Patente sospesa a seguito di guida in stato di ebbrezza. “Recuperarla è un’impresa”
Un’odissea interminabile per riacquistare la propria patente di guida. È quanto denunciato dall’avvocato Aurora Bondi, legale che assiste tre individui a cui è stata revocata la patente dopo essere stati “pizzicati” in stato di ebbrezza mentre si trovavano al volante delle loro vetture.
“Tutti e tre – spiega l’avvocato – sono stati sottoposti alla visita della Commissione medica dell’Ufficio Patenti e, fin dalla prima visita, hanno segnalato come, nonostante esami ematochimici che non mostravano l’assunzione di alcol, la Commissione avesse richiesto di effettuare anche un colloquio con una psicologa alcologa, con costi elevati. Nonostante questa richiesta, tutti hanno comunque accettato di sottoporsi all’ulteriore accertamento e la Commissione ha provveduto a rinnovare a tutti e tre la patente per tre mesi.”
Bondi continua a raccontare la situazione: “Successivamente, durante la rivalutazione, e ancora a fronte di esami ematochimici negativi, sono stati richiesti ulteriori accertamenti, del tutto inappropriati.” Sono seguiti quindi “rinnovi di soli sei mesi, sempre con richieste di ulteriori accertamenti.”
L’avvocato porta l’esempio di un cliente la cui patente scadeva proprio il giorno della visita presso la Commissione, alla quale veniva richiesta l’esecuzione di un elettrocardiogramma e una visita cardiologica, “il tutto senza emettere alcun verbale né alcun documento che giustificasse tale decisione.”
“Ritenendo illegittima questa condotta, poiché il mio assistito si trovava di fatto privo della patente senza che fosse stata dichiarata la sua inidoneità e in presenza di esami ematochimici negativi, mi sono rivolta all’Ufficio Patenti chiedendo l’emissione di un permesso provvisorio di guida oppure, in alternativa, di un provvedimento adeguatamente motivato, come previsto dalla legge. Tuttavia, a fronte di questa richiesta – prosegue – mi è stato risposto che non sarebbe stato emesso alcun provvedimento fino alla valutazione degli esiti degli accertamenti prescritti.”
A questo proposito, Bondi sottolinea: “Il mio assistito, però, contattando il Cup per fissare gli opportuni appuntamenti per la visita cardiologica, non è riuscito a trovare alcuna disponibilità, poiché gli è stato comunicato che le liste erano chiuse. Pertanto, alla luce della chiara violazione di un diritto, mi sono rivolta nuovamente all’Ufficio Patenti, chiedendo di emettere un verbale motivato, cosa che però non è stata fatta.” L’avvocato ha informato anche la direzione generale dell’Ausl tramite pec, richiedendo un intervento, senza però ricevere alcun riscontro.
Successivamente, la critica all’Ufficio Patenti: “Ritengo che ci sia un modus operandi da parte di questo ufficio, che fa parte della pubblica amministrazione, del tutto illegittimo, lesivo dei diritti dei cittadini e che merita di essere denunciato.”
Bondi conclude: “È preoccupante, inoltre, che un ufficio pubblico con un potere discrezionale così ampio possa arbitrariamente privare i cittadini di un diritto fondamentale, come quello di circolare liberamente, naturalmente laddove sussistano i requisiti psicofisici. Nel caso specifico, questi requisiti erano presenti, ma la Commissione ha sempre cercato di metterli in discussione, continuando a richiedere ulteriori accertamenti senza fornire adeguate motivazioni per le proprie decisioni.”
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