Poli: “L’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, agire prima che arrivi la violenza”

di Arianna Poli*
L’educazione sessuo-affettiva nelle scuole non può più essere considerata un tema secondario, né un’attività affidata alla buona volontà dei singoli istituti. Deve diventare parte strutturale del percorso educativo di ragazze e ragazzi.
Per questo sosteniamo la raccolta firme per il referendum che ne chiede l’introduzione nelle scuole italiane.
L’educazione sessuo-affettiva significa fornire strumenti per conoscere il proprio corpo e la propria sessualità, ma anche parlare di consenso, desiderio, rispetto dei confini, emozioni, relazioni e stereotipi di genere. Significa aiutare ragazze e ragazzi a riconoscere comportamenti abusivi e dinamiche di controllo e a costruire relazioni libere e consapevoli.
Pensare che non affrontare questi argomenti significhi proteggere i più giovani è una follia. La sessualità, i modelli di relazione e gli stereotipi entrano molto presto nelle loro vite attraverso internet, social, pornografia e gruppo dei pari. La domanda, quindi, non è se incontreranno questi temi, ma con quali strumenti saranno in grado di comprenderli.
La scuola deve garantire a tutte e tutti, indipendentemente dalla famiglia in cui si nasce o dall’istituto che si frequenta, conoscenze adeguate e spazi sicuri e competenti di confronto.
È anche una questione di prevenzione. Di fronte a femminicidi e violenza di genere che continuano a susseguirsi con una frequenza sempre più intensa, non possiamo limitarci a intervenire quando la violenza è già avvenuta. Dobbiamo agire prima, anche sulla cultura del possesso e sugli stereotipi che attraversano le nostre relazioni.
Eppure c’è ancora chi trasforma tutto questo in uno scontro ideologico. Vannacci ne è una delle espressioni più rumorose: agitare lo spettro dell’“ideologia gender” significa alimentare paura intorno a qualcosa di molto semplice, dare alle nuove generazioni più conoscenza e più strumenti.
L’educazione sessuo-affettiva non dice a ragazze e ragazzi chi essere o chi amare. Insegna a conoscere, scegliere e rispettare sé stessi e gli altri.
Lasciarla fuori dalle scuole non significa essere neutrali. Significa lasciare ragazze e ragazzi ad affrontare tutto questo altrove e, troppo spesso, da soli.
*Co-portavoce di Coalizione Civica per Ferrara e consigliera comunale
I commenti sono chiusi.