Il 2 giugno, secondo Confcooperative: “La Costituzione ha valorizzato la cooperazione”

Il 2 giugno, secondo Confcooperative: “La Costituzione ha valorizzato la cooperazione” 1

In preparazione delle celebrazioni del 2 giugno, Confcooperative Romagna-Estense delinea un legame ideale e valoriale tra la fondazione della , gli 80 anni dall’introduzione del suffragio universale e il significato economico e sociale della cooperazione.

“Il 2 giugno 1946, i cittadini optarono per la Repubblica democratica ed elessero l’Assemblea Costituente – evidenzia Roberto Savini, presidente di Confcooperative Romagna-Estense -. Per la prima volta nella storia, uomini e donne insieme, grazie al suffragio universale, furono protagonisti di questi cambiamenti, un vero e proprio simbolo di democrazia e uguaglianza. In seguito, grazie alla sensibilità e alla ‘statura’ delle persone elette nell’Assemblea Costituente – prosegue Savini – la cooperazione ricevette un riconoscimento solenne nell’articolo 45 della Costituzione. La Costituente considerava la cooperazione come un mezzo capace di generare ricchezza equa, solidarietà, democrazia e sviluppo
sostenibile. Ed è precisamente ciò che la cooperazione continua a realizzare oggi, definito come economia sociale”.

Il comma 1 dell’articolo 45 della Costituzione afferma: “La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata” e colloca la cooperazione a livello costituzionale. “Il termine ‘riconosce’ ha un significato rilevante poiché implica che l’Assemblea Costituente ha preso consapevolezza di una realtà preesistente. E oggi – continua il presidente di Confcooperative Romagna-Estense – questo si ricollega direttamente al Piano d’azione europeo per l’economia sociale, che attesta a livello europeo la validità e la forza di questo modello. Con il Piano dell’economia sociale si sottolinea l’importanza della cooperazione per la costruzione di un’economia democratica, priva di finalità speculative e attenta alle persone”.

Inoltre, riguardo al suffragio universale e alla parità dei diritti: “Potremmo oggi immaginare una società senza una presenza equilibrata delle donne? Naturalmente no – aggiunge il presidente -. Tuttavia, per lungo tempo, sono stati definiti principi economici basati su un evidente deficit democratico, escludendo una metà della popolazione. I diritti che oggi consideriamo indiscutibili hanno tappe specifiche, come la riforma del diritto di famiglia del 1975, che ha consentito un’ulteriore e fondamentale emancipazione per le donne. Oggi abbiamo i principi chiariti nel testo costituzionale, ma ci sono ancora troppe aree in cui, nonostante l’enunciazione del principio, l’effettività non è completamente realizzata. Il nostro compito è garantire che, dove esistono spazi in cui è necessario rendere effettivo un principio, si debba lavorare concretamente. La certificazione Uni Pdr 125:2022 per la Parità di Genere, ad esempio, si propone di indagare proprio in quelle aree che, per vari motivi storici o strutturali,
non rendono ancora effettiva la parità”.

Nonostante la cooperazione di Confcooperative Romagna-Estense possa vantare oggi una significativa presenza femminile nei posti di lavoro – il 60% delle persone occupate nelle cooperative associate è donna – l’organizzazione riconosce che è necessario intervenire sui livelli decisionali. I dati evidenziano che l’accesso alla governance nelle cooperative mostra ancora ampi margini di crescita, pur registrando performance strutturalmente superiori rispetto alla media delle società di capitali tradizionali.

“Dobbiamo impegnarci seriamente – conclude Savini -. Oggi la questione centrale è garantire che la parità di genere si realizzi pienamente anche nelle nostre cooperative a livello di governance, cioè nei consigli di amministrazione e nei ruoli di vertice. È questo l’aspetto su cui siamo in prima linea come associazione”.

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