Assolto il dottore imputato per il decesso di un paziente affetto da Covid.
Assolto poiché il fatto non è provato e novanta giorni per le motivazioni. Questa è la decisione emessa dalla giudice del Tribunale di Ferrara Rosalba Cornacchia nel processo che vedeva accusato, per omissione di soccorso, il medico in pensione Alberto Dallari. Secondo l’accusa, il suo comportamento avrebbe contribuito alla morte del 68enne Mauro Gallerani, avvenuta dopo un mese di ricovero al Sant’Anna di Cona a causa del contagio da Covid-19.
La Procura di Ferrara, che aveva richiesto una condanna di 4 mesi, sostiene che Dallari – medico volontario del gruppo Ippocrate.org (non coinvolto nel caso specifico) – avrebbe utilizzato il protocollo terapeutico promosso come efficace dal sito, somministrando ivermectina (un farmaco antiparassitario prevalentemente usato in veterinaria) e colchicina (un principio attivo indicato per il trattamento della gotta) per curare Gallerani.
La difesa, invece, ha affermato che non ci sia stata alcuna omissione di soccorso, ma piuttosto un “monitoraggio quotidiano e proattivo” che dimostrerebbe una “massima diligenza” nell’approccio con il paziente. Durante l’udienza del 17 aprile, ha richiesto l’assoluzione per questo motivo e per “lacune nelle indagini”.
Gallerani fu preso in carico il 25 agosto 2021, ma le sue condizioni di salute peggiorarono progressivamente. Il 3 settembre, un’amica lo accompagnò in ospedale, quando il suo quadro clinico era ormai gravemente compromesso, con una saturazione dell’ossigeno pari al 57%. A Cona, i medici fecero il possibile per salvarlo, ma il 7 ottobre, dopo oltre un mese di ricovero al Sant’Anna, l’uomo morì.
Fu lo stesso ospedale a segnalare il caso alla Procura di Ferrara. Nonostante l’evoluzione negativa della malattia in Covid-19 grave con serio e concreto pericolo per la vita, secondo gli inquirenti di via Mentessi, il medico avrebbe omesso di attivarsi prontamente per garantire ogni specifica e adeguata assistenza al paziente, come avvertire l’autorità sanitaria o ordinare lui stesso la necessaria ospedalizzazione, aggiungendo – sempre secondo quanto affermato dal pm Ciro Alberto Savino – di non aver effettuato né chiamate né messaggi vocali, rispondendo solo alcuni giorni dopo, quando Gallerani si trovava in condizioni di salute molto gravi, con brevi sms contenenti prescrizioni a distanza di farmaci successivamente considerati inadeguati.
Durante l’arringa difensiva, l’avvocato Linda Corrias ha però respinto le accuse rivolte al suo assistito, negando l’idea del “medico cinico che ha negato le cure o che desidera ignorare la condizione del proprio paziente”. “Non c’è omissione di soccorso, ma una presa di responsabilità – ha dichiarato – che è stata costante, proattiva e responsabile in un momento di emergenza e paura”.
La legale ha poi contestato le modalità investigative della Procura, parlando di “gravi e significative lacune nelle indagini tra messaggi non ascoltati e contenuti distorti o non compresi”. Ha parlato di “una selezione parziale e chirurgica delle condotte che oggi vengono contestate” e di un’accusa che “ha ignorato il dialogo costante tra medico e paziente, preferendo prove suggestive e decontestualizzate, senza considerare lo scambio intenso e multimodale tra Dallari e Gallerani”.
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