Abebe Bikila: la vittoria a piedi nudi nella Roma del dopoguerra

Il 10 settembre 1960 Abebe Bikila attraversò a piedi nudi le strade di Roma e vinse la maratona dei Giochi olimpici stabilendo il nuovo record mondiale. Il corridore etiope divenne il primo atleta dell’Africa subsahariana a conquistare una medaglia d’oro olimpica. La sua vittoria assunse anche un valore storico particolare: appena ventiquattro anni prima l’Italia fascista aveva invaso l’Etiopia e Bikila concluse la propria corsa passando lungo un percorso segnato dalle testimonianze monumentali dell’epoca fascista. Quattro anni più tardi avrebbe vinto nuovamente la maratona olimpica, diventando il primo atleta capace di riuscirci per due edizioni consecutive.
Dall’Etiopia alle Olimpiadi di Roma
Abebe Bikila nacque il 7 agosto 1932 a Jato, in Etiopia. La sua infanzia trascorse in un Paese che pochi anni prima della sua nascita aveva respinto il tentativo italiano di conquista nella battaglia di Adua del 1896 e che nel 1935 sarebbe stato nuovamente attaccato dall’Italia fascista.
L’occupazione italiana dell’Etiopia durò dal 1936 al 1941. Quando le forze britanniche e quelle etiopi sconfissero gli occupanti e l’imperatore Hailé Selassié tornò ad Addis Abeba, Bikila aveva otto anni.
Da giovane si trasferì nella capitale ed entrò nella Guardia imperiale etiope. Fu lì che le sue capacità atletiche cominciarono ad attirare l’attenzione. Un ruolo decisivo nella sua preparazione ebbe l’allenatore finlandese di origine svedese Onni Niskanen, incaricato di lavorare con gli atleti della Guardia imperiale e destinato a seguire Bikila durante gli anni più importanti della sua carriera.
La partecipazione alla maratona olimpica di Roma non era inizialmente scontata. Bikila entrò nella squadra etiope dopo l’indisponibilità di un altro corridore e arrivò in Italia ancora poco conosciuto dal pubblico internazionale.
Il 10 settembre 1960 avrebbe cambiato per sempre quella condizione.
Una maratona corsa a piedi nudi
La storia delle scarpe di Bikila è diventata una delle immagini più conosciute delle Olimpiadi. L’etiope aveva ricevuto delle calzature prima della gara, ma non riuscì a trovare un paio che gli risultasse sufficientemente comodo. Decise quindi di correre scalzo, come aveva fatto durante buona parte dei suoi allenamenti.
Non si trattava di una trovata preparata per attirare l’attenzione. Bikila riteneva semplicemente di poter correre meglio senza utilizzare scarpe che avrebbero potuto provocargli problemi durante gli oltre 42 chilometri della prova.
La maratona romana aveva inoltre caratteristiche particolari. Per evitare il caldo della giornata, la partenza venne fissata nel tardo pomeriggio e buona parte della gara si svolse dopo il tramonto. Lungo gli ultimi chilometri il percorso fu illuminato anche da militari che reggevano delle torce.
La partenza avvenne ai piedi del Campidoglio, mentre l’arrivo era previsto sotto l’Arco di Costantino, accanto al Colosseo. Per la prima volta nella storia olimpica moderna, la maratona non terminava all’interno dello stadio.
Il duello con Rhadi Ben Abdesselam
Bikila rimase nel gruppo di testa per buona parte della gara. Con il passare dei chilometri, la lotta per la vittoria si ridusse soprattutto al confronto con il marocchino Rhadi Ben Abdesselam.
I due procedettero insieme verso il centro di Roma, distanziando progressivamente gli altri concorrenti. Bikila attese gli ultimi chilometri prima di aumentare il ritmo.
L’attacco decisivo arrivò quando mancava circa un chilometro e mezzo al traguardo. L’etiope riuscì a staccare il marocchino e continuò da solo verso l’Arco di Costantino.
Tagliò il traguardo in 2 ore, 15 minuti e 16,2 secondi, stabilendo il record mondiale della maratona. Ben Abdesselam arrivò circa 25 secondi dopo.
Bikila aveva 28 anni e diventava il primo atleta dell’Africa subsahariana a vincere una medaglia d’oro ai Giochi olimpici.
Una vittoria nella Roma del passato coloniale
La vittoria acquistò rapidamente un significato che andava oltre il risultato sportivo.
L’Etiopia aveva subito l’invasione ordinata da Benito Mussolini nel 1935. Le truppe italiane avevano conquistato Addis Abeba l’anno successivo e Vittorio Emanuele III era stato proclamato imperatore d’Etiopia. Durante la guerra l’esercito italiano aveva fatto uso anche di armi chimiche contro le forze etiopi.
Soltanto diciannove anni separavano la fine dell’occupazione italiana dalla maratona olimpica di Roma.
Nel percorso della gara Bikila passò anche lungo la Via Appia e nei pressi dell’obelisco di Axum, che il regime fascista aveva sottratto all’Etiopia nel 1937 e trasferito a Roma come bottino coloniale. L’obelisco sarebbe stato restituito all’Etiopia soltanto molti decenni dopo.
L’arrivo sotto l’Arco di Costantino contribuì ulteriormente alla forza dell’immagine. Il monumento era stato scelto dal fascismo come uno dei riferimenti della propria rappresentazione imperiale e si trovava lungo la Via dei Trionfi utilizzata dal regime per le proprie celebrazioni.
Il successo di un atleta etiope in quella parte di Roma, meno di un quarto di secolo dopo la conquista fascista del suo Paese, venne inevitabilmente letto anche attraverso quella storia.
Bikila, però, non aveva bisogno di trasformare la gara in un discorso politico. La vittoria era sufficiente.
Il ritorno alle Olimpiadi quattro anni dopo
Il successo di Roma avrebbe potuto rappresentare il punto più alto della sua carriera. Bikila riuscì invece a compiere un’impresa ancora più difficile.
Alle Olimpiadi di Tokyo del 1964 si presentò da campione in carica, ma poche settimane prima della gara era stato operato d’urgenza per un’appendicite. La sua partecipazione appariva quindi incerta.
Questa volta corse con le scarpe.
Il risultato fu ancora più netto di quello ottenuto a Roma. Bikila staccò gli avversari e arrivò solo nello stadio olimpico, vincendo in 2 ore, 12 minuti e 11,2 secondi, nuovo primato mondiale.
Divenne così il primo atleta nella storia delle Olimpiadi a vincere due maratone consecutive. Il risultato sarebbe stato eguagliato soltanto anni dopo dal tedesco orientale Waldemar Cierpinski, vincitore nel 1976 e nel 1980.
Bikila tentò una terza impresa alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968, ma problemi fisici lo costrinsero ad abbandonare la gara.
L’incidente e gli ultimi anni
La vita di Abebe Bikila cambiò nel 1969, quando rimase gravemente ferito in un incidente automobilistico in Etiopia. Le lesioni alla colonna vertebrale gli provocarono una paralisi che gli impedì di tornare a camminare.
Non abbandonò però completamente lo sport. Partecipò a competizioni per atleti con disabilità, dedicandosi anche al tiro con l’arco e ad altre discipline.
Morì ad Addis Abeba il 25 ottobre 1973, a soli 41 anni, per un’emorragia cerebrale legata alle conseguenze dell’incidente. In Etiopia gli furono tributati funerali di Stato ai quali parteciparono decine di migliaia di persone.
La corsa del 10 settembre 1960 rimane il momento che più di ogni altro identifica la sua storia. Abebe Bikila arrivò a Roma come un atleta quasi sconosciuto e ne uscì come una delle figure più riconoscibili dello sport africano. I piedi nudi, il record mondiale e il percorso attraverso una città ancora segnata dall’architettura del fascismo resero quella maratona qualcosa di più di una vittoria olimpica. Per l’Etiopia, che aveva conosciuto l’occupazione italiana soltanto una generazione prima, vedere un proprio atleta tagliare per primo il traguardo nella capitale dell’ex potenza coloniale diede inevitabilmente alla sua impresa anche una dimensione storica.
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