Erp: “Basta premiare la residenza storica”

Erp: “Basta premiare la residenza storica” 1

L’accesso all’edilizia residenziale pubblica non può essere trasformato in una competizione basata sugli anni di residenza. È la posizione espressa da Sunia, Sicet e Uniat , insieme a Cgil, Cisl e Uil Ferrara, dopo la decisione della Regione Emilia-Romagna di proporre all’Assemblea legislativa la modifica delle regole per l’assegnazione degli alloggi Erp.

Al centro della questione c’è la delibera della Giunta regionale numero 1303 del 27 luglio 2026, con la quale viene proposta la modifica dell’Atto unico sull’Erp, la DAL 154/2018, per eliminare la possibilità per i Comuni di attribuire punteggi premiali legati all’anzianità di residenza.

Una scelta che i sindacati degli inquilini definiscono “un passo doveroso”, anche alla luce della sentenza numero 1 del 2026 della Corte costituzionale, che ha censurato i criteri fondati sulla cosiddetta “stanzialità crescente”. Secondo la Consulta, infatti, la durata della permanenza sul territorio non presenta una ragionevole correlazione con la situazione di bisogno economico e sociale e può determinare una disparità di trattamento tra persone che si trovano nella medesima condizione di .

Per Sunia-Sicet-Uniet, dunque, la discussione dovrebbe spostarsi dal tema della residenza a quello delle effettive necessità abitative.

“L’accesso all’Edilizia Residenziale Pubblica (Erp) non può e non deve essere trasformato in un terreno di scontro ideologico né in una corsa a chi risiede da più tempo nello stesso comune”, sostengono i sindacati, sottolineando come l’utilizzo della residenza storica per assegnare punteggi aggiuntivi rischi di penalizzare proprio chi si trova in condizioni di maggiore difficoltà.

Il problema, secondo le organizzazioni, riguarda in particolare persone con disabilità, giovani nuclei familiari, anziani e famiglie con redditi bassi che, pur trovandosi in una situazione di bisogno, possono essere penalizzati semplicemente perché residenti da meno tempo nel Comune.

“L’Erp nasce per garantire un tetto a chi si trova in grave sofferenza abitativa”, ricordano Sunia-Sicet-Uniet. “Condizionare o avvantaggiare le domande in base agli anni trascorsi nel comune esclude o retrocede ingiustamente persone con disabilità, giovani nuclei, anziani o famiglie a basso reddito solo perché si sono trasferite da poco”.

Un altro aspetto evidenziato è quello della mobilità lavorativa. Chi è costretto a spostarsi per trovare un impiego, osservano i sindacati, rischia di essere penalizzato anche nell’accesso alla casa pubblica. Una condizione che, a loro giudizio, può incidere negativamente anche sull’inclusione e sul mercato del lavoro.

“Punire chi cambia comune per lavoro significa danneggiare il mercato del lavoro locale, penalizzare i lavoratori dei settori essenziali e disincentivare la mobilità”, affermano. E aggiungono: “Che senso ha sul nostro territorio costruire dei recinti su base comunale che penalizzerebbero, ad esempio chi si trasferisce da un comune all’altro”.

Nel documento viene invece considerato condivisibile il criterio relativo al tempo di permanenza nella graduatoria, ritenuto distinto dall’anzianità di residenza. Da qui la richiesta di concentrare il confronto sulle modalità concrete di risposta all’emergenza abitativa. “Abbiamo trovato una convergenza sulla durata del tempo di permanenza in graduatoria che storicamente è presente su tutti i regolamenti, perché insistere sul criterio di residenza e tenere in ostaggio le graduatorie senza assegnare gli alloggi di fronte alle necessità sempre più crescenti delle persone?”, chiedono le organizzazioni.

La priorità indicata è quindi il recupero del patrimonio esistente e il reperimento delle risorse necessarie per aumentare la disponibilità di alloggi. “Lavoriamo sul recupero degli alloggi e sulla richiesta delle risorse necessarie e usciamo da questa discussione”, è l’appello di Sunia-Sicet-Uniet Ferrara.

Per i sindacati, la scelta della Regione rappresenta quindi un passaggio importante per adeguare le politiche abitative ai principi costituzionali e alla giurisprudenza della Consulta. “Insistere su questi vincoli mette a rischio l’assegnazione delle abitazioni e produce regolamenti fragili e a rischio discriminazione”, sostengono.

La conclusione è netta: “Le politiche abitative devono basarsi sul principio di realtà, sul rispetto della Costituzione e sull’ delle reali necessità delle persone”.

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