Droni a 360 gradi e intelligenza artificiale per preservare Pompei e Civita di Bagnoregio.

Leggi in app

Droni a 360 gradi e intelligenza artificiale per preservare Pompei e Civita di Bagnoregio.0 Droni a 360 gradi e intelligenza artificiale per preservare Pompei e Civita di Bagnoregio. 2

Sul promontorio di tufo di Civita di Bagnoregio, il tempo viene misurato anche in millimetri di roccia che l’erosione sottrae annualmente alla stabilità del paese. È questa vulnerabilità strutturale che ha indotto Antigravity, un’azienda specializzata nello sviluppo di droni per riprese immersive a 360°, a selezionare la “città che muore” come uno dei luoghi chiave di Project Eternal, un’iniziativa globale che in Italia coinvolge anche il sito archeologico di Pompei.

Il progetto è stato concepito con l’intento di realizzare – tramite droni e intelligenza artificiale – un archivio digitale ad alta fedeltà del patrimonio culturale dell’umanità, affinché la memoria dei luoghi possa perdurare anche in caso di deterioramento fisico.

Il fulcro operativo della missione si basa sull’impiego del drone A1 realizzato da Antigravity, un velivolo progettato per operare in contesti in cui la presenza umana o di macchinari pesanti potrebbe risultare dannosa. Pesa soltanto 249 grammi e garantisce una documentazione non invasiva grazie alla videocamera a 360 gradi di cui è dotato, capace di registrare immagini fino a una risoluzione 8K.

Si tratta di un sistema di ripresa panoramica sviluppato da Insta360, un’azienda che si è distinta nel campo delle tecnologie immersive e delle camere a visione sferica, con dispositivi progettati per la creazione di contenuti tridimensionali e interattivi.

Droni a 360 gradi e intelligenza artificiale per preservare Pompei e Civita di Bagnoregio. 3

In Italia, il Project Eternal si è concretizzato grazie alla collaborazione con CyArk, un’organizzazione no-profit creata per archiviare digitalmente i siti del patrimonio mondiale a rischio. Il programma pilota si focalizza su due casi studio, opposti per natura e necessità: Pompei e Civita di Bagnoregio.

Nel sito campano, la robotica aerea viene utilizzata per documentare i dettagli della vita quotidiana cristallizzati dall’eruzione vulcanica, mentre nel borgo laziale l’attenzione è rivolta al monitoraggio dei lenti ma inesorabili cambiamenti geologici.

Sul sito di CyArk è possibile vedere il risultato: qui il tour virtuale 3D di Pompei e qui invece quello di Civita di Bagnoregio.

Fondamentale per la realizzazione tecnica del progetto è stata anche la collaborazione con Splatica, una piattaforma specializzata nel Gaussian Splatting 3D. Questa tecnica rappresenta un’evoluzione rispetto alla fotogrammetria tradizionale: invece di ricostruire una superficie tramite una rete di triangoli, il sistema utilizza milioni di particelle puntiformi, o “gaussiane”, per rappresentare scene tridimensionali con un realismo fotografico superiore e tempi di elaborazione ridotti.

Con il CEO di Antigravity, Michael Shabun, abbiamo discusso della tecnologia che osserva la storia dall’alto. E che poi ricostruisce una copia digitale in 3D.

I droni a 360°, uniti a organizzazioni come CyArk, possono diventare strumenti standard per la digitalizzazione del patrimonio culturale?

“Ritengo abbiano il potenziale per diventare uno dei punti di riferimento del settore. Organizzazioni come CyArk hanno già sviluppato approcci solidi per la creazione di digital twin ad alta precisione e per la conservazione dei dati, e la nostra collaborazione con loro dimostra proprio questo: non si tratta di sostituire i modelli attuali, ma di arricchirli attraverso la cattura a 360° e il Gaussian Splatting.

Qual è il vantaggio dei droni a 360°, in questo caso?

“Il valore aggiunto emerge nella capacità di acquisire architetture, siti storici e paesaggi complessi con una copertura spaziale completa e un impatto minimo sul luogo. In prospettiva, tecnologie come il LiDAR, la fotogrammetria e le riprese panoramiche lavoreranno in modo complementare, con i droni a 360° sempre più presenti nei flussi operativi standard”.

Droni a 360 gradi e intelligenza artificiale per preservare Pompei e Civita di Bagnoregio. 4

In che modo Project Eternal si inserisce nella visione più ampia di Antigravity, che punta a ridefinire la narrazione attraverso esperienze immersive a 360°?

“Partiamo dal presupposto che l’imaging non debba limitarsi alla cattura di un singolo fotogramma, ma debba evolversi verso la registrazione di uno spazio completo. Integrando il Gaussian Splatting, l’imaging panoramico e l’intelligenza artificiale, stiamo trasformando la narrazione da un formato lineare a uno spaziale, in cui le persone non si limitano a guardare, ma entrano, esplorano e vivono un luogo in modo più profondo. Ciò che rende Project Eternal particolarmente significativo è la sua applicazione iniziale al patrimonio culturale, un ambito in cui il valore pubblico è altissimo. Non utilizziamo la tecnologia per mera esibizione, ma per dimostrare come le esperienze immersive possano diventare una base concreta per preservare la memoria, ricostruire l’esperienza dello spazio e ridefinire il racconto collettivo”.

I costi di queste operazioni sono competitivi rispetto alle tecniche tradizionali utilizzate per digitalizzare i siti storici?

“In termini di efficienza complessiva e semplicità di utilizzo, la competitività è senz’altro elevata. Naturalmente, il confronto diretto con i metodi tradizionali può variare a seconda del caso specifico, poiché i costi sono influenzati dalla precisione richiesta, dall’estensione del sito, dalle autorizzazioni necessarie e dagli standard di post-produzione. Tuttavia, il vantaggio si manifesta chiaramente in tre ambiti: un singolo volo a 360° permette di acquisire informazioni spaziali più complete riducendo le riprese ripetute, il design leggero del drone A1 contiene i costi operativi grazie a una logica di volo accessibile e l’integrazione con piattaforme cloud come Splatica rende il flusso di lavoro estremamente fluido. In contesti complessi o su larga scala, tutto questo si traduce in un guadagno di efficienza molto significativo”.

Quando un drone cattura tutto ciò che lo circonda, come cambia il modo di raccontare un luogo rispetto a una ripresa tradizionale?

“Il cambiamento principale riguarda la direzione stessa della narrazione. Non siamo più di fronte a un flusso unidirezionale che va dal creatore allo spettatore, ma a un processo influenzato dallo spazio e da chi lo attraversa. Se con una camera tradizionale è il regista a decidere cosa mostrare guidando lo sguardo, con un drone a 360° si acquisisce prima lo spazio nella sua interezza, lasciando che la costruzione dell’esperienza avvenga in una fase successiva o resti direttamente nelle mani del visitatore. Un luogo si trasforma così in una narrazione spaziale percorribile. Nel campo del patrimonio culturale questo aspetto è importantissimo, poiché il significato profondo di un sito risiede spesso nella sua struttura, nel contesto ambientale e nella percezione di scala e movimento, tutti elementi che l’A1 permette di valorizzare appieno”.

Quali errori si commettono più facilmente utilizzando un drone a 360° e come si possono evitare?

“L’errore più comune è l’illusione che la copertura totale a 360° elimini la necessità di una pianificazione rigorosa. Al contrario, la progettazione del volo, la continuità dei dati e la sicurezza restano pilastri fondamentali. Quando operiamo su siti d’interesse storico, il principio guida deve essere sempre il rispetto del luogo: la tecnologia serve a documentare con maggiore completezza riducendo l’invasività. Il valore di un drone a 360° risiede proprio nella capacità di acquisire immagini con consapevolezza, mantenendo le distanze adeguate e preservando l’integrità del sito attraverso una condotta di volo attenta”.

Può dirci di più su come avete affrontato il tema della non invasività?

“Abbiamo stabilito fin dal principio che il patrimonio non debba mai essere alterato per poter essere documentato. Il design leggero del drone A1 e un approccio orientato a ottenere risultati di altissimo livello con il minimo intervento derivano proprio da questa filosofia. In siti sensibili come quello di Pompei, il nostro obiettivo è impiegare metodi agili e integrati, evitando attrezzature ingombranti che potrebbero mettere a rischio le strutture. Consideriamo la digitalizzazione come un supporto alla conservazione, mai come un elemento di pressione o disturbo per il sito stesso”.

Per chi visita virtualmente un sito come Pompei, cosa cambia quando le immagini provengono da un drone a 360° rispetto a una camera da terra?

“Il visitatore ottiene una comprensione infinitamente più vasta della struttura spaziale e del contesto ambientale. Pompei, ad esempio, offre la visione di un’intera città romana antica, e una prospettiva aerea a 360° permette di collegare la visione d’insieme ai dettagli colti a livello del suolo. L’esperienza ne esce chiarita: si comprendono meglio le relazioni spaziali, le posizioni e il significato del sito nel suo complesso. In questo modo, il patrimonio culturale smette di essere un reperto statico e si trasforma in qualcosa che può essere rivissuto e reinterpretato costantemente”.

Quali nuove informazioni emergono dalle immagini aeree a 360° di Civita di Bagnoregio?

“Civita di Bagnoregio rappresenta un paesaggio culturale fragile, profondamente segnato dall’erosione e dai mutamenti geologici. Le immagini aeree a 360° ci permettono di analizzare la relazione tra l’insediamento umano e il territorio circostante, andando ben oltre la semplice architettura. Questa prospettiva ravvicinata mette in luce la vulnerabilità del luogo e l’urgenza di una sua tutela costante. La visione dall’alto rende leggibili i margini del territorio, la morfologia del terreno e le connessioni tra i vari percorsi, offrendo una chiave di lettura scientifica e divulgativa molto più ampia”.

Droni a 360 gradi e intelligenza artificiale per preservare Pompei e Civita di Bagnoregio. 5

Accanto a Project Eternal verranno lanciati un Global Creator Network [rete globale di creatori, ndr] e una UGC Challenge [sfida basata su contenuti generati dagli utenti, ndr]: la costruzione della memoria storica di un Paese è davvero accessibile a tutti?

“Sebbene la costruzione scientifica della memoria storica richieda il contributo insostituibile di istituzioni e ricercatori, crediamo fermamente che i cittadini possano e debbano diventare partecipanti attivi. È questo il vero senso della democratizzazione. Il processo si sviluppa su tre livelli: l’accesso alla cattura delle immagini, l’espressione creativa e la distribuzione dei contenuti. Grazie a strumenti accessibili e a piattaforme cloud dedicate, oggi chiunque può contribuire alla documentazione e alla creazione di modelli 3D. La memoria storica diventa così un progetto partecipativo e condiviso tra le istituzioni e il grande pubblico”.

Esiste il rischio che la mediazione tecnologica alteri il legame emotivo con i luoghi storici, oppure può rafforzarlo?

“Molto dipende dall’uso che si fa dello strumento, ma noi crediamo nel concetto di memoria viva: una memoria che può essere visitata e abitata in modo immersivo. Le tecnologie spaziali, se usate correttamente, hanno il potere di accorciare le distanze tra le persone e i luoghi. Project Eternal considera la cattura spaziale anche come un potente mezzo espressivo: un luogo può avere un valore immenso per ragioni sia personali che collettive, e la tecnologia può contribuire a riattivare e alimentare quella dimensione emotiva che spesso il tempo tende a sbiadire”.

Guardando al futuro, i droni a 360° potranno diventare diffusi quanto gli smartphone per catturare e condividere esperienze?

“È probabile che non raggiungeranno la stessa universalità capillare degli smartphone, ma il loro utilizzo quotidiano è certamente destinato a crescere in modo esponenziale. Nei prossimi anni, la cattura spaziale passerà da essere una novità tecnologica a diventare una pratica diffusa, con lo spazio 3D inteso come nuovo linguaggio espressivo. Se lo smartphone rimarrà il punto di accesso principale, i droni a 360° troveranno sempre più spazio nella documentazione degli ambienti, nel settore dei viaggi, nella creatività e ovviamente nella valorizzazione del patrimonio. Credo che il percorso sarà simile a quello del video: un formato che nel tempo è diventato un pilastro centrale della nostra comunicazione quotidiana”.

I commenti sono chiusi.