Caso Fakir. Anselmo: “Il provvedimento di immunità giuridica è di estrema gravità”

Caso Fakir. Anselmo: “Il provvedimento di immunità giuridica è di estrema gravità” 1

Un “meccanismo estremamente grave” e un “problema significativo quando è lo Stato a dover investigare su se stesso”. Così l’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto durante un fermo della polizia di Stato a Bologna, descrive lo scudo penale per le forze dell’ordine, voluto dal governo Meloni e introdotto dal Dl Sicurezza per i casi in cui un evento potenzialmente configurabile come reato potrebbe essere avvenuto in presenza di una causa di giustificazione, come la legittima difesa o l’adempimento di un dovere.

“La nuova normativa – chiarisce Anselmo – prevede registri specifici, ma soprattutto richiede che le indagini siano concluse entro 120 giorni. Venerdì sarà effettuata l’autopsia su Fakir e da quel momento questo termine diventa cruciale: 120 giorni per completare indagini che, quando si tratta di decessi avvenuti durante interventi delle forze dell’ordine, possono richiedere un tempo molto più lungo per giungere alla verità. La nostra esperienza giudiziaria dovrebbe averci insegnato qualcosa”.

Anselmo menziona quindi i casi giudiziari che ha seguito nel corso degli anni: “Per Federico Aldrovandi, dopo la prima autopsia, si parlò a lungo di una morte legata alla droga. Solo in seguito, attraverso indagini, perizie e processi, si giunse a riconoscere il ruolo determinante della compressione violenta subita, che causò ipossia e asfissia. Anche per Riccardo Magherini, nei primi mesi, la causa del decesso venne attribuita alla cocaina. Furono necessarie l’esumazione, nuove perizie e i processi affinché emergesse il ruolo dello schiacciamento in posizione prona e della violenza subita. Con indagini rigidamente concluse in 120 giorni, quella storia avrebbe rischiato di fermarsi alla prima spiegazione. E poi c’è Stefano Cucchi. Inizialmente si parlò di morte naturale, poi si ipotizzò la fame e la sete. Ci sono voluti sei anni perché venissero riconosciute le fratture e accertata la gravità delle lesioni, seguiti da ulteriori anni di processi per arrivare alla verità giudiziaria. Non 120 giorni. Sei anni.”

“Con uno strumento di questo tipo, Stefano Cucchi – conclude l’avvocato – avrebbe rischiato di essere ricordato come un giovane morto di fame e di sete. Riccardo Magherini come un uomo deceduto per cocaina. Federico Aldrovandi come un ragazzo morto a causa della droga. Abderrahim Fakir corre oggi lo stesso pericolo. Per questo considero lo scudo penale uno strumento estremamente grave: limitare il tempo necessario per indagare significa rischiare di rendere impossibile proprio quella ricerca della verità che i familiari delle vittime hanno il diritto di esigere.”

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