Morte di Yaya Yafa: l’avvocato, “dopo 5 anni ancora nessuna proposta risarcitoria”

È ripreso il processo per la morte di Yaya Yafa, 22enne originario della Guinea-Bissau e residente a Ferrara, deceduto sul luogo di lavoro presso l'Interporto di Bologna nel mese di ottobre 2021.
Nell'udienza del 2 novembre ha deposto il carabiniere intervenuto subito dopo l'evento, confermando quanto riportato nel verbale scritto. Sono state inoltre sentite due funzionarie dell'Azienda Unità Sanitaria Locale (Ausl) di Bologna, le quali hanno redatto una relazione che, secondo l'accusa, darebbe fondamento alle loro tesi.
"Le responsabilità stanno emergendo. A cinque anni dalla morte di Yaya, per fatti chiaramente riconducibili a questioni datoriali, non ci sono concrete proposte di risarcimento. È abbastanza vergognoso e inusuale che non si riesca ad arrivare a un accordo per una proposta risarcitoria con soggetti imprenditoriali di questo tipo, coperti da importanti compagnie assicurative" afferma l'avvocato Tiziano Tagliani, che assiste la famiglia della vittima insieme a Riccardo Caniato.
Nelle udienze precedenti erano stati ammessi come parti civili, accanto alla famiglia, anche diversi sindacati: Cgil, Si Cobas e Anmil (Associazione nazionale lavoratori mutilati e invalidi di guerra). Sebbene inizialmente rigettata, è stata poi accolta, di fatto già dalla seduta precedente, anche l'istanza della Città Metropolitana di Bologna, insieme a quelle di diverse associazioni.
Yafa prestava servizio come facchino con un contratto di somministrazione presso un magazzino del gruppo Sda, situato nel polo logistico di Santa Maria in Duno, a Bentivoglio. Il 22enne rimase schiacciato tra il rimorchio di un camion e il montante della baia di carico.
Il giovane stava lavorando nel magazzino 9 quando due autisti agganciarono il trattore al rimorchio, mettendolo in movimento. Yafa si sporse con la testa fuori dal camion per capire cosa stesse succedendo, rimanendo intrappolato tra il rimorchio e il montante della ribalta. L'impatto gli causò lo sfondamento del torace e la morte immediata.
Sono cinque le persone chiamate a rispondere in giudizio: Antonino Tita, responsabile delle operazioni nel blocco 13.4 di Sda e delegato alla sicurezza sul lavoro; Carlo Ludovici, datore di lavoro di Yafa; Cristian Mancini, responsabile del magazzino e preposto per la cooperativa Dedalog, specializzata in facchinaggio e logistica; Andrea Monticelli, amministratore delegato di Sennder Italia; e Mirko Melella, legale rappresentante di Transporter Logistic.
Il giudice per l'udienza preliminare aveva disposto il non luogo a procedere nei confronti di David Nothacker, dirigente di Sennder Italia, società che affidava i servizi di trasporto a vettori terzi. I due autisti di Transporter Logistic coinvolti nell'incidente, Danilo Giarracca e Cosimo Palombella, avevano invece patteggiato una pena di un anno con sospensione condizionale. Uno dei due guidava il camion che ha schiacciato Yafa.
Ai cinque imputati viene contestato il reato di cooperazione colposa in omicidio colposo. Secondo l'accusa, la cooperativa Dedalog non avrebbe garantito al proprio dipendente un'adeguata formazione in materia di sicurezza. Agli altri imputati vengono contestate, a vari titoli, presunte omissioni nell'adozione delle misure necessarie a tutelare la sicurezza dei lavoratori. Anche la società Dedalog è coinvolta nel procedimento per la propria responsabilità amministrativa.
Il processo si terrà nuovamente in aula il 2 febbraio 2027, quando è previsto il controesame dei testimoni.
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