Operazione contro la Banca Centro Emilia: due rapinatori ricevono condanne definitive.
La Corte di Cassazione ha convalidato le condanne a carico di Pietro Gandolfo, 57 anni, e Benito Lo Re, 44 anni, due dei quattro membri della banda arrestata dai carabinieri per rapina aggravata e sequestro di persona in seguito al clamoroso attacco alla filiale della Banca Centro Emilia situata in via Porta Romana.
Per i due condannati, sono diventate definitive le pene stabilite dal gup del tribunale di Ferrara: 6 anni di reclusione per Gandolfo e 6 anni e 8 mesi per Lo Re.
In giudizio erano stati coinvolti anche gli altri due membri del gruppo, Marcello Patricola e Salvatore Battaglia, entrambi condannati in primo grado con rito abbreviato. Patricola, che durante le indagini aveva collaborato con le autorità, era stato condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione. Battaglia, invece, già destinatario di una condanna a 5 anni e 2 mesi per un’altra rapina, aveva ricevuto una sentenza in continuazione: il gup decise quindi di aumentare la pena di 2 anni e 2 mesi, portando il totale da scontare a 7 anni e 4 mesi di reclusione.
Il colpo da ‘film’ si era verificato nella mattinata del 12 settembre 2022. In quella giornata, il commando fece irruzione nella filiale della Banca Centro Emilia di via Porta Romana, immobilizzando sei persone, legandole mani e piedi. Una delle vittime fu anche rinchiusa in uno sgabuzzino. Dopo aver messo fuori gioco il personale e i clienti presenti, i malviventi riuscirono a sottrarre circa 250mila euro in gioielli custoditi nelle cassette di sicurezza e 60mila euro in contante, fuggendo e facendo perdere le proprie tracce prima dell’arrivo dei carabinieri.
Le indagini accertarono che il colpo era stato meticolosamente pianificato da veri e propri ‘professionisti’ del settore. Erano circa le 7.45 quando la direttrice della filiale, sollevando la saracinesca ed entrando per prima nella banca, sentì suonare l’allarme. Pensò a un falso allerta, ma non era così. Nel momento esatto in cui entrò nell’edificio, infatti, i rapinatori abbatterono le inferriate poste a protezione della finestra del bagno situata in un cortile interno sul retro della banca, tagliate la sera precedente con l’ausilio dell’oscurità.
La donna fu immediatamente aggredita da tre uomini travisati e armati, che la immobilizzarono. Stessa sorte toccò nei minuti successivi a due dipendenti e tre clienti (tra cui una donna incinta, ndr) che, completamente ignari di quanto stesse accadendo in quei momenti, entrarono in banca, dove furono inizialmente privati del telefonino, poi legati a mani e piedi con fascette da elettricista e rinchiusi, insieme alla direttrice, all’interno di una stanza, per tutta la durata della rapina. Una volta terminate le ‘operazioni’, i quattro fuggirono senza essere catturati.
L’allerta scattò intorno alle 10, quando un altro cliente, accedendo alla banca e trovandola aperta ma completamente vuota, contattò i carabinieri che, intervenuti con le loro pattuglie, provvidero a liberare gli ostaggi, tutti incolumi, ma estremamente provati dal punto di vista psicologico.
Le indagini, avviate immediatamente dai militari, evidenziarono sin da subito come il colpo fosse stato organizzato da professionisti del settore. Le attività investigative furono condotte ininterrottamente senza trascurare alcun dettaglio, analizzando migliaia di ore di riprese video e passando al setaccio ogni indizio.
È in quel contesto che i militari, esaminando le riprese delle telecamere interne alla banca relative a qualche giorno prima della rapina, notarono la presenza di un apparente cliente con un comportamento tuttavia anomalo poiché si aggirava nei locali della filiale con un cellulare impugnato in modo molto singolare: in verticale di fronte al proprio petto e appoggiato a un giornale, posizione utile per poter registrare gli ambienti interni. L’uomo fu inquadrato, da un’altra telecamera, all’esterno della banca, il giorno della rapina, nel ruolo di palo.
Partendo da questo elemento, i carabinieri avviarono quindi una prolungata e continua attività investigativa, utilizzando metodi investigativi tradizionali (servizi di osservazione, controllo e pedinamento degli indagati, nonché raccolta di migliaia di ore di intercettazioni tra presenti e telefoniche) e l’impiego di tecnologie moderne, che permisero di raccogliere indizi di reato univoci e concordanti nei confronti dei quattro soggetti (tre dei quali con precedenti specifici) ritenuti responsabili di rapina aggravata e sequestro di persona.
I quattro – tutti ‘trasfertisti’ palermitani – erano stati identificati e arrestati, dopo le lunghe indagini coordinate dalla Procura di Ferrara. Inizialmente furono arrestati tre dei quattro membri della banda, che si trovavano già in carcere quando – a settembre 2023 – i carabinieri di Ferrara, insieme ai colleghi di Bologna, Palermo e Trapani, riuscirono a risalire a loro come responsabili dell’avvenuta rapina. Solo uno di loro era rimasto a piede libero. A fermarlo – qualche mese più tardi – furono gli uomini della Squadra Mobile di Milano, che lo avevano sorpreso in flagranza mentre tentava di compiere una rapina alla Banca del Credito Cooperativo di Melzo, nell’hinterland est di Milano, insieme ad altre cinque persone.
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