Imperia, Zarbano critica i mutui da 2,5 milioni: «Debiti per 28 anni, valutate le alternative?»

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Il Consiglio comunale di Imperia ha dato il via libera a due prestiti, ciascuno della durata di 28 anni, per un ammontare complessivo di 2,5 milioni di euro. Questi fondi serviranno a coprire i costi per il rifacimento del Campo Lagorio e per l'asfaltatura delle strade urbane. Il consigliere Zarbano ha sollevato obiezioni su questa decisione, criticando la modalità di finanziamento scelta dall'amministrazione. A suo avviso, non sono state prese in considerazione opzioni alternative che avrebbero potuto risultare meno gravose per il bilancio pubblico.

«Sia chiaro: non contesto l’importanza degli interventi, che ritengo necessari. Contesto il metodo con cui si decide di finanziarli», dichiara Zarbano.

Secondo il consigliere, l'aspetto più critico è l'onere economico che la città si accollerà per un periodo che si estende per quasi trent'anni.

«La domanda che ho posto in Consiglio era semplice: prima di impegnare risorse per i prossimi 28 anni, abbiamo verificato se esistessero soluzioni meno onerose per i cittadini? Perché alternative ce ne sono, e meritavano quantomeno di essere esaminate».

Per quanto riguarda specificamente il Campo Lagorio, Zarbano fa riferimento al bando "Sport Missione Comune 2026" dell'Istituto per il Credito Sportivo e Culturale. Tale strumento consente agli enti locali di ottenere finanziamenti agevolati, caratterizzati dall'azzeramento degli interessi sui mutui. La scadenza per la presentazione delle domande è stata estesa fino al 5 dicembre 2026.

La situazione è diversa per il milione di euro destinato ai lavori di asfaltatura. Zarbano sostiene che sarebbe stato opportuno valutare l'impiego dei proventi derivanti dalle sanzioni del Codice della Strada. Nel 2025, le multe hanno fruttato al comune un totale di 3.106.497,42 euro. Come ricorda Zarbano, una quota importante di queste entrate è destinata per legge a interventi di manutenzione e sicurezza della viabilità.

«Prima di accendere un nuovo mutuo da un milione di euro, sarebbe stato doveroso dimostrare che questa opzione sia stata effettivamente valutata».

Il consigliere ritiene quindi fondamentale chiarire le ragioni per cui le alternative di finanziamento non siano state esaminate più a fondo e quantificare il risparmio potenziale che il Comune avrebbe potuto ottenere.

«Mi domando perché non sono state approfondite queste possibilità, verificando se i progetti potessero beneficiarne e quanto si sarebbe potuto risparmiare. Non sono questioni marginali: gli interessi sui mutui li pagano i cittadini, non gli amministratori».

Zarbano ha inoltre segnalato che durante il consiglio comunale ha ricevuto reazioni polemiche, notando come il dibattito si sia spostato dagli aspetti finanziari a quelli personali.

«Purtroppo, anziché entrare nel merito delle alternative che avevo proposto, ho dovuto registrare ancora una volta reazioni scomposte nei miei confronti. Ma le polemiche personali non rispondono alle domande e, soprattutto, non fanno risparmiare i cittadini».

Secondo il consigliere, il punto non è contestare l'utilità delle opere pubbliche, ma valutare la responsabilità nella loro finanziamento. Un prestito di 28 anni, infatti, copre più mandati amministrativi e grava anche sulle generazioni future.

«Governare non significa soltanto realizzare opere pubbliche. Significa anche scegliere come finanziarle, confrontare le alternative e utilizzare al meglio le risorse disponibili. Indebitarsi può essere necessario, ma non dovrebbe diventare una scelta automatica».

La conclusione è una domanda diretta all'amministrazione e ai cittadini: «La domanda non è se Imperia abbia bisogno di opere pubbliche. Ma la vera domanda è se, per realizzarle, sia davvero necessario lasciare un debito così lungo ai nostri figli. Gli imperiesi hanno diritto alle opere, certamente. Ma hanno anche il diritto di sapere se esistono alternative, se sono state esaminate e perché sono state scartate».

«Perché spendere è facile. Amministrare bene significa anche saper risparmiare».

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