ambasciata d’Italia negli Stati Uniti.
Il tema del “Futuro di Internet tra AI e Quantum” è stato affrontato in una tavola rotonda con Rita Cucchiara, Rettrice dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Marco Gori, del Dipartimento di Ingegneria dell’informazione e scienze matematiche dell’Università di Siena, Martina Ottavi, Head of Quantum Communication Systems Solutions and Technologies di Thales Alenia Space, e Alessandro Zavatta, Presidente di QTI Srl. L’ultima parte della giornata ha previsto l’intervento del Presidente del CNR Andrea Lenzi sul tema “Connessi al futuro: il CNR e le sfide della ricerca italiana”, mentre le conclusioni sono state affidate al senatore Alberto Barachini, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’editoria e all’informazione.
L’Europa digitale secondo Bernabè, tra ritardi e occasioni perse
Franco Bernabè
Nel keynote di apertura Franco Bernabè – già Amministratore Delegato di Eni e Telecom Italia e attualmente presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Università di Trento – ha presentato una riflessione critica sul ruolo delle tecnologie di Internet in quarant’anni di storia italiana, tra geopolitica e scelte industriali, progressi e occasioni perdute, con un appello all’Europa a ritrovare visione, autonomia e capacità di azione. Bernabè rovescia la lettura più comune: il problema dell’Europa digitale non è stato l’eccesso di regole, ma il loro arrivo tardivo e debole. Per anni le piattaforme americane hanno costruito un vantaggio enorme su dati, infrastrutture, pubblicità, algoritmi e concentrazione di mercato. L’Europa, nel frattempo, non ha creato campioni propri anche per limiti interni: capitali frammentati, mercato digitale incompleto, poca cultura del rischio. Oggi lo stesso nodo si ripresenta con l’intelligenza artificiale, in uno scenario reso più complesso dall’ascesa tecnologica della Cina.
Sovranità digitale, meno dipendenze e più industria
A sinistra, Roberto Baldoni
Su questo tema si inserisce la riflessione di Roberto Baldoni, che ha definito la sovranità digitale non come autarchia tecnologica, ma come autonomia strategica all’interno di un sistema globale di interdipendenze. La filiera tecnologica, dall’energia ai materiali critici, dai chip al cloud fino all’IA, è oggi costruita su catene di approvvigionamento globali. Per questo nessun Paese può controllare tutto da solo: la vera sfida è creare dipendenze positive e ridurre quelle opache o coercitive. L’Europa deve puntare sulla propria forza industriale, soprattutto sulla manifattura avanzata, per diventare indispensabile in alcuni snodi tecnologici. Non è necessario inseguire subito una “Google europea”, ma costruire modelli capaci di avere peso nelle filiere globali. Europa e Italia devono aumentare drasticamente la velocità con cui trasformano ricerca e competenze in ecosistemi industriali. La sfida richiede alleanze tra democrazie, strategia industriale e antitrust efficace, per evitare sia la dipendenza dalla Cina sia il potere eccessivo dei grandi privati tecnologici.
La nuova Internet, tra IA decentralizzata e sicurezza quantistica
Se Bernabè e Baldoni hanno posto il tema dell’autonomia europea e delle filiere strategiche, il panel dedicato al “Futuro di Internet tra AI e Quantum” ha spostato l’attenzione sull’architettura tecnica della rete che verrà.
Il futuro di Internet è stato trattato come evoluzione di una rete sempre più intelligente, distribuita e sicura, capace di integrare intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche. Al centro della discussione è emersa l’idea di una IA decentralizzata, in grado di mettere in relazione agenti artificiali e intelligenze umane tutelando la privacy. Un altro tema significativo è stato il rapporto tra ricerca, università e industria, necessario per trasformare conoscenza scientifica e visione tecnologica in applicazioni concrete. Le tecnologie quantistiche sono state presentate come una leva sempre più vicina all’utilizzo reale, soprattutto per la sicurezza delle comunicazioni e delle reti. La prossima Internet non sarà soltanto più veloce o potente, ma profondamente ripensata nei suoi principi: più distribuita, più sicura, più autonoma e sempre più intrecciata con IA e fisica quantistica.
Quando l’innovazione diventa una questione di potere
Alberto Barachini
Nelle conclusioni, l’intervento del senatore Alberto Barachini ha spostato il discorso sulla responsabilità politica dell’innovazione. Internet prima e l’intelligenza artificiale oggi non sono solo tecnologie, ma infrastrutture che redistribuiscono potere, conoscenza e accesso all’informazione. Barachini ha richiamato il rischio di una conoscenza sempre più accessibile ma meno profonda, filtrata da sintesi automatiche, ranking commerciali e piattaforme che orientano la visibilità dei contenuti. Da qui la necessità di una sovranità digitale europea capace di tenere insieme innovazione, regole, sicurezza, pluralismo e tutela del lavoro creativo. L’innovazione non può essere fermata, ma deve essere governata, affinché dati, infrastrutture e conoscenza non rimangano nelle mani di pochi attori globali.
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