Sanzione di due anni per Livia Ghetti a causa di abusi sulle ginnaste.
Livia Ghetti, storica allenatrice della Ginnastica Estense Otello Putinati, è stata sospesa per un periodo di due anni. La decisione è stata presa il 4 maggio dal tribunale della Federazione Ginnastica d’Italia, a seguito di un procedimento avviato nei suoi confronti; per la società è stata inflitta una multa di 4mila euro.
“Si commina a Livia Ghetti – si legge nel provvedimento – la sanzione della sospensione di sedici mesi, aumentata di otto mesi per la presenza di aggravanti ex art. 22, comma 2, lett. a), c) e d) del Regolamento Giustizia Fgi, per un totale di ventiquattro mesi; si irroga alla Asd Ginnastica Estense Otello Putinati la sanzione pecuniaria di € 4.000,00”.
La Procura federale aveva richiesto la radiazione dell’allenatrice, mentre anche la Procura di Ferrara aveva aperto un fascicolo, chiedendo però l’archiviazione, a cui si è opposta un’atleta.
I fatti contestati risalgono a un periodo compreso tra il 2023 e il 2025, durante il quale Ghetti avrebbe rivolto insulti, perpetrato abusi psicologici e utilizzato dinamiche manipolative e violenze nei confronti delle atlete della squadra, alcune delle quali erano minorenni.
Tra le accuse figurano insulti come “stupide”, “cretine”, “deficienti”, “siete delle merde”, “teste di cazzo”, “non valete niente” e offese legate all’aspetto fisico come “balene”, “ciccione”, “maiali”. Oltre a queste presunte manipolazioni, sono stati riconosciuti anche episodi di violenza fisica, tra cui schiaffi, capelli tirati e una ragazza afferrata per il collo in un momento di aggressività.
La sentenza ha accertato anche due episodi risalenti al 2023 e al 2024: il primo riguardante una minore e il secondo una maggiorenne. Ghetti avrebbe tagliato le unghie a una ragazza contro la sua volontà – nell’episodio del 2023 – bloccandole i polsi e utilizzando una forbice non idonea. Nel 2024, invece, avrebbe impedito a un’atleta di bere o andare in bagno finché non avesse eseguito un esercizio secondo le sue indicazioni.
Non è stata invece riconosciuta l’accusa di aver fatto togliere il busto a un’atleta e di averle successivamente “curato” praticandole massaggi. Non è stata accettata, sempre per insufficienza di prove, neppure l’accusa di aver fatto continuare l’allenamento a una ragazza che poco prima aveva manifestato un malessere con svenimento e crisi epilettiche.
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