Jusoor News e il ruolo dell’opinione pubblica nel mondo arabo

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Un’indagine di +972 Magazine esplora i legami tra Jusoor News, il Center for Peace Communications e l’intelligence israeliana. La testata, presentata al pubblico come piattaforma autonoma, avrebbe diffuso contenuti favorevoli a Israele anche durante la crisi alimentare nella Striscia di Gaza.

Il quotidiano Jusoor News ha, in poco più di due anni, costruito un seguito di oltre un milione di utenti su Facebook, accumulando 150 mila iscritti su YouTube e superando gli 80 milioni di visualizzazioni. Dietro la testata che si propone come voce indipendente della «strada araba», un’indagine di +972 Magazine ha scoperto collegamenti con l’intelligence israeliana e con un’iniziativa avviata per influenzare l’opinione pubblica dei Paesi arabi a favore di Israele e dei suoi alleati.

La piattaforma sarebbe il principale strumento comunicativo di un progetto diretto dal Center for Peace Communications, un’organizzazione con sede a New York guidata da Joseph Braude. Le evidenze raccolte da +972 provengono da comunicazioni sottratte all’Institute for National Security Studies, uno dei principali centri israeliani dedicati alla sicurezza, legato da una stretta collaborazione con il Mossad, lo Shin Bet e la Direzione dell’intelligence militare.

Nel maggio 2024, durante la grave crisi alimentare causata dall’assedio israeliano di Gaza, un dirigente di Jusoor contattò un attivista contrario ad Hamas per ottenere immagini dei mercati ricolmi di «frutta, verdura e altri alimenti», madri impegnate a comprare latte artificiale, persone che cucinavano e mangiavano e bambini che giocavano con l’acqua. Nel nord della Striscia, il 30% dei neonati soffriva allora di malnutrizione acuta. Il materiale richiesto avrebbe fornito una rappresentazione contraria alle evidenze raccolte sulla fame e avrebbe potuto contribuire a respingere le accuse riguardo alla carestia ormai imminente.

Lanciata nel marzo 2024, Jusoor si definisce sul proprio sito come una «piattaforma mediatica indipendente» priva di legami con entità politiche. Gran parte dei contenuti consiste in brevi interviste realizzate per strada, in cui gli intervistati sostengono i negoziati con Israele oppure esprimono ostilità nei confronti di Hamas e Hezbollah.

Un’email dell’ottobre 2024, rinvenuta nei documenti sottratti all’INSS, presentava Braude e il Center for Peace Communications a un gruppo di ricercatori israeliani. Il messaggio indicava che l’organizzazione «cerca collaborazioni con soggetti politici e della sicurezza in Israele» e gestisce emittenti in aree sensibili, tra cui la Siria, «con l’obiettivo di influenzare le popolazioni locali».

Un ulteriore documento descriveva il risultato di un incontro e riferiva di aver «messo Joseph Braude in contatto con le fonti appropriate dell’apparato di intelligence» per diffondere «un pensiero favorevole all’Occidente e a Israele» nei Paesi appartenenti al cosiddetto asse sciita.

Jusoor riveste una posizione centrale all’interno del progetto. Nel settembre 2025, il Center for Peace Communications e la testata organizzarono a Cipro un incontro riservato al quale parteciparono un ricercatore dell’INSS, il viceambasciatore israeliano in Giordania e alcuni giornalisti e influencer israeliani e giordani.

Il resoconto dell’incontro affermava che la maggior parte dei partecipanti giordani prendeva parte «apertamente o in segreto alle attività di Jusoor». I presenti convennero sulla produzione di video destinati al canale, con l’intento di «smentire le teorie cospirative contro Israele» e ospitare persone pronte a manifestare apprezzamento per la casa reale giordana.

Una parte significativa della diffusione ottenuta da Jusoor deriva dai servizi realizzati nelle aree di Gaza svuotate della popolazione palestinese dalle forze di occupazione israeliane. In tali zone rimangono gruppi armati sostenuti e riforniti da Israele. L’accesso è negato ai giornalisti palestinesi e internazionali, così come alla maggior parte dei reporter israeliani; tuttavia, la testata araba ha potuto operare liberamente sotto il pieno controllo dell’esercito.

Il video più visualizzato sul canale YouTube di Jusoor mostra una visita nella parte orientale di Rafah condotta dal capo della milizia Abu Shabab, sostenuta da Israele. La testata ha pubblicato interviste e filmati relativi a vari comandanti delle bande armate di Gaza che ricevono aiuti e sostegno militare israeliano, presentandoli in alcuni casi con la definizione israeliana di «coordinatori delle zone umanitarie».

Nelle pubblicazioni della testata non si trova alcun riferimento alle torture e agli abusi subiti da palestinesi e siriani nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani. Jusoor ha invece diffuso contenuti nei quali le pratiche detentive di Hamas vengono paragonate a quelle del regime di Assad.

Le origini del Center for Peace Communications rimandano a Joseph Braude, studioso di origine ebraico irachena condannato nel 2004 per il furto di reperti archeologici iracheni. Braude collaborò in seguito con il Washington Institute for Near East Policy, legato all’AIPAC.

La pagina Facebook di Jusoor è stata creata nel 2019. All’epoca portava il nome dell’Arab Council for Regional Integration, la prima grande iniziativa del Center for Peace Communications, che contribuì a preparare il terreno per gli Accordi di Abramo. Nel marzo 2024, la pagina assunse il nome di Jusoor News.

La direttrice Hadeel Oueis lavora direttamente per il Center for Peace Communications, che le affida la supervisione delle proprie comunicazioni in lingua araba. Alcuni individui che hanno collaborato con Jusoor in Siria e a Gaza hanno riferito a +972 di non essere a conoscenza dei collegamenti della testata con il Center for Peace Communications, con i gruppi della lobby israeliana e con l’intelligence. Erano convinti di lavorare per una testata indipendente.

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