Alex Marangon, deceduto durante una cerimonia sciamanica: tutti i presenti risultati positivi all’ayahuasca.
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(ansa)
Un caso che appariva avvolto nel mistero sta ora prendendo una piega più definita. La morte di Alex Marangon, il venticinquenne rinvenuto privo di vita nel luglio del 2024 dopo un rito sciamanico nel Trevigiano, si arricchisce di nuovi elementi significativi grazie ai risultati della perizia tossicologica. Tutti i partecipanti al rito sciamanico sono risultati positivi all’ayahuasca.
Ayahuasca e la versione smentita
Immediatamente dopo il ritrovamento del corpo, coloro che erano presenti avevano descritto un semplice rito di purificazione accompagnato dall’assunzione di una bevanda depurativa, ma gli esami tossicologici rivelano una realtà ben diversa, poiché le analisi sui capelli di diciassette partecipanti hanno mostrato che sedici di loro avevano assunto ayahuasca, una sostanza di origine amazzonica con potenti effetti psicotropi e vietata in Italia, con tracce evidenti di Dmt (un potente composto psichedelico, noto per indurre allucinazioni intense) e delle beta-carboline che ne amplificano gli effetti allucinogeni.
Il mix di sostanze e l’ipotesi sulla morte
A rendere ancora più inquietante la situazione è la presenza di cocaina riscontrata in sette partecipanti, incluso l’organizzatore Andrea Zuin, con livelli che nel suo caso risultano compatibili proprio con i giorni in cui Alex ha perso la vita. Secondo l’ipotesi investigativa più accreditata, sarebbe stato proprio il mix tra ayahuasca e cocaina a scatenare nel giovane una violenta crisi psicotica che lo avrebbe portato a cadere dalla terrazza dell’abbazia con un volo di circa quindici metri, terminato tra gli alberi lungo il Piave, mentre il corpo è stato rinvenuto solo giorni dopo, diversi chilometri più a valle.
Le contraddizioni degli organizzatori
Le dichiarazioni iniziali degli organizzatori risultano oggi in forte contrasto con questi dati, poiché Zuin aveva parlato esclusivamente di una bevanda purificante negando qualsiasi uso di sostanze stupefacenti, ma la perizia sembra confutare questa versione e colloca il rito in un contesto molto diverso, anche considerando che si trattava di un evento a pagamento, organizzato insieme alla compagna Tatiana Marchetto con la presenza di due curanderos colombiani, che oggi risultano tra le figure più enigmatiche dell’intera vicenda.
I curanderos irreperibili
Jhonni Benavides e Sebastian Castillo si sono infatti allontanati da Vidor la mattina successiva alla scomparsa del ragazzo e da quel momento uno di loro risulta completamente irreperibile, mentre l’altro continua a promuovere pratiche di medicina alternativa sui social, senza però essere raggiungibile dalle autorità italiane che non dispongono di un indirizzo utile per notificare gli atti giudiziari.
I dubbi della famiglia
Nel frattempo, la famiglia di Alex contesta con fermezza l’immagine del figlio come consumatore abituale di cocaina e ipotizza invece che la sostanza possa essergli stata somministrata durante il rito per amplificarne gli effetti, un sospetto che troverebbe qualche riscontro anche in alcune annotazioni personali lasciate dal giovane, mentre rimane ancora più oscuro ciò che sarebbe accaduto nelle ore successive, poiché alcuni presenti hanno riferito di aver udito un urlo e un tonfo e di aver cercato Alex per diverso tempo prima di contattare i soccorsi, ma i genitori non escludono uno scenario alternativo ipotizzando che possa esserci stata un’aggressione e che la caduta sia stata inscenata.
L’inchiesta nella fase decisiva
L’inchiesta è ora entrata in una fase cruciale, poiché la procura di Treviso dovrà valutare la posizione dei cinque indagati, tenendo conto di nuovi elementi e di testimonianze che potrebbero risultare poco attendibili proprio a causa dello stato alterato in cui si trovavano le persone presenti quella notte, mentre la perizia tossicologica rappresenta un passaggio fondamentale che non solo chiarisce quali sostanze siano state assunte, ma mette anche in discussione l’intera ricostruzione iniziale, aprendo interrogativi ancora più profondi su ciò che è realmente accaduto durante quel rito sciamanico.
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