Fruitimprese, continua a salire l’export di frutta e verdura fresca
Il primo trimestre del 2026 mostra un andamento favorevole per le esportazioni italiane di ortofrutta fresca, con un incremento del +7,6% in valore rispetto allo stesso periodo del 2025, nonostante una diminuzione dei volumi pari al -0,9%, principalmente a causa del crollo dell’export di agrumi.
Le importazioni si mantengono pressoché stabili in termini di quantità (+0,5%) e aumentano in valore (+5,9% rispetto al 2025).
Il saldo commerciale registra un lieve incremento in valore, superando i 360 milioni di euro (+15,3% rispetto al primo trimestre dell’anno precedente), mentre mostra un segno negativo in termini di quantità (-4.144 tons), in controtendenza rispetto ai risultati dello stesso periodo del 2025.
Nonostante la crisi di Hormuz e le conseguenti difficoltà nei mercati asiatici, le esportazioni di frutta fresca aumentano del 2,9% in quantità e dell’11% in valore, sostenute da una buona campagna di esportazione dei kiwi.
Positivo anche il trend della frutta secca, le cui esportazioni crescono del 13,6% in volume e del 40,9% in valore, in un mercato caratterizzato da scarsità di prodotto, ma in cui l’Italia continua a confermare il suo ruolo di produttore e trasformatore di prodotti provenienti dall’estero.
I dati relativi ai tuberi, ortaggi e legumi rimangono in linea con il primo trimestre del 2025, evidenziando un -2% in quantità e un +3,3% in valore.
Purtroppo, le esportazioni di agrumi subiscono un forte calo (-12,5% in volume e -4% in valore), a causa di produzioni compromesse dal ciclone Harry durante la campagna di raccolta. Questo dato è confermato anche dalle importazioni degli stessi prodotti, che nel primo trimestre del 2026 sono aumentate del 34,9% in quantità e del 41,9% in valore, in un mercato nazionale che ha dovuto rivolgersi all’estero per mantenere i livelli di consumo.
Le importazioni di tuberi, legumi e ortaggi sono in diminuzione, con un calo del 6,5% in volume e del 13,4% in valore, mentre risalgono le importazioni di tutti gli altri settori: frutta fresca +3% e +4,2% rispettivamente in quantità e valore, frutta tropicale (+2,4% in volume e +5,2% in valore) e frutta secca che segna un +8,1% in quantità e +19,3% in valore rispetto allo stesso periodo del 2025.
Analizzando i prodotti maggiormente esportati, le mele mantengono le posizioni acquisite, con un incremento dell’1,23% in volume e del 4,76% in valore; ottimi risultati anche per i kiwi, con un export nel primo trimestre che supera le 100.000 tonnellate (114.095 per la precisione), registrando un +17,42%; segno positivo confermato anche in valore, che cresce di quasi un quarto, +24,37% rispetto al primo trimestre 2025.
In difficoltà, invece, le esportazioni di arance (-14,76% in volume e -10,71% in valore) e di mandarini e clementine (-22,76% in quantità e -10,77% in valore), mentre le esportazioni di limoni, pianta notoriamente più resistente alle intemperie, segnano un +3,1% in volume e +16,97% in valore.
Continua la discesa delle pere, le cui esportazioni calano di oltre 30 punti percentuali, un prodotto che risente fortemente degli effetti dei cambiamenti climatici e degli attacchi di fitopatie e insetti.
Tra i prodotti più importati, si registra in questo trimestre un incremento dell’import di ananas con tassi di crescita superiori al 10% e la conferma dell’avocado come prodotto di punta del settore, con il primo trimestre 2026 che ribadisce il trend di crescita (+14,21% in volume e +16,38% in valore).
Secondo il presidente di Fruitimprese, Marco Salvi, dall’analisi dei dati dei primi tre mesi del 2026 emerge un quadro di “un settore in continua espansione, ma con evidenti segnali di rallentamento dovuti, principalmente, alla crisi in Medio Oriente e alla chiusura dello Stretto di Hormuz, che hanno pesato notevolmente sulle ultime settimane della campagna di esportazione delle mele e dei kiwi.”
“Le esportazioni verso i paesi arabi – spiega – sono crollate, non solo per i nostri prodotti, ma anche per quelli egiziani, turchi e sudafricani, che in queste settimane stanno invadendo il mercato europeo, con la Germania in prima linea. Chi esporta oltremare sta preparando le strategie per la prossima campagna e sta valutando possibili alternative, come Brasile per le mele e Stati Uniti per i kiwi, approfittando della riduzione dei dazi dovuta, rispettivamente, all’Accordo Mercosur e alla temporanea politica favorevole di Trump. In questo contesto, è importante sottolineare il buon esito della missione del Ministro Lollobrigida in Sudafrica, a cui ha partecipato attivamente anche Fruitimprese, che ha ottenuto il via libera per l’esportazione di uva da tavola verso questo importante Paese.”
Tuttavia, tutti gli operatori sono consapevoli che non sarà una campagna semplice; anche se la guerra agli Ayatollah dovesse terminare a breve, gli effetti sugli scambi internazionali si faranno sentire per mesi e sarà necessario farsi trovare pronti. “A complicare il clima di incertezza – prosegue Salvi – contribuiscono anche le politiche europee. Dal prossimo 12 agosto, infatti, e salvo auspicabili rinvii richiesti a gran voce da tutte le componenti produttive e industriali, entreranno in vigore i primi obblighi legati al PPWR. Tutti gli imballaggi immessi sul mercato dell’Unione Europea dovranno essere certificati per l’assenza di PFAS e alcuni metalli pesanti; un problema molto rilevante per l’industria europea del settore, che non ha riferimenti su come effettuare le analisi, ma soprattutto per chi importa prodotti imballati, che dovrà ricevere la certificazione dai propri fornitori extra europei.”
“Ancora una volta – aggiunge – a Bruxelles si impongono regole ignorando gli stakeholders e poi si è costretti a fare marcia indietro, come nel caso della normativa sulla sostenibilità o quella contro la deforestazione. Il PPWR rischia di diventare il paradigma di queste politiche scellerate, con numerosi decreti da emanare e argomenti centrali per cui viene lasciata agli Stati Membri la libertà di legiferare, creando disparità di trattamento e incertezza per chi opera sui mercati internazionali.”
Per quanto riguarda il mercato interno, si segnala che i consumi dei primi tre mesi del 2026 sono in linea con quelli dell’anno precedente, interrompendo il trend di crescita del 2025; si tratta di un primo segnale di crisi, sicuramente legato all’aumento dei prezzi causato dal costo del carburante, che incide in modo significativo sui bilanci delle aziende.
“Come di consueto – conclude Marco Salvi – quando si verifica un aumento dei prezzi, i media hanno ingiustamente messo sotto accusa il settore ortofrutticolo, già alle prese con gravi fatti di cronaca legati allo sfruttamento dei lavoratori da parte della criminalità. In merito a questo ultimo argomento, come Fruitimprese chiediamo da tempo di isolare chi opera in modo scorretto e di applicare la legge, lasciando lavorare gli organi preposti. È invece certamente da evitare ogni fuga in avanti o pretese ingiustificate da parte di operatori a valle della filiera, che, invece di volersi sostituire allo Stato e inventare nuove certificazioni o adempimenti burocratici, dovrebbero abbandonare la logica del prezzo più basso e instaurare solidi rapporti di fiducia con i fornitori.”
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