Le Madri Costituenti: 21 donne che idearono la nuova Italia

Le Madri Costituenti: 21 donne che idearono la nuova Italia 1

Queste donne sono passate alla storia come le “Madri Costituenti”, un termine che negli ultimi anni ha finalmente trovato spazio nella memoria collettiva e nei testi storici, restituendo visibilità a figure che sono rimaste per troppo tempo nell’ombra.

Quando si discute della nascita della italiana e della redazione della Costituzione entrata in vigore il 1° gennaio 1948, l’immaginario collettivo richiama quasi sempre i nomi illustri maschili della politica del dopoguerra: Alcide De Gasperi, Palmiro Togliatti, Pietro Nenni, Meuccio Ruini. Tuttavia, accanto a loro, si trovavano donne che hanno dato un contributo significativo alla creazione dell’architettura democratica del Paese.

Furono solo ventuno su 556 membri dell’Assemblea Costituente, meno del 4% del totale. Un numero ridotto, che però non deve ingannare. Queste ventuno donne rappresentarono una svolta storica: per la prima volta le italiane non erano semplicemente destinatari delle leggi, ma partecipavano attivamente alla loro formulazione.

Una conquista derivante dal voto del 1946

Per comprendere l’importanza delle Madri Costituenti è necessario tornare al 2 giugno 1946, una data cruciale nella storia del Paese. Quel giorno gli italiani furono chiamati a scegliere tra Monarchia e Repubblica e a eleggere i membri dell’Assemblea Costituente.

Per la prima volta nella storia votarono anche le donne. Un diritto ottenuto solo pochi mesi prima, con il decreto legislativo del 1945 che riconobbe il suffragio universale femminile.

Le immagini delle lunghe code davanti ai seggi raccontano un momento di straordinaria partecipazione popolare. Molte donne entrarono nelle cabine elettorali con emozione e consapevolezza, sapendo di esercitare un diritto negato per decenni.

Da quel voto emersero ventuno deputate appartenenti a diversi schieramenti politici: comuniste, democristiane, socialiste, azioniste e rappresentanti dell’Uomo Qualunque. Una pluralità di esperienze che rifletteva la complessità dell’Italia appena uscita dalla guerra.

Donne diverse, unite dall’esperienza della Resistenza

Molte delle future Costituenti avevano vissuto in prima persona l’ al fascismo e gli anni della Resistenza. Tra loro c’erano partigiane, sindacaliste, insegnanti, giornaliste, assistenti sociali e attiviste politiche. Alcune avevano conosciuto il carcere, il confino o la clandestinità.

L’esperienza della guerra aveva profondamente cambiato il ruolo delle donne nella società italiana. Durante il conflitto, le donne avevano sostituito gli uomini nel lavoro, sostenuto le famiglie, partecipato alla lotta di liberazione e organizzato reti di assistenza e collegamento per i partigiani.

Quando giunse il momento di costruire la nuova Italia, nessuna era più disposta a tornare semplicemente al ruolo subordinato assegnato dal passato. Le Madri Costituenti portarono nell’Assemblea una sensibilità nuova, focalizzata su temi come l’uguaglianza, la famiglia, l’istruzione, il lavoro e la protezione dell’infanzia.

Nilde Iotti, la più giovane tra le protagoniste

Tra le figure più celebri spicca Nilde Iotti, che all’epoca aveva appena ventisei anni. Insegnante e dirigente del Partito Comunista Italiano, partecipò attivamente ai lavori della Costituente e sarebbe poi diventata una delle donne più influenti della storia repubblicana.

Nel 1979 fu infatti eletta Presidente della Camera dei Deputati, prima donna a ricoprire una delle più alte cariche dello Stato.

Durante i lavori costituzionali si batté per il riconoscimento della piena dignità della donna all’interno della famiglia, contribuendo a superare una visione patriarcale che per secoli aveva dominato il diritto italiano.

Tina Anselmi e il legame tra Resistenza e Repubblica

Sebbene non fosse membro dell’Assemblea Costituente, il nome di Tina Anselmi è spesso associato alle Madri della Repubblica per il suo straordinario percorso civile.

Partigiana a soli diciassette anni, divenne nel 1976 la prima donna ministro della Repubblica italiana.

La sua storia dimostra come la Costituzione sia emersa dall’impegno di un’intera generazione di donne che, pur non sedendo tutte nell’Assemblea, contribuirono alla rinascita democratica del Paese.

Teresa Mattei, la “ragazza ribelle” della Costituente

Una delle personalità più affascinanti fu Teresa Mattei, la più giovane eletta dell’Assemblea. Antifascista fin da giovane, venne espulsa dal liceo per essersi opposta alle leggi razziali. Durante la guerra partecipò attivamente alla Resistenza con il nome di battaglia “Chicchi”.

In Assemblea sostenne con determinazione la necessità di garantire pari opportunità tra uomini e donne e di tutelare i diritti dei bambini.

A lei è legata anche una curiosità poco nota: fu tra le promotrici della mimosa come simbolo della Giornata Internazionale della Donna. La scelta avvenne perché era un fiore economico, facilmente reperibile e accessibile a tutte le donne, anche in un’Italia ancora segnata dalla povertà del dopoguerra.

Lina Merlin e la battaglia per la dignità femminile

Tra le Costituenti più attive si distingue Lina Merlin, insegnante e antifascista. È ricordata soprattutto per la legge che nel 1958 portò alla chiusura delle case di tolleranza, ma il suo contributo alla Costituzione fu altrettanto significativo.

Fu infatti tra le principali sostenitrici dell’inserimento del principio di uguaglianza senza distinzione di sesso. Una sua proposta contribuì a rendere più incisiva la formulazione dell’articolo 3, uno dei cardini della nostra Carta costituzionale.

L’idea che uomini e donne dovessero essere uguali davanti alla legge oggi appare scontata, ma nel 1946 rappresentava una vera rivoluzione culturale.

Gli articoli che portano la loro firma ideale

Non esiste un articolo della Costituzione redatto esclusivamente da una donna. La Carta fu il risultato di un lavoro collettivo. Tuttavia, diversi passaggi portano l’impronta evidente delle Madri Costituenti.

L’articolo 3 stabilisce l’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di sesso.

L’articolo 29 afferma l’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi all’interno della famiglia.

L’articolo 37 riconosce alle donne lavoratrici gli stessi diritti e, a parità di lavoro, la stessa retribuzione degli uomini.

L’articolo 51 stabilisce che tutti i cittadini possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza.

Questi principi, oggi considerati fondamentali, furono il risultato di un lungo confronto politico e culturale in cui il contributo delle Costituenti risultò determinante.

Le donne nella Commissione dei 75

Un aspetto spesso trascurato riguarda la celebre Commissione dei 75, incaricata di redigere il progetto della Costituzione. Tra i suoi membri vi furono cinque donne: Nilde Iotti, Teresa Noce, Maria Federici, Angela Gotelli e Lina Merlin.

In un’epoca in cui la presenza femminile nelle istituzioni era ancora rara, riuscire a entrare nell’organismo incaricato di scrivere il testo costituzionale rappresentò un risultato di grande rilevanza.

Le loro proposte influenzarono numerosi articoli riguardanti i diritti sociali, la famiglia e la tutela del lavoro.

Le altre protagoniste da ricordare

Le Madri Costituenti furono ventuno e ciascuna di esse lasciò un segno nella storia repubblicana.

Tra loro vi erano Maria Maddalena Rossi, Teresa Noce, Angela Gotelli, Maria Federici, Ottavia Penna Buscemi, Filomena Delli Castelli, Adele Bei, Rita Montagnana e molte altre.

Particolarmente significativa fu la figura di Ottavia Penna Buscemi, che nel 1947 ricevette addirittura voti per la carica di Presidente della Repubblica durante le prime votazioni parlamentari. Fu la prima donna nella storia italiana a essere considerata per la più alta magistratura dello Stato.

Un fatto straordinario per un Paese che appena un anno prima aveva concesso alle donne il diritto di voto.

Un’eredità ancora attuale

Le Madri Costituenti non lottarono solo per le donne. Si impegnarono per costruire una democrazia più inclusiva, fondata sulla dignità della persona e sulla partecipazione dei cittadini.

Molti dei principi che oggi regolano la vita civile italiana portano il segno delle loro battaglie: il diritto all’istruzione, la protezione del lavoro, l’uguaglianza giuridica, la tutela della maternità, la partecipazione politica.

La loro storia ricorda che la Costituzione non è soltanto un insieme di norme, ma il risultato concreto delle esperienze, delle sofferenze e delle speranze di chi l’ha scritta.

A ottant’anni dalla nascita della Repubblica, conoscere le Madri Costituenti significa recuperare una parte essenziale della memoria nazionale. Significa restituire voce a donne che seppero trasformare la conquista del voto in un progetto politico e civile destinato a cambiare il volto dell’Italia.

La Costituzione italiana è spesso definita la “casa comune” degli italiani. Se quella casa è fondata sui principi di uguaglianza, libertà e solidarietà, lo si deve anche alle ventuno donne che, sedute tra i banchi dell’Assemblea Costituente, ebbero il coraggio e la lungimiranza di immaginare un Paese più giusto di quello che avevano ereditato.

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