La procura richiede i dati relativi a chat, ricerche online e posizione della figlia maggiore degli ultimi cinque mesi.
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Alice, Gianni Di Vita, Antonella Di Ielsi e Sara (ansa)
Solo il telefono di Alice, non quello di suo padre Gianni. È un’indicazione chiara quella fornita dalla procura di Larino che sta indagando sul mistero delle avvelenate di Pietracatella. La procuratrice Elvira Antonelli ha infatti ordinato accertamenti irripetibili sulle comunicazioni e su qualsiasi altra informazione degli ultimi cinque mesi contenuta nel dispositivo della giovane diciannovenne, unica della famiglia Di Vita a non aver accusato malessere durante le festività natalizie in cui, quasi sicuramente a causa di avvelenamento da ricina, hanno perso la vita sua sorella Sara, 15 anni, e sua madre Antonella Di Ielsi.
I cinque medici del Cardarelli
Il cellulare della ragazza è stato acquisito, non sequestrato poiché Alice è parte offesa, nel filone d’indagine avviato a Campobasso e ora trasferito a Larino, che coinvolge ancora cinque medici dell’ospedale Cardarelli. La prima ipotesi investigativa era infatti quella di una possibile responsabilità medica dei sanitari che erano intervenuti più volte prima del drammatico e improvviso deterioramento delle condizioni delle due donne.
“Alice parte offesa”
L’avvocato Vittorino Facciolla, che rappresenta padre e figlia, chiarisce così l’azione della Procura di Larino: “Alice ha consegnato il suo telefono in modo volontario e senza alcuna difficoltà. Lei è parte offesa nell’inchiesta sui medici e, poiché durante il ricovero della madre e della sorella era il punto di contatto tra familiari e sanitari, probabilmente gli inquirenti desiderano raccogliere ogni informazione utile per le loro indagini”.
L’analisi delle comunicazioni degli ultimi cinque mesi di Alice, quindi da dicembre ad aprile, sarà effettuata come atto irripetibile martedì alla presenza dei legali delle parti, compresi gli avvocati dei medici.
I rapporti in famiglia
Ma quali informazioni desidera ottenere la procuratrice Antonelli da quel cellulare? In primo luogo, si intende acquisire le chat, le email e le conversazioni sui social tra la ragazza e i suoi familiari, amici o parenti che possano chiarire sia i rapporti in famiglia, sia ciò che si dissero nei giorni immediatamente precedenti alla tragedia e nelle ore in cui le due donne iniziarono a sentirsi male. Sul telefono, Alice avrebbe anche annotato il cibo servito a tavola in quei giorni. Inoltre, la pm richiede che vengano effettuati accertamenti sulle ricerche fatte su internet in questi mesi e sulla posizione della ragazza nei giorni oggetto dell’indagine. La sera del 23 dicembre, unica occasione in cui la ragazza non era a tavola con il resto della famiglia, Alice ha dichiarato di essere andata con gli amici in un pub del vicino paese di Sant’Elia. Circostanza confermata sia da alcuni ragazzi che dal gestore del pub, tutti ascoltati in questura negli ultimi giorni.
Esito entro due mesi
L’esito degli accertamenti irripetibili che verranno effettuati martedì dovrà essere fornito dai tecnici del laboratorio digitale della questura entro due mesi. Giovedì a Bari, invece, si svolgeranno, sempre alla presenza dei legali, gli esami istologici previsti dall’autopsia i cui tempi di deposito slitteranno sicuramente a maggio. Il medico legale attende ancora i risultati degli esami del centro antiveleni di Pavia che dovrà confermare la presenza di ricina nel sangue delle due vittime e l’assenza in quello di Gianni Di Vita.
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